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	<title>Ligucibario &#187; castagne secche</title>
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		<title>Riso all’Alpe di Gorreto (GE)</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 21:17:40 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Parola sanscrito-persiana, il riso giunge in Italia dall’Asia, portato alla diffusione dagli arabi (in quanto per i Romani era solo una pianta medicinale), poi dai monaci e dalle opere irrigue della Milano sforzesca. La varietà comune si usa per le minestre, la semifine per lunghe cotture, supplì…, la fine per ripieni e bombe, la superfine per i risotti (sebbene il vialone nano, IGP del veronese, sia un semifine).</p>
<p>Il riso non ricorre di frequente nella cucina ligure, perlopiù acquisendo ricette (asciutte) e usi dal confinante Piemonte, benché Genova fosse nell’Ottocento il polo dell’export e sia il Ratto sia il Rossi nelle loro &#8220;Cuciniere genovesi&#8221; ottocentesche lo nominino spesso &#8211; col riso si facevano persino gnocchi &#8211; . Nessun amore, insomma, per i risotti né per le paellas, casomai riso in cagnone, riso arrosto, torta di riso. Emblematico infatti il motto popolare “da o riso co-a natta” (dare il riso con la crema), nel senso di rimbrottare bruscamente qualcuno.</p>
<p>Questo, con castagne secche lessate nel latte, è piatto della Val Trebbia montana, una minestra da rigori invernali&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Castagne secche</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 17:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Castagne secche&#8230; Quelle essiccate nei tecci, a Calizzano (SV) e a Murialdo (SV), sono presidio Slow Food. In Val Bormida si mangiano in molti modi, anche con l’aggiunta di ricotta. I tecci sono piccole costruzioni di pietra, coperte da scandole * , una graia posizionata a 2-3 m dal suolo consente a calore e fumo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagne-secche/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Castagne secche&#8230; Quelle essiccate nei tecci, a Calizzano (SV) e a Murialdo (SV), sono presidio Slow Food. In Val Bormida si mangiano in molti modi, anche con l’aggiunta di ricotta.<br />
I tecci sono piccole costruzioni di pietra, coperte da scandole * , una graia posizionata a 2-3 m dal suolo consente a calore e fumo di salire verso le castagne, che vi venivano trasportate in sacchi dalle bestie da soma. La varietà è in genere la gabbiana, identica alla vicina garessina, e affumica due mesi sopra un fuoco tenue e  continuo.</p>
<p>Dopo di che se ne fanno confetture, biscotti… A Calizzano, eccellente anche il gelato alla castagna. Analoghi ai tecci, i canissi in Valle Arroscia e gli scau a Garessio (CN), a volte anche “ritrovi” dove sbocciavano gli amori; dopo l’essiccatura, le castagne da sbucciare venivano poste dentro una pistagna (sacca di tela), immersa in acqua e ceneri calde, sbattuta tre volte su un ceppo, le castagne venivano poi trasferite nel vallo (cesta tonda e piatta) dove si otteneva il distacco della pula, e alla fine si festeggiava il buon esito del lavoro con buridde di stoccafisso e qualche altra leccornia. Purtroppo, da alcuni anni, un patogeno dalla Cina (cinipide galligeno) stava compromettendo i raccolti, il paesaggio con le piante stava divenendo desolante, ma il pericolo è stato fronteggiato da un insetto antagonista.</p>
<p>* scàndure du tecciu (tegole del secchereccio) sono infatti semplici biscottini al forno di Calizzano (SV)</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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