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	<title>Ligucibario &#187; pan dei morti</title>
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		<title>Umberto Curti racconta cibo e aldilà&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 09:22:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Umberto Curti racconta cibo e aldilà&#8230; E’ nelle edicole il nuovo numero di LiguriaFood, il magazine bimestrale tutto dedicato all’enogastronomia regionale. Questa volta l’editore Dario Sabatelli ha affidato a Umberto Curti un tema davvero particolare, benché attualissimo quanto a “calendario”: il cibo e l’aldilà, le tradizioni alimentari legate alle ricorrenze d’inizio novembre, fra Halloween, i ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-racconta-cibo-e-aldila/">leggi tutto</a></p>
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<p>Umberto Curti racconta cibo e aldilà&#8230;</p>
<p>E’ nelle edicole il nuovo numero di <em>LiguriaFood</em>, il magazine bimestrale tutto dedicato all’enogastronomia regionale.</p>
<p>Questa volta l’editore Dario Sabatelli ha affidato a <strong>Umberto Curti</strong> un tema davvero particolare, benché attualissimo quanto a “calendario”: il cibo e l’aldilà, le tradizioni alimentari legate alle ricorrenze <strong>d’inizio novembre, fra Halloween, i Santi e la commemorazione dei defunti</strong>…</p>
<p>Non voglio spoilerare i contenuti del pezzo, di suggestivo taglio antropologico, che spazia <strong>da Pellegrino Artusi al “nostro” compianto Aidano Schmuckher</strong> e che va apprezzato nella sua integrità. Va in effetti sottolineato che “pan dei morti” e “ossa dei morti” costellano le tradizioni un po’ di tutte le regioni italiane, e forse in Liguria è il Savonese la provincia più intensamente coinvolta.</p>
<p>Tuttavia, a puro titolo d’esempio, anche <strong>Lerici</strong>, nell’estremo levante (ma anche <strong>Bolano, Pignone, Massa-Carrara</strong>…), propone l’antichissima usanza del “ben di morti”, ciclicità d’ascendenza <strong>celtica</strong>, allorché si allestivano tavolate lasciando spazio anche a chi purtroppo non c’era più, in segno di rispetto ed anche per placare eventuali spiriti inquieti. Il 2 novembre, dopo la visita ai cimiteri, di solito poi si bollivano le <strong>castagne</strong>, e i menu sciorinavano l’immancabile <strong>stoccafisso (con favette ma anche con olive e pinoli), i friscêu di baccalà e di cavolfiore, i ceci a zimino, e qualche dolcetto</strong> con mele, fichi secchi, zibibbo, soprattutto per far la gioia dei piccini, cui non si voleva infliggere un’atmosfera troppo cupa e malinconica.</p>
<p>L’Italia dei borghi e delle comunità non cessa di svelare storie e identità. Chissà se chi tiene in mano le redini di questo Paese realizza quanto davvero valgano questi <em>ecosistemi culturali</em>, e quanto sia pericoloso &#8211; in generale &#8211; non serbare memoria.</p>
<p><strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Ossa dei morti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 21:08:03 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ossa dei morti, il nome darebbe i brividi&#8230; Sono biscotti dolci secchi tipici del Savonese, di Calizzano e sparsamente della Val Bormida&#8230; Farina, zucchero, uova, mandorle. In Lunigiana sono di marzapane.<br />
La ricorrenza è ovviamente quella dei Defunti, retaggio celtico là dove l’inizio di novembre era il loro capodanno, la terra riposava e i morti si ridestavano. I Romani viceversa celebravano i trapassati dal 13 al 21 febbraio (Parentalia), alle soglie della primavera. Il benedettino Odilone di Cluny comprese che abolire di colpo questi riti apotropaici, in nome della Cristianità, avrebbe potuto contrariare le popolazioni, ecco perché tuttora ricorrono fiori e lumini da deporre accanto alle tombe, affinché i morti non tornino (come i famelici lemuri) a tormentare i vivi. Forse, in tal senso, è autoctona anche la festa di Halloween (Samhain). I morti peraltro, grati dei doni, ricambiano lasciando qualcosa per i bimbi – ossa, fave, pan dei morti &#8211; , i quali da sempre (poiché appena nati) vivono una condizione intermedia, di purezza, e limitrofa ai defunti.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
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