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	<title>Ligucibario &#187; vigna di leonardo</title>
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		<title>Un grande patrimonio, i vigneti urbani</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 10:00:28 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18691" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/pertiportici2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18691" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/pertiportici2-300x225.jpg" alt="una dimora dell'entroterra savonese" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">una dimora dell&#8217;entroterra savonese</p></div>
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<p>Un piovoso sabato mattina di novembre ho avuto modo di visitare a Gavi un palazzo del Settecento proprio nella via principale. Una bellissima e luminosa <strong>toppia</strong> ornata di foglie dorate, nel piccolo cortile, ha subito attirato il mio sguardo, e spostandolo in basso, per vedere la pianta che originava questa meraviglia, sono rimasta a bocca aperta. Un fusto di almeno 30 cm di diametro si innalzava e si arrampicava, formando il pergolato. Una vite di più di cento anni che, essendo in un cortile privato, non è stata infettata dalla fillossera. Il proprietario del palazzo mi ha spiegato che la varietà di questo vitigno è la “<strong>luglienga</strong>” conosciuta anche come “lugliatica” (o “Sant’Anna di Lipsia”) in quanto le bacche maturano a luglio. E’ un’uva da tavola già nel medioevo diffusa in tutta Europa, e anche a Gavi, in quanto molti palazzi e cascine la coltivavano anche per la bella ombra che regalava.<br />
Recentemente ho avuto la fortuna di partecipare e di intervenire, a Torino, alla prima conferenza della Urban Vineyards Association, una rete internazionale che nasce per tutelare e promuovere il patrimonio storico, scientifico ed ampelografico dei <strong>vigneti urbani, candidati a divenire Patrimonio UNESCO</strong>. Basti pensare alla celebre “Vigna di Leonardo” a Milano situata a pochi passi dal Cenacolo Vinciano e regalata da Ludovico il Moro a Leonardo stesso; alla “Vigna Villa della Regina”, alle porte di Torino dove viene prodotto un vino simbolo del Piemonte, la Freisa; al Clos Montmartre di Parigi, nato negli anni Trenta per contrastare una speculazione edilizia; e alla “Vigna del Gallo” all’interno dell’Orto botanico di Palermo, dove sono rappresentati e tutelati numerosi vitigni autoctoni siciliani.<br />
Anche a Genova abbiamo un vitigno urbano autoctono produttivo come la <strong>bianchetta DOC della Val Polcevera</strong>, che regala un vino bianco delicato, con bella acidità. Volendoci spingere ancora più in centro città ed addentrandoci nei carruggi tra storia e leggenda, troviamo la celebre <strong>Basilica di Santa Maria delle Vigne</strong>, di origini antichissime in quanto consacrata nel 916 d.C., situata in piena “casbah”, tra piazza Banchi e piazza Soziglia, proprio dove sorgeva un antico vigneto protetto da orti, boschi e da monte Albano, l’attuale quartiere di Castelletto.<br />
Oltre al nome della Basilica, che rievoca le vigne, troviamo persino le decorazioni all’interno che simboleggiano grappoli e foglie. Chissà se anche nei pressi di Santa Maria delle Vigne, in un piccolo cortile, è rimasta qualche traccia, qualche vite urbana superstite, magari proprio di bianchetta oppure di luglienga. Questa preziosa scoperta potrebbe arricchire ulteriormente il già grandissimo patrimonio storico della nostra<strong> Genova &#8220;Superba&#8221;</strong>.<br />
Sonia Speroni</p>
<p>Mi permetto una brevissima postilla al suggestivo &#8216;post&#8217; di Sonia Speroni. Di &#8220;luglienga&#8221; v&#8217;è qualche notizia anche in Liguria (uva effettivamente poco idonea alla vinificazione), ma non mi riesce di chiarire se tale fosse quell&#8217;uva che nell&#8217;area di Quiliano (SV) chiama(va)no &#8220;lugiassin&#8221; (è qui citata nella sezione &#8220;alfabeto del gusto&#8221;)&#8230; Quiliano, con Toirano, era area dall&#8217;incredibile ricchezza ampelografica, e ho dato conto di alcuni vitigni scomparsi o ormai di difficile &#8220;individuazione&#8221; nel mio <em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all&#8217;età romana</em>. Sono sin d&#8217;ora grato, come sempre, a tutti quei Lettori di Ligucibario (e ad enologi e sommelier) che vorranno contribuire al proficuo dibattito avviato da Sonia.<br />
Umberto Curti</p>
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