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	<title>Ligucibario &#187; sarasso</title>
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		<title>Cabannina, l’eroica mucca-capra</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 14:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La cabannina è la sola mucca autoctona della Liguria, animale a doppia vocazione (da carne e da latte), preziosa anche per il letame e come forza trainante. Stagione felice, l’attuale, per i formaggi liguri. Progetti comunitari, momenti mediatici, corsi di degustazione, e la prescinsêua nella mia “focaccia di San Giorgio” che sta meritando sempre più ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cabannina-eroica-mucca-capra/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21412" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/02/IMG_3175.jpg"><img class="size-medium wp-image-21412" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/02/IMG_3175-300x225.jpg" alt="tramonto invernale su montoggio, valle scrivia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">tramonto invernale su montoggio, valle scrivia</p></div>
<p><em>La cabannina è la sola mucca autoctona della Liguria, animale a doppia vocazione (da carne e da latte), preziosa anche per il letame e come forza trainante.</em></p>
<p>Stagione felice, l’attuale, per i <strong>formaggi liguri</strong>. Progetti comunitari, momenti mediatici, corsi di degustazione, e la prescinsêua nella mia “<strong>focaccia di San Giorgio</strong>” che sta meritando sempre più adozioni (goodnews in vista)…</p>
<p>Ma, data una premessa, sorge spontanea una domanda… Verticale come nelle pagine di <strong>Montale e Biamonti</strong>, fasce terrazzate da muretti a secco, viticoltura eroica e olivicoltori “angeli matti” (copyright <strong>Gino Veronelli</strong>), Appennino che si slancerebbe irrefrenato a mare. In Liguria, dunque, dove allevare e pascolare mandrie?? Ma <em>natura non facit saltus</em>, la natura ospita sempre ciò che le è compatibile, ed ecco così la &#8211; sola &#8211; mucca autoctona della Liguria, <a href="https://www.cabannina.it/" target="_blank"><strong>la cabannina</strong></a> (o montanina), animale a doppia vocazione, ovvero da carne e da latte – ma preziosa anche per il letame e come forza trainante &#8211; . Cent’anni fa nel solo Genovesato si contavano grosso modo 40mila esemplari di cabannina, fin quando negli anni ’60 una legge – invisa e nociva &#8211; ne impose il rimpiazzo, con mucche più “produttive”&#8230; Due decenni dopo, malgrado le prime sensibilizzazioni sui fenomeni in atto, si erano salvati nelle stalle appena un centinaio di esemplari, più che altro grazie alla irriducibilità di qualche mandriano nell’area di <strong>Cabanne di Rezzoaglio, in Val d’Aveto, la montagna a levante di Genova</strong>, dove sopra un pianoro resistevano in purezza. Sorta di incubatore naturale, “isolato”, terra tuttavia travagliata e poco “virgiliana”, che fu certamente povera fino all’evoluzione secentesca della soccida, che diede un po’ di respiro al contado.</p>
<h2>Cabannina: caratteristiche e doti naturali</h2>
<p>Gli avetani sagacemente sentenziano tuttora che “la Cabannina è salva se qualcuno se la mangia”. Quali, dunque, le sue caratteristiche e doti naturali?<br />
Di facile gestione, stazza ridotta (400 kg in media), ossa resistenti, le zampe forti le garantiscono di arrampicarsi e sostare in libertà lungo declivi altrimenti da capre… La riconosci per il manto grosso modo castano (e la riga mulina infine rossiccia sul dorso), il pelame corto e fine, l’alta coda lunga e con ciuffo, il capo ridotto e le simpatiche orecchione. La cabannina è ottima pascolatrice e ruminatrice. Deogratias, col nuovo Millennio s’è avviato un percorso di ripopolamento, con sguardi attenti e benevoli verso le caseificazioni d’un tempo, quelle che gli abitanti – in cuor loro &#8211; ricordavano e ove possibile perpetuavano. Così <strong>il gradevolissimo formaggio (stagionato o tenero)</strong> suscita ulteriori sguardi&#8230;</p>
<h2>Cabannina: latte e formaggi</h2>
<p>Il latte secreto dalla cabannina si aggira attorno a 20 litri/die (circa 26 q a lattazione), massimamente due mesi dopo i parti. Un latte che ha bella tonalità avorio lucente, e note organolettiche che ovviamente via via mutano secondo i nutrienti (erba, germogli, rigetti) che l’animale ingerisce, in primavera prevalgono quelle d’erba fresca e floreali. In bocca è formaggio dolce, appena denso e tenuemente minerale. Altre produzioni poi si affacciano al proscenio, fra cui le formaggette fresche, il gagliardo <em>U Cabanin</em> (Valle Scrivia…), la memorabile Prescinsêua (l’acidula <strong>quagliata</strong> tipicamente genovese), il <strong>Sarassö</strong> (ricotta salata e seccata 3 settimane in telo), gli yogurt, una recentissima crema dolce spalmabile&#8230; E mai dire mai alla creatività.</p>
<h2>Cabannina: la carne</h2>
<p>La carne, viceversa, poiché la cabannina si muove eccome, riesce soda, appena marezzata, e notevole al gusto (io la impiego ad es. per deliziose <strong>polpette e hamburger</strong>, più che per la battuta o la tartare crude). Beninteso è produzione residuale rispetto al latte.<br />
In <strong>Val Polcevera</strong> con la cabannina si producono anche un salame (meritoriamente senz’uso di nitriti) “vicino” per sapore alla bresaola, e la <strong>mostardella</strong>, celebre “recupero” di un prodotto apparentemente di scarto, ma al quale l&#8217;<em>alfabeto del gusto</em> di <strong>Ligucibario®</strong> ha ovviamente dedicato ripetute attenzioni (<a title="mostardella ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mostardella/" target="_blank">link qui</a>).<br />
Mandrie e caseificazioni sono quindi cresciute, con allevatori anche in Val Brevenna, Levante e Spezzino, e con un livello qualitativo ben monitorato, tanto da meritare premi zootecnici, ricettari, e menzioni su guide e magazine.<br />
La caparbietà degli allevatori, ovvero un’idonea interazione fra territorio, uomo e animale, ha quindi ormai scampato la cabannina dall’estinzione guidandola verso nuove stagioni, fra cui – come detto &#8211; gli apprezzati formaggi.<br />
Il loro “salvataggio” è principiato intorno al 2002, rispettando – malgrado i diktat moderni &#8211; i fieri usi locali, che qui Amico lettore non ti dettaglio, precisandoti tuttavia una stagionatura che durava circa 7 settimane.<br />
Come in tutti i cicli d’allevamento, una parte dei maschi e le femmine a fine carriera sono macellati.<br />
Ancora una volta, <strong>biodiversità=sostenibilità</strong>. Wildlife stays, wildlife pays. Tutte le peggiori, fra le recenti catastrofi, originano dal poco rispetto che nutriamo verso la natura, il passato, le cultivar del <strong>buonessere</strong>&#8230; Facciamo in modo che la fine dei tempi non sia troppo vicina&#8230; La montagna, in tal senso, coi suoi riti millenari, le transumanze, i tratturi, le cucine malgare, anche in Liguria ha ancora tanto da insegnarci.<br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>La Giornata della Montagna</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2022 15:12:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/DSCN9011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21304" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/DSCN9011-225x300.jpg" alt="DSCN9011" width="225" height="300" /></a>L’11 dicembre, coordinata dal FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), dal 2003 si celebra ogni anno la <strong>Giornata Internazionale della Montagna</strong>, a difesa degli ecosistemi e delle comunità che tuttora popolano le aree montane.<br />
Nell’immaginario collettivo, non da oggi <strong>la Liguria pare regione “prevalentemente” marina</strong>. In effetti, lo sviluppo economico ha via via indotto squilibri tali per cui circa il 90% delle attività insiste sul 10% del territorio (costiero). Il turismo non ha che rafforzato, con flussi sempre più di massa, tali dinamiche. E la montagna ligure ha così scontato una sorte apparentemente residuale, marginalizzata, che talora non giova alla tutela e soprattutto alla promozione di quelle culture, riti, manufatti e – last but not least – “ricettari” che virtuosamente punteggiano gli entroterra e gli àmbiti di maggior altitudine.<br />
Non sempre fu così. Chi abbia un minimo di familiarità con l’archeogastronomia, ovvero i “menu” dei nostri antenati, intuisce – tramite reperti e documenti – come alcune zone, “impervie” quanto sanno esserlo Alpe ed Appennino, <strong>rappresentarono in età protostorica luoghi di percorso e incontro più di quanto oggi s’immagini</strong>, veicolando commerci, usi, saperi (e così le vie della transumanza, del sale…). A confermare la centralità anche mitoantropologica di alcuni passaggi e siti, gli uomini dell’età del rame li affidarono all’attenta vigilanza delle “enigmatiche” &#8211; ma oggi celeberrime &#8211; statue stele.<br />
Una compiuta riscoperta storico-culturale della montagna ligure, rispettandone gli equilibri, è dunque obiettivo indifferibile. Ad esso i patrimoni artigianali ed enogastronomici potranno concorrere, provincia per provincia, in modo decisivo, consentendo un incoming evoluto, responsabile ed esperienziale. Ciò che è stato assemblato per la fruizione cicloescursionistica e outdoor, si pensi al Finalese, va ora completato con “vie artigiane” lungo le quali ammirare laboratori, atelier, botteghe antiche, etnomusei di cultura materiale, e con la proposta di piatti autentici, a filiera corta, che non scimmiottino le mode.<br />
<strong>Bajardo, Triora, Mendatica, Osiglia, Bardineto e Calizzano, Santo Stefano d’Aveto, Propata, Rondanina, Zignago, Maissana, Calice al Cornoviglio</strong>…, sono da ponente a levante i Comuni dove la Liguria più s’alza, a traguardare un mare che talora, tuttavia, pare lontano lontano.<br />
Le contraddizioni (fortemente italiane) legate al brusco passaggio dalla cultura agro-pastorale all’industriale, sino alla terziarizzazione di gran parte della società, hanno infatti prodotto “strappi” che inducono fenomeni di ritorno alle origini, di nostalgia verso una dimensione “altra”, avvertita emotivamente come meno omologata e più conforme al vivere. <strong>Da Orazio a Rousseau</strong> l’uomo figlio della natura e non suo antagonista. Il valore della persona e della famiglia, la quiete, la semplicità delle relazioni, il rispetto della natura e del lavoro, la stretta di mano…, contrapposti ai ritmi frenetici, la crisi dei valori, il superfluo, la tecnologia straniante, la fredda competizione, l’uomo-massa e l’inquinamento…<br />
La montagna ligure, in tal senso, pur tra mille criticità offre, a chi poco la conosce, le bellezze ambientali e antropiche, ma anche quel che la natura, le “madie” e la sagacia hanno reso tradizione. Lo spazio è tiranno ma mi piace suggerire ai gastronauti * i funghi, le castagne, le carni (di Cabannina e Limousine), i formaggi (vaccini e ovini), i mieli. Ed infine un forziere di ricette che s’erge a garante di memoria, dal ciausun di Bajardo &#8211; le cui erbe amava <strong>Libereso Guglielmi</strong> &#8211; al pane di Triora, dall’aglié di Mendatica (“capitale” della cucina bianca malgara) alla torta strozzagatti di Calizzano (paese dove i trekkers scoprono anche ben 13 diverse sorgenti), dal sarassö alle pinolate della Val d’Aveto, dalla torta di grano salata di Zignago alle fagiolane di Maissana-Torza, perfette con lo stoccafisso…<br />
*che per ogni voce potranno qui approfondire, come sempre, nella sezione &#8220;alfabeto del gusto&#8221;&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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