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	<title>Ligucibario &#187; Pomona Italiana</title>
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		<title>Giorgio Gallesio. Avercene oggi…</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Per esigenze professionali mi sono imbattuto e mi imbatto molto frequentemente nella figura di Giorgio Gallesio. Botanico finalese dell’Ottocento, gli dobbiamo classificazioni e trattati &#8211; per l’epoca – ammirevoli, per non dire pionieristici. Di costui m’è capitato di parlare in varie occasioni, soprattutto al Salone agroalimentare di Finalborgo ove tenni una conferenza sugli agrumi (arancio ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/giorgio-gallesio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/gallesio-pomona-italia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30265" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/gallesio-pomona-italia-300x225.jpg" alt="gallesio pomona italia" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Per esigenze professionali mi sono imbattuto e mi imbatto molto frequentemente nella figura di Giorgio Gallesio. Botanico finalese dell’Ottocento, gli dobbiamo classificazioni e trattati &#8211; per l’epoca – ammirevoli, per non dire pionieristici. Di costui m’è capitato di parlare in varie occasioni, soprattutto al Salone agroalimentare di Finalborgo ove tenni una conferenza sugli agrumi (arancio Pernambuco e chinotti in particolare * ), e a “Citrus. Festival degli agrumi”, un evento savonese del febbraio 2019 nella bella cornice del Priamàr, di cui tuttavia ho poi perso purtroppo traccia…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/gallesio-giorgio/" target="_blank">Giorgio Gallesio</a>, che i Lettori di Ligucibario® trovano ovviamente anche nella sezione “alfabeto del gusto”, oggi riposa tra gli illustri nel chiostro della Basilica di Santa Croce a Firenze. Chi ne ripercorresse la biografia scoprirà che fu, per tutta la vita, un appassionato, e come non essergli grati anzitutto per la “Pomona italiana”? Quanta fatica dové costargli quel repertorio senza precedenti!&#8230; Anche grazie a quell’opera l’Italia si costituì pian piano come nazione, là dove le frammentazioni politiche dei secoli precedenti ne avevano compromesso financo la dimensione culturale. L’enciclopedia, possiamo quasi chiamarla così, edita dal 1817 al 1839 (anno della morte di Gallesio) e ricca di straordinarie illustrazioni, fu subito, non a caso, un monumento.</p>
<p>Quando la vita di città mi travolge coi suoi fumi e rumori abominevoli mi rifugio, ove possibile, dentro quelle pagine, che sfoglio per farmi trasportare nei colori delle piante e un po’ indietro nel tempo… E il web mi mette a disposizione le tele di Arcimboldo, di Figino, di Caravaggio, di Bimbi, di Chardin.</p>
<p>Nella Liguria di Ponente, dentro le cui faggete trascorro lunghi periodi, peraltro mi raccontano che prima del boom della floricoltura tutte le colline erano un agrumeto. Penso con amarezza al presente dell’umanità e talvolta anche della mia terra (in trent’anni la Liguria ha visto scomparire oltre la metà delle superfici coltivate), penso insomma all’antropocene: l’armillaria mellea che divora le albicocche, le specie invasive (una mise a rischio l’esistenza stessa dei castagni), il disorientamento delle api, il cambiamento climatico che impone vendemmie anticipate di 50 giorni, il dissesto idrogeologico, l’aggressività delle multinazionali delle sementi, gli scandali alimentari e le agromafie che ogni giorno attentano al nostro benessere…</p>
<p>Con quali strategie e strumenti e temerarietà tanta politica, sempre più povera di risorse e soprattutto di idealità e competenze, intenderebbe davvero fronteggiare questo presente?</p>
<p>*i lettori di Ligucibario® possono ovviamente approfondire queste due voci 1)arancio pernambuco e 2)chinotti di savona qui nella sezione “alfabeto del gusto”. Buona lettura!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tibouren</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 12:57:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tibouren&#8230;, l’ampelografa Maria Schneider ha dimostrato, in ricerche d&#8217;àmbito CNR Torino vòlte a chiarire un quadro assai frastagliato, come i vitigni rossese e tibouren siano di fatto geneticamente identici, modeste le rese e necessaria la vicinanza del mare&#8230; La forma della foglia ed i lobi profondamente incisi li posizionerebbero come mediorientali, se non propriamente greci, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tibouren&#8230;, l’ampelografa Maria Schneider ha dimostrato, in ricerche d&#8217;àmbito CNR Torino vòlte a chiarire un quadro assai frastagliato, come <strong>i vitigni rossese e tibouren siano di fatto geneticamente identici</strong>, modeste le rese e necessaria la vicinanza del mare&#8230; La forma della foglia ed i lobi profondamente incisi li posizionerebbero come mediorientali, se non propriamente greci, ancora una volta giunti nel continente europeo non a caso tramite il porto di Messalia (l&#8217;attuale Marsiglia). Oggi il tibouren (detto anche rosseis) origina rossi e rosati nella AOC Provenza, in uvaggio con uve meno aromatiche, e in Liguria il rossese origina (da sempre), in purezza, quasi esclusivamente vino rosso. Il vitigno si è affermato nel corso dell’Ottocento, sebbene già citato dal botanico finalese Giorgio Gallesio nella sua Pomona Italiana, che gli riserva breve spazio accanto ad un Rossese bianco, detto “Ruzzese”, apprezzato da tempo ma nel Levante ligure. Oggi sono nell’albo vitigni il “rossese di Dolceacqua” (o Dolceacqua) ed il “ruzzese”, ma nel Savonese anche la varietà “rossese di Campochiesa” (una frazione di Albenga), clone utilizzato per vini a denominazione Riviera Ligure di Ponente Rossese in sostituzione o in miscela col rossese&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Liguria, i frutti dimenticati</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2020 14:46:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Liguria, i frutti dimenticati Ecco ora Liguria e Umbria come casi-studio nell’utile collana Ispra dei “frutti dimenticati”: storia, ruralità e informazioni dalla preistoria locale sino alla Strategia europea per la diversità 2030. Una bella notizia, una lettura da collocare sotto l&#8217;imminente albero di Natale&#8230; Per la Liguria (un areale piccolo ma col patrimonio floristico spontaneo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/liguria-i-frutti-dimenticati/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN1922.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20013" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN1922-300x225.jpg" alt="DSCN1922" width="300" height="225" /></a>Liguria, i frutti dimenticati</p>
<p>Ecco ora Liguria e Umbria come casi-studio nell’utile collana Ispra dei “<strong>frutti dimenticati</strong>”: storia, ruralità e informazioni dalla preistoria locale sino alla Strategia europea per la diversità 2030. Una bella notizia, una lettura da collocare sotto l&#8217;imminente albero di Natale&#8230;<br />
Per la Liguria (un areale piccolo ma col patrimonio floristico spontaneo più ricco d’Italia, alle prese con la minor incidenza delle aree agricole sul totale e la loro più veloce diminuzione) balza in scena diacronicamente Giorgio <strong>Gallesio, botanico finalese</strong> (1772-1839) e “padre” della <em>Pomona italiana</em>, magnifica e utile collezione di disegni dei frutti italiani suddivisi per varietà e caratteristiche.<br />
Lo sguardo dei compilatori affronta poi <strong>i muretti a secco</strong>, paesaggio non solo sinonimico delle Cinque Terre, e meritatamente assurto a patrimonio UNESCO. S’incontrano quindi 33 “profili” di ciliegie, fichi, castagne, mele, olive, prugne e altre peculiarità endemiche della Liguria, che raramente – purtroppo &#8211; si trovano presso la GDO…<br />
Infine, a completamento, una contenuta ma pertinente bibliografia, che include anche archeologi, geografi (Tiziano Mannoni, Massimo Quaini…).<br />
L’obiettivo del saggio, evidentemente, è contribuire alla <strong>tutela della biodiversità</strong>, e delle filiere e dei soggetti che si “ostinano” con le antiche cultivar, talora a rischio scomparsa (si pensi all&#8217;eccellente <strong>moscatello</strong> di Taggia…), perpetuando tradizioni che concorrono al buonessere di tutti noi (la qualità ambientale/alimentare è <em>ipso facto</em> salute).<br />
Contrastare il degrado, recuperare àmbiti (di condivisione), transitare da agricolture convenzionali ad agricolture maggiormente sostenibili – dove il rapporto uomo/habitat è autentico &#8211; sono infatti imperativi oramai categorici per chiunque abbia a cuore la natura, e quel che essa nei secoli ci ha insegnato e garantito.<br />
E per me, che in Ligucibario® ho censito anche ben 42 diverse cultivar olearie* (dall&#8217;arnasca alla toso), e che da decenni combatto a fianco dei grani antichi, un invito già accolto.<br />
* alcune, purtroppo, di fatto &#8220;dismesse&#8221;, a causa di piante fragili, o dalle rese poco produttive&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Agostino Gallo, chi era costui?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 15:41:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Agostino Gallo, chi era costui? Ce ne parla Umberto Curti Agostino Gallo (Cadignano (BS), oggi frazione di Verolanuova, ante 14 maggio 1499 – Brescia, ante 6 settembre 1570) è stato uno dei più acuti e prolifici agronomi italiani, confermando una trasformazione della disciplina allora in atto sulla scia dello spagnolo Gabriel Alonso de Herrera (1475-1540 (1)) e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/agostino-gallo-chi-era-costui/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/04/16.2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/04/16.2-225x300.jpg" alt="16.2" width="225" height="300" /></a>Agostino Gallo, chi era costui? Ce ne parla Umberto Curti</p>
<p>Agostino Gallo (Cadignano (BS), oggi frazione di Verolanuova, ante 14 maggio 1499 – Brescia, ante 6 settembre 1570) è stato uno dei più acuti e prolifici agronomi italiani, confermando una trasformazione della disciplina allora in atto sulla scia dello spagnolo Gabriel Alonso de Herrera (1475-1540 (1)) e del letterato fiorentino Luigi Alamanni (2). Trasformazione che approda al Rinascimento via via cartesiano, e che dai principi agronomici trae spunti anche per l’educazione sociale. Gallo ci scruta da una bella tela ottocentesca di Gabriele Rottini. E’ tuttavia del 1564, o secondo altri del 1550, la più nota e fortunata delle sue opere, <em>Le dieci giornate della vera agricoltura e piaceri della villa.</em> Sarebbe stata un bestseller ma Gallo ne trasse peraltro modestissimi benefici economici, a causa di edizioni abusive tirate nei primi mesi a Venezia, al tempo la contraffazione si faceva dunque già beffe del copyright. Il trattato è in forma di dialogo e vi abbonda l’intento retoricamente suasorio, là dove il vivere e lavorare in villa viene descritto come assai più redditizio del commercio. Se il latifondista investe in senso imprenditoriale, e se si organizza in senso manageriale (dando egli per primo l’esempio ai lavoranti), la campagna diviene il luogo di un capitalismo razionale, attento alle stagioni, al costo della terra e della manodopera, alla domanda fluttuante di mercato, al peso e alla misura, alla rotazione ben programmata delle culture, all&#8217;aumento delle rese quando non stressa le piante, al risparmio sulle semine (che squilibrano il bilancio), alla zootecnia, alle produzioni casearie, all&#8217;introduzione di piante industriali, alle diverse concimazioni, alla consociazione fra ortaggi… Un luogo dove si studia, si compara e si sperimenta. E infine un luogo dove ci si rilassa, anche con rassicuranti conversazioni e feste open air, tipiche di gentiluomini cosmopoliti, che vivono se stessi già in senso glocal (in Veneto sono gli anni di Palladio…). La vita in villa rappresenta dunque l&#8217;esistenza rasserenata, ma densa di impegni e di significati. Gallo è – da una parte &#8211; degno epigono dei tanti ruralisti latini “esiodei”, in primis quel Lucio Columella (autore di un celebre <em>De re rustica</em>), che incontrereste ripetutamente nel mio <em>Tempo mediterraneo. Quel che resta di Apicio in cucina</em>, ed. La Vigna, Genova, 2010; dall’altra il teorico delle tecnologie, dei moderni impianti e canalizzazioni che via via permettono di irrigare una Padanìa non più vocata solo al grano, ma anche ai foraggi, indispensabili per allevare il bestiame e quindi per ottenere latte abbondante e produrre buoni formaggi. S’innesterebbe qui, storicamente, la tradizione “vaccina” del grana padano e del parmigiano reggiano, da Lodi a Parma via Piacenza (a Genova quel formaggio importato si chiamò a lungo “piasentin”). Ma la Lombardia, alpina, prealpina e pianeggiante, via via poté costruire nel tempo un “tagliere” di formaggi invidiabile e invidiato. Nel frattempo giungono in Europa le innumerevoli “acquisizioni” dal Nuovo Mondo (il granturco soprattutto), accanto al riso, a suo tempo introdotto dall’Islam in Spagna, agli agrumi, ospitati allora come oggi nelle attrezzate e belle serre sulle sponde del Garda, e al prezioso gelso, per i bachi della seta, risorsa sin lì diffusa principalmente nel solo Mezzogiorno. Tali acquisizioni – patate, pomodori, zucchine, fagioli, peperoni… &#8211; capovolgono i menu mediterranei e talvolta nelle campagne spodestano l’alimento preesistente, si pensi alla castagna. Il granturco, in particolare, si ambienta così bene in Veneto che la popolazione, nutrendosi quasi solo di polenta, ben presto cade vittima di diarree, dermatiti e demenze (ovvero della pellagra). Ma Gallo analizza anche i processi di vinificazione delle uve (l’Italia del tempo si mostra più arretrata della Francia), spronando un’evoluzione che renda i mosti italiani, sin lì cancaroni da osterie infime, più garbati e profumati, meno vinosi e acidi, meno fermentati e meno torbidi, meno sporchi e meno vuoti&#8230; Più francesi… Intento sagace e meritorio, un’opera di sensibilizzazione quasi pari alla odierna cultura delle DOP, che sprona verso il miglioramento continuo. A Gallo, ecologista ante litteram, devoto alla terra madre, non a caso via via si legherà un po’ tutta l&#8217;agronomia dell’epoca, sino a quell’Olivier de Serres (1539-1619), che tuttavia in vari trattati non si degna di menzionare Gallo una sola volta (3), e infine al grande finalese Giorgio Gallesio (1772-1839), cui dobbiamo la famosa <em>Pomona Italiana</em>. Eccolo, il Settecento, l’età dei Lumi, forse il giusto secolo per Gallo, ch’ebbe solo il torto di nascere duecento anni avanti. Quanto alla Liguria, oggi di continuo contagiata da cinipidi e peronospore efferate, a quando un nuovo Gallesio che la protegga da minacce ormai esiziali?</p>
<p>(1) Herrera, cappellano del cardinale Cisneros, per suo mandato compose una <em>Obra de agricultura compilada de diversos autores</em> (1513), influenzata da Plinio il Vecchio, Columella…</p>
<p>(2) l’Alamanni nelle assidue riunioni agli Orti Oricellari frequentò Niccolò Machiavelli, che proprio a lui e a Zanobi Buondelmonti dedicò la <em>Vita</em><em> di Castruccio Castracani</em>. Dopo alterne vicende operò anche a Genova come diplomatico, ma risiedendo infine in Francia dove in tarda età divenne maggiordomo di Caterina de’ Medici. Si ispirò alle <em>Georgiche</em> ne <em>La coltivazione</em> (1546), opera in 6 libri che forse oggi si ritiene la sua più sentita e poetica.</p>
<p>(3) Olivier de Serres introdusse in Francia la robbia (pianta per tingere tessuti, pelli e opere murarie), il luppolo e il gelso, e avviò una fattoria modello dove sperimentò le proprie teorie</p>
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		<title>Gallesio Giorgio</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 20:08:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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		<category><![CDATA[Pomona Italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gallesio Giorgio, botanico finalese dell’800, studiò a fondo gli habitat liguri, in particolare gli agrumi nel suo Traité du citrus. Oggi riposa tra gli illustri nel chiostro della basilica di Santa Croce a Firenze. Importante funzionario napoleonico, poi brevemente della Repubblica genovese, infine sabaudo, pur svolgendo differenti mansioni pubbliche non cessò mai di coltivare i propri ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/gallesio-giorgio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Gallesio Giorgio, botanico finalese dell’800, studiò a fondo gli habitat liguri, in particolare gli agrumi nel suo <em>Traité du citrus.<br />
</em>Oggi riposa tra gli illustri nel chiostro della basilica di Santa Croce a Firenze. Importante funzionario napoleonico, poi brevemente della Repubblica genovese, infine sabaudo, pur svolgendo differenti mansioni pubbliche non cessò mai di coltivare i propri più autentici interessi “privati”, la genetica botanica, l’agricoltura, la pomologia… Il suo maggior lascito (ma fu scrittore prolifico) è certamente la meticolosa Pomona Italiana, fatica editoriale senza precedenti per l&#8217;Italia d’allora, terra ancora tanto lacerata e nazione tutta da edificare. L’opera venne edita lungo un arco di tempo di 22 anni, dal 1817 alla morte di Gallesio, 1839, e meritò rapidamente consensi a livello internazionale… Bellissima dal punto di vista iconografico, propone testi sintetici ma contenutisticamente completi, e testimonia la stagione storica che via via “trasferì” la botanica tradizionale verso posizioni linneane (Linneo, di cui si veda qui la relativa voce, era morto nel 1778). Vedi anche <a href="https://www.pomonaitaliana.it" target="_blank">www.pomonaitaliana.it.<br />
</a><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="https://www.pomonaitaliana.it" target="_blank"> </a></p>
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		<title>Terracina</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 17:46:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Uva del Savonese (frazione Legino&#8230;) che dava un bianco di agile beva. Legino fu citata anche dal botanico finalese Giorgio Gallesio nella Pomona italiana (1817), come terra di vini che ispirarono addirittura il drammaturgo savonese Gabriello Chiabrera (1552-1638)!&#8230; Di Gallesio e di Chiabrera consulta qui sull&#8217;alfabeto del gusto le relative voci. Umberto Curti L’alfabeto del ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/terracina/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Uva del Savonese (frazione Legino&#8230;) che dava un bianco di agile beva.<br />
Legino fu citata anche dal botanico finalese Giorgio Gallesio nella <em>Pomona italiana</em> (1817), come terra di vini che ispirarono addirittura il drammaturgo savonese Gabriello Chiabrera (1552-1638)!&#8230; Di Gallesio e di Chiabrera consulta qui sull&#8217;alfabeto del gusto le relative voci.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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