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	<title>Ligucibario &#187; cambiamento clima</title>
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		<title>Biodiversità</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 11:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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<p>Seguace (da sempre) di “Report”, ho seguito anche la puntata di lunedì 15 novembre.</p>
<p>Uno dei servizi, magistralmente orchestrato da Bernardo Iovene, Greta Orsi e Alessandra Borella, conduceva nel Viterbese, tra Nepi e il magnifico lago di Vico, dove la quasi totalità delle risorse boschive è rappresentata da noccioleti (<a href="https://www.lagodivico.net/nocciole/">https://www.lagodivico.net/nocciole/</a> ), di fatto una monocoltura che ha sopraffatto la biodiversità. Quei noccioleti necessitano tuttavia di molta acqua (Nepi peraltro sarebbe toponimo dall’etrusco <em>Nepa</em>=acqua), e alcuni trattamenti fertilizzanti allarmano gli abitanti, in un’area oltretutto vulcanica… Alcune amministrazioni hanno emesso ordinanze anti-glifosato e anti-fitofarmaci, onde via via affermare forme d’agricoltura biologica e rischi minori per la salute nei terreni più vulnerati, ma i produttori protestano. Non dimentichiamo che la IARC ha inserito il <strong>glifosato</strong> * nella categoria dei &#8220;probabili cancerogeni&#8221;.</p>
<p>Un altro servizio conduceva a Pistoia, storicamente il maggior “distretto” vivaistico d’Europa, circa 1.400 imprese esportatrici di piante ornamentali (giardini, siepi, arredo d’interni…), ma anche qui i vivai pretendono terra rimpiazzando via via, quasi in toto, i coltivi da semina. I vivai sorgono a ridosso delle abitazioni e i residenti segnalano massicci usi di glifosato e d’altri composti chimici, nonché corsi d’acqua inquinati e una discutibile legge regionale che consente i fitofarmaci anche presso i pozzi ov’è intercettata l’acqua per utilizzi domestici.</p>
<p>&#8220;Report&#8221; si trasferiva poi nella zona di Torre Annunziata e Castellamare di Stabia, la “operazione datteri” ricostruiva infatti 3 anni d’intercettazioni e inchieste, al termine delle quali la Procura ha tratto in arresto 18 persone e denunciato pescherie, attività ristorative anche celebrate e distributori ittici <strong>in tutta Italia</strong> con l’accusa di disastro ambientale, ricettazione e associazione per delinquere, reati commessi in relazione a <strong>pesca illegale dei datteri di mare</strong> e successivo “spaccio”. Come noto, tale pesca – quanto mai nociva &#8211; impone di spaccare con picconi o esplosivi le rocce che costituiscono l’habitat dei datteri, e dal 1998 è dunque vietata, anche al fine di salvaguardare la specie dall’estinzione.</p>
<p>Al termine della puntata presumo sorgesse in molti telespettatori una domanda: cosa rimarrà di questa stagione? Di questo mondo? Converremo con l’Ecclesiaste, il cui “vanitas vanitatum” stigmatizza la precarietà d’ogni cosa e ammonisce tutti coloro i quali s’illudano che qualcosa, di quelle cose, viceversa duri e sopravviva? Oppure sapremo dare un significato diverso ai nostri percorsi, alle nostre quotidianità, alzando la voce e mobilitando le coscienze – specialmente i giovani &#8211; prima che sia troppo tardi?</p>
<p>Quante chiacchiere si sono udite in questi anni anche circa il cambiamento climatico, la <strong>biodiversità</strong>, il turismo green… Mi piacerebbe, con l’anno nuovo, pensare ad un evento “divulgativo” di segno nuovo, aggregando concretamente voci e saperi da vari settori professionali, persone che “militano” – beninteso da posizioni diverse – in difesa del territorio, del buonessere, dei prodotti autoctoni, della gastronomia autentica… Mi balzano già alla mente i nomi di Daniele Buschiazzo, Gloria Manaratti, Giorgio Lazzaretti, Gianni Bruzzone, Luisa Puppo… Chissà che questo sintetico post non riesca piano piano a gemmare, così da dar vita nel 2022 in Liguria ad un progetto di “squadra”, ad un’iniziativa compiutamente al servizio della <strong>mediterraneità</strong>, delle ruralità valoriali (non solo superstiti bensì come volani di sviluppo e occupazione), dell&#8217;abitare sostenibile, e della <strong>cultura delle nuove generazioni</strong>.</p>
<p><strong>Ligucibario®</strong> è &#8211; storicamente &#8211; un ecosistema aperto, che mescola temi, visuali e competenze, e opera in stretta sinergia con l&#8217;associazione culturale no profit &#8220;GenovaWorld&#8221;, nata nel 2020 ma già attiva su alcuni contesti quanto mai coerenti. Vi aspetto.</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>* il glifosato è un erbicida che negli anni ’70 del Novecento la multinazionale Monsanto diffuse col nome commerciale di Roundup. S’è imposto in quanto alcune coltivazioni geneticamente modificate gli resistono: perciò spargendolo si annienta ogni erbaccia o pianta escluse appunto quelle che s’intenda coltivare. Resa per ettaro e impegno lavorativo si &#8220;ottimizzano&#8221;. All&#8217;epoca si diffuse anche in àmbiti urbani (strade, massicciate…) che necessitassero d’esser sgombri da infestanti. È tuttora l&#8217;erbicida più utilizzato a livelli mondiali e, poiché il brevetto Monsanto è scaduto da vent’anni, viene oramai prodotto da moltissime società&#8230;</p>
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		<title>Comuni, web e social (2^ parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 11:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/087.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20562" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/087-300x225.jpg" alt="087" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Comuni, web e social (2^ parte)</p>
<p>Riprendendo il tema là dove l’avevamo in qualche modo lasciato nella 1^ parte (<a title="comuni, web e social" href="https://www.ligucibario.com/comuni-web-e-social-in-liguria-1/" target="_blank">link qui</a>) di questo “speciale” (abbiamo analizzato <strong>i 234 siti dei Comuni liguri</strong>), noi non apparteniamo a coloro i quali affermano che ormai sul web la forma è tout court il contenuto. Non si nega né si discute qui, ovviamente, il predominio della visualità, né il fatto che i “consumi” digitali siano oggi rapidissimi, usa-e-getta, e pertanto quasi sempre superficiali: questi fenomeni sono sotto gli occhi di chiunque, nell’era dei big data ogni clic determina una tracciabilità e via via una profilazione, e d’altronde il web sin dalle origini ha denotato caratteri specifici e perennemente in progress. Tuttavia, non è pensabile conformarsi ai trend riducendo l’intera infocomunicazione territoriale/turistica a video di pochi secondi, a riprese coi droni senz’alcun accompagnamento esplicativo, a campagne e claim meramente d’effetto (più adatte a prodotti commerciali)…</p>
<p>I siti dei Comuni, va detto a loro difesa, scontano “istituzionalmente” una criticità di fondo, ovvero quella di doversi rivolgere contemporaneamente a target diversi: i cittadini non sono i turisti. Ciò peraltro “aggrava” il fatto che su molti di tali siti scarseggino contenuti sulle tradizioni e i prodotti locali (i cittadini infatti potrebbero in prima persona farsene promoter presso turisti e gourmet…) e collegamenti ai social (specialmente ad <strong><em>alcuni</em></strong>, che ove non adeguatamente presidiati “penalizzano” la performance del sito sia in termini di interazione coi cittadini sia in termini di promotion turistica).</p>
<p>Molti di tali siti comunali propongono un’architettura rigida e – parzialmente – obsoleta, talora labirintica, poco user friendly, con sezioni in mediocre sinergia le une con le altre, e con testi turistici i quali sovente non riescono compiutamente rappresentativi della località. Intendiamo dire che un sito non è un dépliant, e pertanto le elencazioni descrittive di beni culturali ecc. risultano poco suggestive e poco evocative. Si rammenti la <em>regola del come più che del dove</em>: il turista, caso per caso (heritage, outdoor, food&amp;wine…), oggi non ricerca la “quantità” dei beni presenti in loco, bensì la coerenza di tali beni con ciò che egli desidera – fare &#8211; in vacanza: centri storici, escursioni, sport all’aria aperta, safari fotografici, esperienze culinarie… <strong>Il turismo esperienziale</strong> ha da anni sancito questo predominio delle attività sulle destinazioni pure e semplici, l’ospite invoca autenticità, genius loci, momenti relazionali, chiede di immergersi nelle nostre quotidianità, di esperire, di agire…</p>
<p>Deflagra, in tal senso, la necessità di siti che inizino a favorire il dialogo col potenziale turista, che lo chiamino all’azione, invogliandolo a saperne di più, a richiedere informazioni, a scaricare brochure, a compilare form… Se una località si rivolge tradizionalmente a clientela estera, entrano poi in gioco le <strong>traduzioni quantomeno in lingua inglese</strong>, le urgenze dell’interculturalità, l’attitudine a riscontrare just in time le richieste e i peculiari desiderata delle persone. Il cosiddetto <strong>one-to-one marketing</strong> esorta ormai (da decenni) a personalizzare non solo i servizi bensì anche la comunicazione rivolta ai potenziali ospiti, come un sarto che confezioni l’abito a misura di cliente, facendolo sentire speciale. Si è infatti via via transitati, come notò Chris Anderson, da un mercato di massa (indicativamente sino agli ’60-’70…) all’attuale massa di mercati, al cui interno individuare i segmenti/le nicchie di domanda maggiormente interessati all’offerta; e dunque anche le sezioni turistiche di un sito comunale dovrebbero fornire non tanto pochi contenuti (generici) a chiunque, bensì molti contenuti (specifici) a chi può esserne davvero attratto.</p>
<p>Last not least, e specialmente nella stagione che – incrociando le dita &#8211; ci vede lentamente fuoriuscire da una pandemia, su molti siti comunali latita <strong>il tema della sostenibilità ambientale</strong>. E ciò non è lacuna da poco, tenendo presente che la sensibilizzazione e il commitment dei cittadini (e dei villeggianti stagionali) costituisce il primo requisito di una valida politica di tutela dei luoghi. &#8220;Wildlife stays wildlife pays&#8221;, proverbiano gli americani, e personalmente ci è capitato di vedere, su sentieri altoatesini, ammonimenti quali “la natura ha impiegato millenni per regalarti tutto questo, tu puoi rovinarlo in un attimo”. Il tema – pienamente politico &#8211; della sostenibilità, la quale impatta sia sulla vita d’ogni giorno dei cittadini che su quella stagionale degli ospiti, propone urgenze non più posponibili, a maggior ragione là dove incendi, alluvioni, siccità, grandini (disastri di <strong>un cambiamento climatico ormai in atto ma per alcuni ancora invisibile</strong>) pongono a repentaglio non solo l’economia bensì l’avvenire stesso di alcuni territori. La &#8220;teoria del vetro rotto&#8221; sottolinea come in un luogo degradato e mal tenuto chiunque possa purtroppo sentirsi quasi “legittimato” a vandalizzare e sporcare, mentre un luogo ben organizzato e pulito induce comportamenti corretti. I siti dei Comuni non dovrebbero quindi limitarsi a precisare tariffe e scadenze di una tassa rifiuti o modalità di smaltimento di oggetti ingombranti, bensì concorrere ad una vera e propria formazione alla salvaguardia ambientale, che responsabilizzi anche i turisti, la cui <strong>impronta ecologica</strong> (si pensi a Rimini…) è talora assai pesante.</p>
<p>Ci riferiamo ai consumi idrici, al rispetto delle pedonalizzazioni e delle aree fragili(1), all’utilizzo dei mezzi pubblici, alla raccolta differenziata, al rispetto della flora e della fauna… A tutto ciò che, durante la permanenza, differenzia una vacanza green e consapevole da una inquinante e menefreghista.<br />
(1) ho lungamente plaudito all&#8217;iniziativa di Daniele Buschiazzo, sindaco di Sassello, il quale per la giornata di Ferragosto 2021 ha interdetto alcune aree verdi del territorio a tutti i mezzi a motore&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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