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	<title>Ligucibario &#187; san giovanni battista decollato</title>
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		<title>Turismo e food nell&#8217;entroterra ligure: il caso Montoggio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 11:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22182" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/IMG_3109.jpg"><img class="size-medium wp-image-22182" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/IMG_3109-300x200.jpg" alt="il favoloso pandolce di alberto barsotti" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">il favoloso pandolce alle castagne di alberto barsotti&#8230;</p></div>
<p><strong>Dal Piemonte all&#8217;entroterra ligure, una panoramica su ristorazione e turismo: il caso Montoggio, tra luci e ombre, ben rappresenta gli scenari attuali e futuri.</strong></p>
<p>Leggevo nei giorni scorsi (da dati FIPE) che nella vicinissima Alessandria il “saldo” della ristorazione è negativo, ovvero i locali che chiudono superano quelli che aprono, 31 contro 18. Segno peraltro di una crisi che perdura da tempo, con andamenti “serpeggianti”.</p>
<p>Schiacciati fra le tavole celebrate da guide e media e fra le catene fast food che “standardizzano” menu un tanto al chilo, molti ristoranti e trattorie tradizionalmente a gestione famigliare si arrendono ai costi delle materie prime, degli affitti, dei dipendenti: “…se prima nel nostro settore molti s’improvvisavano, oggi è <span style="text-decoration: underline;">necessaria</span> una preparazione manageriale” ha affermato Roberto Calugi, direttore nazionale FIPE. “Ad Alessandria e provincia oltre 6 ristoranti o bar su 10 cessano entro 5 anni da quando sono stati avviati”. A latere, evidentemente, crollano anche gli occupati a tempo indeterminato.</p>
<h2>Il caso Montoggio</h2>
<p>Spostando il focus sulla Liguria, chi mi conosce sa che un affetto particolare mi lega a <strong>Montoggio</strong>, paese della valle Scrivia nel primo <span style="text-decoration: underline;">entroterra genovese</span>. Là in passato lavorai ad un paio di progetti, ed ebbi il piacere di conoscere Stefano Torre, titolare dell’apprezzatissimo ristorante “Roma” e squisita persona. Quante volte sono salito sù da Creto, là dove Genova diventa pian piano ruralità e boschi&#8230;</p>
<p>Montoggio va legittimamente fiera di alcune sue risorse storico-culturali e ambientali (castello Fieschi, parrocchiale di San Giovanni Battista, santuario di Tre fontane, escursioni…), e andava fiera anche delle ottime tavole – alcune coerentemente “rustiche” &#8211; che garantivano sul territorio comunale un’offerta assai piacevole, per tutti i gusti e le tasche. Montoggio è infatti sinonimo di ortaggi, rose da sciroppo, formaggi, funghi, ricette terragne, ottima pasticceria, miele.</p>
<p><strong>Provo quindi grande dispiacere nel rilevare come, nel giro di pochissimi anni, presso molte di quelle tavole di ristoranti e agriturismi non sia più possibile sedersi. Chiusi, fermé, geschlossen.</strong> Dispiacere, non stupore: chi svolge la mia professione (da quasi 30 anni con Luisa Puppo mi occupo di marketing turistico e di gastronomia anzitutto nella mia regione) è chiamato a “prefigurare” con la massima oggettività possibile gli scenari futuri, siano essi positivi o negativi, e senza demagogie “nostalgiche”. I brutali cambiamenti e le deregulation degli anni recenti hanno trasferito in ere geologiche passate ciò che sino a ieri eravamo abituati a pensare e a fare.</p>
<h2>Le prospettive possibili (non solo a Montoggio&#8230;)</h2>
<p>Quel che avviene ad Alessandria e a Montoggio, dunque, ai miei occhi non è che l’esito di una serie di dinamiche, tipiche di aree poco turistiche, dinamiche su cui, volendolo – pur senza disporre della bacchetta magica di un prestigiatore – , si potrebbe in parte intervenire…In tal senso, esistono tuttavia (non solo in Liguria, beninteso, ma di certo anche in Liguria) un paio di condizioni a monte non eludibili:</p>
<p>1)la prima è che i piccoli Comuni si pongano veramente in rete con gli altri attorno, e si dotino di un piano di marketing turistico, senza il quale molte strategie e sforzi riescono vani, in primis – visti gli esigui budget &#8211; l’acquisto di pubblicità o di “ospitate” in tv quasi sempre improduttive.</p>
<p>2)La seconda è che le microimprese del turismo, del food, del commercio, dell’artigianato, trovino una volta per tutte il tempo di partecipare a percorsi formativi chiari e concreti. Molti – troppi – fra costoro non hanno dimestichezza con la lingua inglese, con web e social media, e anzitutto con quello storytelling che il turismo esperienziale ormai ci impone… Piaccia o no, molte scelte di viaggio iniziano tramite un PC o uno smartphone, e occorre pertanto saper comunicare “ovunque”, e molto bene.</p>
<p>In gioco vi sono i nostri Appennini ecc., con le comunità e le frazioni che per molteplici ragioni vanno spopolandosi, là dove i giovani non trovano più lavoro, né servizi, né opportunità lato sensu che li inducano a restare, o a ritornare. In gioco, occorre pur gridarlo, v’è un bene e una “biodiversità” che l’Italia non può perdere.</p>
<p><strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/chi-siamo" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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