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	<title>Ligucibario &#187; berodi</title>
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		<title>Ciuciulo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2024 12:11:20 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il ciuciulo ad Airole (IM) è un sanguinaccio, un cicciolo, con erbe e cipolla. In Liguria i sanguinacci, come noto, sono sovente chiamati berodi, dal latino biroldus, ma appaiono &#8211; per ovvie ragioni &#8211; in via di progressiva estinzione. Un tempo, si pensi, erano anche il dono natalizio che il macellaio dedicava ai clienti più fedeli&#8230; Sia come sia, Ligucibario® abbina loro piacevolmente un Rossese, da servire a 18°C in tulipani a stelo medio&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Natale fra Liguria e Piemonte</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2020 11:04:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1642.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20038" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1642-300x225.jpg" alt="DSCN1642" width="300" height="225" /></a>Natale fra Liguria e Piemonte. “Ritratto di famiglie”, e di sapori rurali, <strong>fra Pontinvrea e Pareto</strong></p>
<p>L&#8217;11 dicembre ricorre la &#8220;Giornata internazionale della montagna, in difesa della biodiversità&#8221;. Riflettevo che la Liguria montana è di rado sotto i riflettori, pur caratterizzata da cime quali il Saccarello a ponente (2.200 m) e il Maggiorasca (1.800 m) a levante&#8230;, e vantando culture <strong>malgare e rurali, d&#8217;Alpe e Appennino</strong>, profondamente identitarie anche nei riti delle feste e delle cucine.<br />
E&#8217; il 24 dicembre, anni &#8217;50 in un piccolo paese dell&#8217;entroterra savonese dove mio padre Berto, classe &#8217;39, lavora (di quei tempi non ci si formalizzava sull&#8217;età dei &#8220;dipendenti&#8221;) insieme a tutta la propria famiglia (4 fratelli più i due genitori) nell&#8217;osteria che porta il nome della mamma: &#8220;Da Anselmina&#8221;. Tutti coloro che poterono apprezzare l&#8217;arte culinaria di mia nonna mi ripetono, quando finiamo in tema, quanto fosse talentuosa come <em>cuciniera</em> &#8211; definirla cuoca o ancor peggio <em>chef</em> visti gli standard attuali per definirsi tale mi induce ad un&#8217;affettuosa ilarità &#8211; , ed infatti i suoi manicaretti richiamavano, soprattutto nella bella stagione, numerosi clienti dalle limitrofe località (ad esempio <strong>Savona e Cairo Montenotte</strong>, ma vi erano alcuni <em>habituè</em> addirittura da Nizza Monferrato e Canelli).</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201217_100415.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20066" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG_20201217_100415-195x300.jpg" alt="cof_soft" width="195" height="300" /></a>Tuttavia, in questo particolare periodo invernale, a causa delle temperature rigide, delle abbondanti nevicate e comprensibilmente dell&#8217;assenza di autovetture circolanti, gli unici avventori (a piedi!) erano le famiglie delle vicine frazioni o dei numerosi minuscoli abitati <em>spersi </em>e sparsi qua e là nei boschi, avventori i quali, dopo la Messa di Natale celebrata allo scoccare di mezzanotte nella chiesetta parrocchiale &#8220;Santissimo Nome di Maria&#8221;, si riunivano numerosi in quell&#8217;osteria di famiglia, per una sorta di <em>veglia</em> fra parenti e vicini (passatempo consueto nei lunghi inverni), al fine di scambiarsi gli auguri delle Feste, bere un bicchiere di vino e, <em>perchè no?,</em> mangiare uno di questi <strong>immancabili</strong> piatti &#8211; segnalo che si era ormai fatta l&#8217;una di notte &#8211; , veri e propri <em>signature dish</em> sempre presenti in carta (segue elenco, astenersi vegani e salutisti):</p>
<p><em>- <strong>zaria o zrarìa</strong>: </em>in dialetto ligure deriva da gelo ed è una sostanziosa pietanza composta da un brodo nel quale vengono cotti, per almeno 5 ore, pezzi di carne di vitello e maiale, con l&#8217;imprescindibile aggiunta, meno nobile, di zampetta, testina, orecchie, lingua e sottogola (1); questa sorta di bollito misto veniva poi minuziosamente disossato ancora a caldo e messo in un capiente contenitore a &#8220;cassetta&#8221;, pressando per dargli una forma rettangolare e, una volta freddo e compattato, per tagliarlo a fette, posizionate poi in piatti fondi con l&#8217;aggiunta di alcuni mestoli del brodo di cui sopra e riposte infine ad &#8220;addensarsi&#8221; in alcune stanze fredde della casa (che non mancavano mai). Che dirvi…, piatto scarsamente <em>instagrammabile</em>, ho contato meno di 4 (temerari ma ammirevoli) post, ma ben noto a Ligucibario® (per esempio <a title="curti zeraria ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zeraria/%20" target="_blank">a questo link</a>) ed in quegli anni amatissimo e forse più diffuso rispetto al presente. <strong>Ad Alpicella</strong>, sopra Varazze, dove gli dedicano festeggiamenti, Umberto Curti mi precisa anche che lo chiamano zeaia, e verificherò se è diventato de.co.;</p>
<p>&#8211; <em>salame</em> di solo suino (rigorosamente macellato ed insaccato dalla casa);</p>
<p>&#8211; <em>salsiccia </em>(vedi sopra) &#8220;a pasta grossa&#8221;, caratterizzata da un&#8217; &#8220;appassitura&#8221; in prossimità del calore della stufa;</p>
<p>-<em> berodo: </em>in italiano è il sanguinaccio (dal latino &#8220;biroldus&#8221;), piatto natalizio della tradizione anche ligure, preparato col sangue raccolto dalla macellazione del maiale (tradizionalmente nella sola giornata di <strong>Santa Lucia il 13 dicembre</strong>, poi per praticità &#8211; all&#8217;occorrenza &#8211; durante tutto il periodo invernale). Altri possibili ingredienti di questo che potrebbe rientrare tra gli insaccati più <em>splatter </em>della storia gastronomica:  latte, cipolle, pinoli, uvetta, sale ed erbe aromatiche;</p>
<p>&#8211; <em>formaggette</em> di latte vaccino o di pecora oppure</p>
<p>&#8211; una scodella di <em>castagne</em> fumanti bollite con la loro buccia (in dialetto <em>baletti o vegette</em>), anche in Liguria, non a caso, il castagno è “<strong>l’albero del pane</strong>”.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1756.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20039" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN1756-300x225.jpg" alt="DSCN1756" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Sul versante piemontese della mia famiglia troviamo invece mia mamma, l&#8217;adorabile Silvana, classe &#8217;47, che viveva insieme ai genitori ed alla sorella in un piccolo paesino in provincia di Alessandria, a confine con la Liguria. Ci trasferiamo dunque <strong>a Pareto</strong> (luogo colombaniano e aleramico e fino al 1880 provincia di Genova) e la sera della vigilia, il 24, alla tradizionale Messa di mezzanotte seguiva un veloce brindisi tra famigliari, analcolico ma non per questo meno ambito &#8211; di quei tempi anche quelle della <em>spuma </em>erano bollicine della festa… <em>-</em> , compagno di una fetta di <strong>panettone</strong>, chiamato in dialetto <em>l&#8217;ambrosiano alto,</em> rigorosamente homemade e cotto nel forno a legna del cortile<em>. </em>Ma da queste parti è il pranzo del 25 ad esser particolarmente ricco e ghiotto:</p>
<p>&#8211; antipasti misti comprendenti salumi (salame cotto e crudo, pancetta e lardo), cotechino, anche qui i <em>berodi</em>, formaggette fresche e funghi sott&#8217;olio;</p>
<p>&#8211; le <strong><em>frizze</em></strong>, o grive, vere regine del Natale, ovvero polpette composte dal fegato del maiale tritato, la pasta della salsiccia, uova, formaggio grana, noce moscata e bacche di ginepro a donare l&#8217;inconfondibile sentore, sale, pepe, ed infine avvolte nella rete del maiale (omento o retìna) e cotte (leggi fritte) nell&#8217;olio: probabilmente, se mi consentite un minimo d’autobiografia, il mio piatto preferito in assoluto, di quelli che porterei sull’isola deserta se costretta ad una rigidissima scelta;</p>
<p>&#8211; ravioli/agnolotti ripieni di carne e cavolo verza, serviti nelle capienti tazze della colazione in cui veniva versato vino rosso (<strong>Barbera o Dolcetto</strong> non importa, purché corposo);</p>
<p>&#8211; cappone bollito, o gallina, accompagnati da appetitoso <em>bagnèt verd; </em>e il brodo di cottura veniva utilizzato alla sera con i cappelletti e&#8230; (cito testualmente) &#8220;per rimanere leggeri&#8221;(!);</p>
<p><em>-</em> talvolta arrosto di maiale</p>
<p>&#8211; e, per finire, un trionfo di dolci: il panettone tagliato la sera prima, <strong>le pere cotte nel vino</strong> (aromatizzate con chiodi di garofano e cannella), il monte bianco i cui ingredienti erano tutti a km0 (castagne bollite, nocciole tostate e panna), i datteri e i fichi secchi…</p>
<p>Insomma, era veramente una gran festa!</p>
<p>(1) sull’uso del “quinto quarto” nelle regioni d&#8217;Italia ed anche in Liguria vedi U. Curti, <em>Il quarto numero cinque. Trippe, busecca, lampredotto… Storia e ricette</em>, ed De Ferrari, Genova, 2014 (<a title="curti il quarto numero cinque" href="https://www.deferrarieditore.it/prodotto/il-quarto-numero-cinque-trippe-busecca-lampredotto-storie-e-ricette/" target="_blank">al link</a>)</p>
<p><strong>Emanuela Baccino</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19998" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>Genova, pranzo di Natale con Ligucibario</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 11:56:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Genova, pranzo di Natale con Ligucibario D’accordo, allora pronti via, dopo una vigilia “di magro” e la Messa di mezzanotte, dopo l’abete il presepe i regali, il 25 si dia finalmente inizio al banchetto (semel in anno licebat&#8230;). Ecco via via la galantina (di cappone), la testa in cassetta (io adoro quella di “Giacobbe”, a ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/genova-pranzo-natale/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/cappon-magro1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18764" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/cappon-magro1-200x300.jpg" alt="cappon-magro" width="200" height="300" /></a></p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Genova, pranzo di Natale con Ligucibario</p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">D’accordo, allora pronti via, dopo una vigilia “di magro” e la Messa di mezzanotte, dopo l’abete il presepe i regali, il 25 si dia finalmente inizio al banchetto (semel in anno licebat&#8230;).<br />
Ecco via via la <strong>galantina</strong> (di cappone), la <strong>testa in cassetta</strong> (io adoro quella di “Giacobbe”, a Sassello), il <strong>Sant’Olcese</strong> (che magari i giorni precedenti è valso una gita a bordo del trenino di Casella…), i sott’oli e i sott’aceti.<br />
Poi arrivino in tavola i <strong>maccheroni di Natale</strong> (quelli lunghi e lisci) in brodo di tre carni (a simboleggiar prosperità), e i <strong>ravioli alla genovese</strong>, di carne e frattaglie, ma con una parte profumata dalle borragini, ovviamente conditi col töccö, grazie a quel pezzo “reale” che lentamente fa “parpellare” (occhieggiare) il sugo sul fuoco.<br />
I secondi saranno il <strong>cappone</strong> con la mostarda (magari fatta in casa) e la salsa verde, oppure il <strong>tacchino</strong> alla storiona, oppure il “<strong>biscotto condito</strong>” (mi piace chiamar così il cappon magro), che non a caso ha fra i propri ingredienti la scorzonera, quella che si frigge… Ma i macellai regalavano ai clienti più fedeli anche i <strong>berodi</strong>, i sanguinacci, e come negar loro un po’ di spazio?<br />
E poi via col <strong>pandolce</strong> (lo sai che quello alto è il più antico), dove il cedro sia cedro e non zucca colorata, e la mitica <strong>Sacripantina</strong> brevettata a suo tempo da Preti, il cioccolato a pezzettoni, la pasticceria secca (anicini ed altro), il <strong>latte dolce fritto</strong>, le frutta fresche e secche e le frutta <strong>candite</strong>, uso che ci viene dal mondo arabo…, sino all’alzatina di stracchino molle (!) e al pirron da circuitare fra i commensali, chi lo sa forse leggendo qualche verso de “<strong>O tondo de Natale</strong>” del Bacigalupo (non il solo a &#8220;poetare&#8221; sulle Feste).<br />
Nei calici, naturalmente, verseremo caso per caso nostralini, <strong>vini “di Coronata”</strong> (chapeau a Gionata Cognata), rossi liguri ma anche piemontesi, ed infine, coi dolci, qualche vino particolare, “rinforzato” (dall’appassimento delle uve), e se il borsellino lo consente che sia DOC Cinque Terre <strong>Sciacchetrà</strong>, un vino che racconta paesaggi fra i più verticali e incantati del Mediterraneo!<br />
Che altro dirvi, amici lettori di Ligucibario®? Forse che il lato edonistico e consumistico ha via via prevalso sempre più eccessivamente e laicamente su quelli che in parte erano e dovrebbero essere, venuti meno Dioniso e Cerere, i significati &#8220;culturali&#8221; della festa e del cibo, ovvero il convivio (che affratella), il dono (offerto prima che ricevuto), la misura (che è sobrietà), la qualità (del cucinar bene buoni ingredienti), il rito (come momento condiviso)&#8230; Ma non è certo questo &#8211; Ligucibario® &#8211; un pulpito su cui salire a predicare. Sia come sia, buon Natale dunque a voi tutti, e buona digestione! E se vi piacciono anche i libri, Oscar Morosetti, <em>O denâ zeneize</em>, ed. DC&amp;E, 2013, può essere acquisto godibilissimo.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong>p.s. pressoché ogni alimento menzionato nell&#8217;articolo è consultabile approfonditamente qui, cliccando nella sezione &#8220;alfabeto del gusto&#8221; (e buona lettura)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Biroldi</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 17:53:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la voce beroudi. Si tratta di sanguinacci, ciciuli. Esistono peraltro varie ricette in ogni regione, e la parola origina dal latino biroldus. Potevano essere il regalo natalizio del macellaio ai propri clienti più fedeli. Ligucibario® abbina sempre vini rossi di buona struttura, ad es. il Rossese di Dolceacqua, servito a ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/biroldi/">leggi tutto</a></p>
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Esistono peraltro varie ricette in ogni regione, e la parola origina dal latino biroldus.<br />
Potevano essere il regalo natalizio del macellaio ai propri clienti più fedeli.<br />
Ligucibario® abbina sempre vini rossi di buona struttura, ad es. il Rossese di Dolceacqua, servito a 18°C in tulipani a stelo medio&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
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		<title>Pranzo di Natale a Genova</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 10:34:24 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pranzo di Natale a Genova&#8230; Anche in Liguria e a Genova la ricorrenza ha sempre rivestito un ruolo centrale nel calendario delle solennità, ma il lato più edonistico si riscontra ovviamente a tavola, dove sin dal passato… non ci si è fatti mancar nulla. Se il 24 dicembre era data di digiuno o tutt’al più di zuppe leggere, di magro, col cavolo nero (come la ribollita toscana), il 25 la festa si dispiegava sulla tavola in tutta la sua opulenza &#8211; e un poeta-commediografo quale Niccolò Bacigalupo ha dedicato nell’Ottocento alcuni versi fra i suoi più riusciti, “O tondo de Natale”, proprio alla successione delle portate natalizie e al gran momento del dolce &#8211; .</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/LskB3c15YQY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il rito, allietato dalla luce dei “lumin” di mandarino, prevedeva un inizio coi maccheroni/natalini in brodo di cappone quando non di tre carni differenti, arricchito da polpettine di carne o da bocconcini di salsiccia, che rappresentavano le “palanche”, la prosperità. I maccheroni risalgono al Duecento, e vengono chiamati anche “mostaccioli”. Si proseguiva talora coi ravioli, già piatto festoso fastoso e festivo, conditi col “tocco” (sugo) di carne – si dicevano “a culo nudo” quando insaporiti col solo formaggio &#8211; . I ravioli, come noto, diventano agnolotti in Piemonte, casoncelli nel bresciano…, cambiando nome a seconda del territorio, ma ogni regione italiana si può dire che ne prepari un tipo. Sino alla fine del ‘400, il vocabolo poteva indicare preparazioni dolci o salate, e la Crusca nel 1612 non indicava alcun rivestimento in pasta, che viceversa era appannaggio del tortello.</p>
<p>Il cappone, utilizzato per il brodo, si consumava lesso con la mostarda o con la salsa verde, realizzata in diverse varianti. Quando la povertà vietava il cappone, si faceva ricorso – udite udite… &#8211; al cosiddetto cappon magro, a base di galletta, di pesce povero, di verdure fra le più reperibili.</p>
<p>Dopo il cappone i sanguinacci, “berodi” (da biroldus) in dialetto.</p>
<p>Il secondo fastoso aveva poi le sembianze del tacchino (“bibin”) arrosto, che non a caso negli USA è il piatto del Thanksgiving Day, il giorno del ringraziamento. Col tacchino, giunto in Europa dal Messico azteco, si servivano i fritti nelle neige o nevole (sono cialde d’ostie che si acquistavano in farmacia). Tra i fritti la scorzonera di Chiavari (GE), anticamente raccomandata ai diabetici, che poi compariva anche come insalata.</p>
<p>Il momento del dolce, abbinato a vini “particulà” cioè passiti, di cui la Liguria (contrariamente a quanto si pensi) non è povera, approdava in tavola sotto forma di</p>
<p>pandolci e tronchetti,</p>
<p>latte dolce fritto,</p>
<p>frutta sia fresca sia secca sia candita – cioè càndida &#8211; ,</p>
<p>anicini &#8211; l’anice giunge in Liguria dal Mediterraneo orientale &#8211; ,</p>
<p>cioccolato – a Genova gli hanno addirittura intitolata una strada! &#8211;</p>
<p>e infine torroncini – la parola deriva da tostare &#8211; .</p>
<p>Il pandolce, tendenzialmente alto, chiamato “pan du bambin” a Sanremo (IM), è – nel mondo &#8211; il Genoa cake. Al centro un rametto d’ulivo, e dopo il taglio – eseguito sempre dal pater familias – due fette venivano custodite rispettivamente per il primo viandante che bussasse alla porta e per San Biagio, festeggiato il 3 febbraio come protettore della gola. Quanto alla frutta candita, si osservi che a Genova nel 1838 operavano ben 34 fabbriche confettiere (che candivano anche verdure, semi, fiori), e che la premiata ditta Romanengo origina fin dal 1780.</p>
<p>Alla fine del banchetto, i giochi di società. Ma l’indomani, malgrado lo sforzo gastrico, si ricominciava con le trippe e con ritmi forse improponibili alle digestioni odierne. Per ulteriori suggestioni, vedi anche N. e I. Ferrando, Il pranzo di Natale, Genova, 1868.<br />
Amico lettore, attento alle &#8220;imitazioni&#8221;. Se Ligucibario® è stato sempre &#8220;saccheggiato&#8221; da chi ama impadronirsi dei testi altrui senza ovviamente citare la fonte, questo articolo ha forse patito il record assoluto dei furti&#8230; Copyright e plagio sono evidentemente due parole poco note.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Sanguinacci</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 14:28:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sanguinacci sono in Liguria gli antichi berodi (dal latino biroldus). Ovvero &#8220;salamini&#8221; (natalizi), lessi e rosolati, spesso contornati da cipolle, <a title="Radici amare di Chiavari (GE)" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/radici-amare-di-chiavari-ge/">radici di Chiavari (GE)</a> lesse… Vanno ovviamente gustati caldissimi. Originariamente di sangue e animelle di suini – con aggiunte di latte, frutti secchi, pepe, sale, alloro… &#8211; , si confeziona(va)no &#8211; erano non di rado le donne a farlo &#8211; nel budello suino, e hanno, per chi tuttora trovi le &#8220;versioni recenti&#8221;, un peso di circa 2-4 etti e un colore brunito. Prodotto “di recupero”, che tuttavia a Natale veniva regalato dai macellai ai clienti migliori, Ligucibario® gli abbina, per sgrassare un poco la bocca, ad es. un DOC Golfo del Tigullio rosso, servito a 17°C in tulipani a stelo alto. In val d&#8217;Aosta la tradizione ha nome &#8220;boudin&#8221;.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Berodi (biroldi)</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 14:21:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Berodi (beroudi), tipici di tutta la Liguria, e di Apricale, Pigna e altre località dell’Imperiese, sono budella di vitello (o di pecora) ripiene di verdure ecc.. Si lessano, si affettano e si rosolano. L’area intemelia ha anche le espressioni sanghenassi e ciciuli, e direi che l&#8217;abbinamento enologico non può che riguardare i Rossese, quello rivierasco ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/beroudi-biroldi/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/beroudi-biroldi/">Berodi (biroldi)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Berodi (beroudi), tipici di tutta la Liguria, e di Apricale, Pigna e altre località dell’Imperiese, sono budella di vitello (o di pecora) ripiene di verdure ecc.. Si lessano, si affettano e si rosolano. L’area intemelia ha anche le espressioni sanghenassi e ciciuli, e direi che l&#8217;abbinamento enologico non può che riguardare i Rossese, quello rivierasco se gradisci un po&#8217; più facile beva, il Dolceacqua se ami maggior struttura. Li preparavano insieme ai peutin, i piedini della capra. Alla Spezia, confine con la Toscana, nel biroldo entrano anche <a title="Zibibbo" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zibibbo/">uvetta</a> e pinoli. Vedi anche la voce <a title="Sanguinacci" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sanguinacci/">sanguinacci</a>.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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