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	<title>Ligucibario &#187; ambiente</title>
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		<title>Ambiente e ambientalismo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 08:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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<p><strong>Dal 1972, istituita dall’ONU, si celebra il 5 giugno la Giornata mondiale dell’ambiente</strong>. Fu peraltro poco prima, durante gli anni ’50-’60 del Novecento, che l’ecologia finalmente si impose nell&#8217;insegnamento accademico e nella ricerca, e aprì prospettive nuove alla comprensione del rapporto tra umanità e natura. Dalle radici del protezionismo fiorì dunque – anche in un divergere di intuizioni e correnti &#8211; una sensibilità più ampia per le complesse interazioni tra società e ambiente. Il tema – per così dire &#8211; dalle élites si trasferì alle masse, ne divenne appannaggio, e l’ambiente naturale divenne “diritto” di tutti. Ambientalisti sono oggi anche i vari movimenti sociali (reti, comitati…) tesi globalmente a salvaguardare l’ambiente e a contrastare in senso politico e operativo le attività umane che vi impattano negativamente.</p>
<p><em>Per me, docente nei corsi di qualifica regionale per Guida ambientale escursionistica, ed enogastronomo, questi temi sono divenuti urgenze quotidiane anche in senso lavorativo. </em></p>
<p>Tutto ciò ha peraltro origini ideologiche “antiche” (Jean Jacques Rousseau, Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson, George Perkins Marsh*, John Muir**…), ed è debitore a chiunque non abbia opportunisticamente visto nell’ambiente solo uno strumento per l’esistenza e per l’agire (anzitutto economico) dell’uomo. Diacronicamente, durante gli anni ’20 del Novecento nacque anzitutto l&#8217;ecologia sociale urbana, ad opera della cosiddetta Scuola di Chicago, istituita nel 1914: la ricerca ecologica e quella sociologica confluirono nell&#8217;analisi dell&#8217;interazione tra mondo naturale e società umane. Nel 1945 l&#8217;Unesco promosse l&#8217;UNione internazionale per la protezione della natura. E alcune opere pubblicate in tale periodo concorsero a creare/cementare la sensibilità moderna: tra di esse, i libri di Rachel Carson, in primis <em>Primavera silenziosa</em>, sui rischi associati all&#8217;industria chimica (il libro, contro l&#8217;uso indiscriminato dei pesticidi, destò notevoli polemiche e vasto interesse, e stimolò lo sviluppo della legislazione ambientale); il libro del “neo-malthusiano” Paul Ehrlich (<em>The Population Bomb</em>) sull&#8217;esplosione demografica; e i manuali di ecologia dei fratelli Eugene e Howard Odum (<em>Fundamentals of Ecology…</em>), che contribuirono a consolidarne l&#8217;insegnamento. Il 23 aprile 1970 fu dichiarato primo Giorno per la Terra, e il 1970 Anno europeo per la conservazione della natura. L’ambientalismo stesso si è da allora ramificato – anche nei Paesi in via di sviluppo e con andamento transnazionale &#8211; non solo grazie alla portata delle proprie convinzioni, ma anche per gli effetti di grandi eventi globali (sviluppo e globalizzazione<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sviluppo_economico">,</a> scienza e tecnologie, inquinamento delle città, consumismo, rapidissimi mutamenti culturali, catastrofi naturali e industriali, rifiuti tossici…). Raggiunto il benessere economico, dagli anni ’70-‘80 la generazione post-industriale sviluppò infatti valori meno materialistici, centrati invece sulla qualità della vita, l&#8217;uguaglianza e i diritti, la partecipazione (la “libertà” secondo il nostro cantautore Giorgio Gaber), e dunque anche la protezione dell&#8217;ambiente, teatro della vita. Ambiente da difendere contro le lobby del profitto che paiono non preoccuparsene. I movimenti ambientalisti si intrecciarono pertanto, caso per caso, con movimenti pacifisti, femministi, anti-nucleari, per i diritti civili, ed in difesa delle minoranze. Nel mondo ancora divisissimo dalla guerra fredda e dagli arsenali nucleari, trovarono anche spazio ambientalismi proiettati alla spiritualità, e motivati da valori etico-culturali-religiosi. Poi progressivamente presero campo anche posizioni ecoterroristiche, di occupazione, sabotaggio ed esproprio, involutesi dentro quelle fazioni no-global ed anarco-insurrezionaliste che poi, come noto, pianificarono e produssero violenze durante alcuni summit (Genova 2001…) dei “potenti della terra”… In definitiva l&#8217;ambientalismo, nato nel XIX secolo dal desiderio di proteggere le bellezze della natura, poi, nel corso del XX secolo sempre più associato alla scienza, alla politica e a istanze di cambiamento sociale, non ha prodotto un modo di pensare ed agire omogeneo. E della sua storia si sono specificamente occupati, negli Stati Uniti, Donald Worster e Alfred Crosby (di fatto il primo storico ad inserire l’ambiente nella spiegazione degli eventi…), e in Gran Bretagna – non a caso la prima nazione industriale, carbone, manifatture, classe operaia… &#8211; Thomas Keith, cui dobbiamo anzitutto <em>L’uomo e la natura. Dallo sfruttamento all’estetica dell’ambiente (1500-1800)</em>, edito in italiano da Einaudi. L’ambientalismo è piuttosto sfociato in un ricco e variegato insieme di idee, organizzazioni ed azioni, tra cui corrono legami più o meno intensi, o distanze più o meno incolmabili. Scriveva l’economista e sociologo James O’Connor nel 1988 che «Nonostante l’ambientalismo costituisca uno dei più importanti movimenti sociali sia negli Stati Uniti sia negli altri paesi, e nonostante la crisi ecologica abbia ormai raggiunto il mondo intero, i marxisti e i socialisti hanno fatto finora pochi e deboli tentativi per dare una spiegazione teorica coerente di questi fatti». Tra le organizzazioni ambientaliste più grandi (per associati e budget) oggi figurano sia organizzazioni transnazionali, come Greenpeace e la federazione internazionale di Friends of the Earth, sia alcune organizzazioni nazionali fortemente radicate. Nel 2019, alla domanda su che importanza la protezione dell&#8217;ambiente rivestisse per loro personalmente, il 94% dei cittadini europei la considerava importante. E più della metà (53%) la considerava molto importante. La questione se l&#8217;ambientalismo sia in espansione o contrazione è peraltro dibattuta. Esiste tra gli studiosi una diffusa percezione che in molti Paesi occidentali l&#8217;associazionismo ambientalista abbia raggiunto il picco all&#8217;inizio degli anni ’90 del Novecento, e sia poi diminuito e abbia stagnato. Analisi empiriche hanno sottolineato un cambiamento forse più sottile: da un lato, v&#8217;è stato sì un declino dell&#8217;attivismo politico ambientalista, sia in democrazie avanzate, sia in democrazie in via di sviluppo. Da un altro lato, sono cresciuti tra il pubblico comportamenti e attitudini “quotidianamente” sensibili all&#8217;ambiente. Va detto che, dall&#8217;anno 2000 circa, si è sparsa tra scienziati e storici la percezione che la storia recente abbia una profonda discontinuità con le ere precedenti. La scienza ambientale ha dimostrato che l&#8217;umanità ha acquisito un ruolo diretto nell&#8217;influenzare (disequilibrare) sistemi ambientali globali, in particolare agendo sui cicli biochimici del carbonio, azoto e zolfo. Alcuni scienziati parlano addirittura di una nuova era geologica, chiamata – come ormai noto &#8211; antropocene. Secondo alcuni storici, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale la storia ha vissuto una &#8220;grande accelerazione&#8221;, causata dall&#8217;esplosione demografica, il nucleare, la crescita di emissioni di carbonio e rapidi ed estesi impatti sulla biosfera. Alcuni di questi cambiamenti stanno dando segno di un rallentamento, altri continuano. La società ha appena iniziato ad “adattarsi” a questa nuova realtà&#8230;. Indipendentemente dalle azioni nel breve termine, l&#8217;impatto umano sui sistemi ambientali si manifesterà per decine di millenni. In tale contesto, oltremodo inquietante, nell&#8217;agosto 2018 la giovanissima svedese Greta Thunberg ha organizzato tutti i giorni del mese un&#8217;attività di protesta sedendosi fuori del Riksdag (il Parlamento di Stoccolma), con un cartello che recitava &#8220;Skolstrejk för klimatet&#8221; (“sciopero scolastico per il clima”). La sua protesta fu presto recepita da molti altri giovani di tutto il mondo, dando vita al movimento Fridays for Future. All&#8217;inizio degli anni 2020, sondaggi di opinioni su scala internazionale e globale hanno indicato che la preoccupazione per l&#8217;impatto del cambiamento climatico globale si è ormai molto ampliata. Esiste anche una diffusa propensione a cambiare il modo di vivere per combattere gli effetti del riscaldamento globale, assieme nondimeno (sulla scia di Barry Commoner ed altri bio-ecologi) ad un’incertezza sull&#8217;efficacia degli sforzi correnti, che paiono a volte vanificati dalle politiche e dalle condotte sconcertanti dei Paesi maggiori&#8230;</p>
<p>*https://www.economiaefinanzaverde.it/2021/07/23/george-perkins-marsh-primo-ambientalista-moderno/</p>
<p>**https://www.pangea.news/john-muir-ritratto-natura/</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
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