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	<title>Ligucibario &#187; panificio priano voltri</title>
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		<title>Azzurrodue, azzurra cena ad Arenzano</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 15:47:26 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17355" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/azzurroduegiorno.jpg"><img class="size-medium wp-image-17355" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/azzurroduegiorno-300x168.jpg" alt="&quot;Azzurrodue&quot;, Arenzano" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Azzurrodue&#8221;, Arenzano</p></div>
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Fiancata di peschereccio questo ristorante che fronteggia le onde in un’appartata baia fra <strong>Arenzano e Vesima</strong>, immediato ponente di Genova. Questa fu Aurelia di trabucchi e di orti vista mare, cave di pietra, mulini, frantoi (quando la ruralità era centro di molti destini umani ed economici), e qualche bella dimora patrizia dove le villeggiature cercavano scampo alla calura.<br />
“<strong>Azzurrodue</strong>” descrive precisamente <strong>Mina Popia</strong>, la “patròn” che incontri fra i tavoli. Di questa giovane e dinamica signora io apprezzo in primis il lavorare anche quando non lavora, ho infatti conosciuto poche persone che si aggiornino con tanta passione quanto lei. Nei corsi di formazione lo ripeto mille, ma che dico centomila volte, sia ai giovani sia ai meno giovani, talvolta inascoltato: aggiornarsi è vita, la ristorazione comincia nella scelta della materia prima e prosegue nella capacità di conoscerne i comportamenti fisici chimici biologici in cottura, scontiamo tempi difficili, il trash food e le contraffazioni attentano quotidianamente alla nostra salute e all’avvenire del made in Italy artigianale&#8230;<br />
<strong>Raramente Ligucibario® racconta ristoranti</strong>. Una decina d’anni fa ne recensii alcune centinaia (scontrino fiscale e firma con nome e cognome erano le mie due regole inderogabili), ma la moda delle grafomanie collettive ha nel frattempo scavalcato gli argini, oggi tutti giocano off e online al critico enogastronomico, professione che però, per riuscire credibile e corretta, necessiterebbe di specifici curricula, tanto che poi persino in tv senti definire formaggio una ricotta e marmellata una confettura di albicocche. Quisquilie, penserai, ma è davvero così?</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/azzurrodue-di-notte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17356" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/azzurrodue-di-notte-300x168.jpg" alt="azzurrodue di notte" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Ho cenato da Mina, ovviamente con Luisa, giovedì 27 luglio dell’anno domini 2017. Si scendono alcuni gradini via via più verticaleggianti fra omaggi a Gaudì, macchia mediterranea “montaliana”, e meravigliosi rumori di risacca, accedendo ad un’ottantina di coperti suddivisi su 4 terrazze panoramiche. L’atmosfera è quanto mai relaxing e romantica, grazie anche ad un’illuminazione dolce, che all’approssimarsi della sera dialoga con le luci lontane del promontorio ovest di Arenzano. Mise en place attenta, <strong>grissini di Priano</strong>, forno in Voltri, che “l’uno tira l’altro” come ciliegie, e sui tavoli l’extravergine <strong>monocultivar taggiasca di Roi</strong>. Chi non conosce Roi, olivicoltore di Badalucco (IM), perde una delle espressioni più alte dell’oro nutraceutico ponentino.<br />
Ai tavoli s’affaccenda uno staff premuroso ed efficiente. Quanto al vino, Mina ci propone un <strong>Falanghina</strong> Beneventano IGP San Paolo (azienda agraria Claudio Quarta), bottiglia che non conoscevo e che sciorina acidità e mineralità (gradevole focaia), non troppa sapidità, e fresche note floreali e soprattutto fruttate, come d’ananas agrumato e carambola (star fruit), una proposta, dunque, densa d’identità e perfetta per molti piatti di pesce, mitili e molluschi.<br />
La cucina contamina virtuosamente tocchi di Liguria e tocchi di Mezzogiorno poiché la famiglia di Mina origina in <strong>Lucania</strong>, alternando pesce crudo e pesce alla pietra, omaggi alla ricciola (una delle regine del Mar Ligure) e condimenti al peperoncino. Amico lettore, io ti consiglierei – ma baderai tu a te stesso… &#8211; l’antipasto di <strong>crudités</strong> (commoventi i crostacei e la chiffonade di seppia), gli <strong>spaghetti muscoli e pinoli</strong>, e il <strong>pescato cosparso di panatura e cotto alla pietra</strong>, tecnica che preserva umori e sapori delle polpe. Qualche parola, a mo’ di menzione onorifica, agli spaghetti, serviti al dente come Dio comanda, legatissimi al proprio condimento, e last not least che non hanno lasciato neppure un’ombra d’untume nel piatto, dato che cenar fuori è bellissimo, ma digerire è preludio a notti serene…<br />
Innegabilmente, ho veduto transitare numerose altre ghiottonerie, ad esempio la frittura regalava una &#8220;scia&#8221; capace di ridestare i defunti&#8230; Se tuttavia ti occorressero più approfonditi consigli, chiedi al sornione gatto Toquiro (spero d’aver indovinato la grafia), ovvero da prua a poppa il vero proprietario del locale, cui – quand’issano le reti &#8211; viene sempre riservata la prima scelta, e non mi riferisco solo alle acciughe.<br />
Concludo con qualche doverosa nota di servizio: “Azzurrodue” accoglie la clientela da metà aprile a metà ottobre con orario 8-24, e per i patiti del nuoto e della tintarella dispone anche di accesso alla spiaggia e solarium, con spogliatoi, doccia, toilette. Telefonare e preavvisare sempre, al 347 8293305 o 347 7835417. Ciao!<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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