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	<title>Ligucibario &#187; ovada</title>
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		<title>Quel che resta del mondo – parte II</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 09:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/03/DSCN9425.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18942" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/03/DSCN9425-300x225.jpg" alt="DSCN9425" width="300" height="225" /></a>Quel che resta del mondo – parte II</p>
<p>Spesso provo invidia per mio marito che ha avuto due nonni fantastici, due persone nate e cresciute in un piccolo paesino dell’Ovadese, passati attraverso una guerra mondiale e una campagna di Russia con tanto di ritorno a piedi (il nonno), che hanno fatto i contadini, e che con questo sono campati e hanno allevato tre figli maschi. Il nonno teneva il bue e una mucca per arare i campi e portare la merce a Genova lungo la via del Turchino, aveva piantato una vigna di cabernet che imbottigliava da sé, in un modo di “damigianari”, e si prendeva cura delle galline alle quali dava il granoturco, perché se alle galline non dai il tuo granoturco non ha senso che le tieni. Principio difficilmente applicabile a noi che, abitiamo in appartamenti e che saltiamo da una trasferta all’altra.<br />
Ora, ai tempi del Covid-19, tutti questi meccanismi che regola(va)no le nostre vite sono divenuti incerti. Camminiamo su una lastra di ghiaccio sottile, ad ogni passo potrebbe rompersi. Andare a far la spesa con mascherina e guanti, a distanza di sicurezza gli uni dagli altri, frequentando obbligatoriamente il supermercato più vicino, ci fa sentire fragili, a disagio. Ma proprio questo tempo mi ha risvelato il piacere di NON fare più la spesa settimanale. Ho scoperto una rete di produttori locali, che normalmente frequento il sabato al mercato (quando non sono in trasferta), e che singolarmente &#8211; cadenzati nei vari giorni della settimana &#8211; mi consegnano uova, carne, latte e verdura. Niente di esotico ovviamente, tutto si basa sulla stagionalità e la freschezza. No avocado ma mazzetti di erbette, no patatine ma riso Carnaroli, no bevande gassate ma succo di mele dell’Oltrepò. Questo è, e quanto ci consegnano. Insomma, ci si inventa ogni giorno cosa portare in tavola nell’ottica di una dieta sana e variata, con prodotti a filiera corta, autentici e di stagione. Quelli che ancora si “salvano” dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici, dalle forzature dell’industria.<br />
Sono convinta che nel lungo periodo tutto ciò giovi, e contribuisca a tenere alto lo spirito in questo momento cosi difficile, nel quale siamo privati di alcune nostre libertà come andare in visita ai nostri genitori, pranzare in quella locanda che tanto ci piace, oppure fare una lunga passeggiata fuori porta. I produttori sono più vicini di quello che si pensi, consegnano alla bottega sotto casa, quella che abbiamo, a prescindere, il dovere di frequentare, oppure si sono organizzati per le consegne &#8211; essendo chiusi tutti i mercati settimanali &#8211; , e questo gli costa, vi assicuro, un grande sacrificio, in quanto non tutti hanno uno scontrino di vendita alto. Ma la campagna non si ferma e noi tutti abbiamo il compito di sostenerla, per tenere in piedi i territori, i borghi, le microeconomie, le “lentezze” antitetiche allo stress, e traguardare pian piano l’uscita dal tunnel (non ho dubbi che Ligucibario® condivida tale impegno).<br />
Sonia Speroni</p>
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		<title>Quel che resta del mondo &#8211; parte I</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 16:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quel che resta del mondo &#8211; parte I Per me nata nei profondi anni Settanta l’autostrada A26, primo tratto Voltri-Ovada inaugurato nel 1976, è sempre stata simbolo di potenza e progresso. Immaginavo che dalle gallerie uscisse Miwa a bordo del Big Shooter tanto l’architettura era futuristica. Gli ingressi delle gallerie, cosi diversi dalle autostrade solo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/passo-del-turchino/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18723" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/ponte2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18723" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/ponte2-300x225.jpg" alt="veduta di campo ligure" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">veduta di campo ligure</p></div>
<p>Quel che resta del mondo &#8211; parte I</p>
<p>Per me nata nei profondi anni Settanta l’autostrada A26, primo tratto <strong>Voltri-Ovada</strong> inaugurato nel 1976, è sempre stata simbolo di potenza e progresso. Immaginavo che dalle gallerie uscisse Miwa a bordo del Big Shooter tanto l’architettura era futuristica. Gli ingressi delle gallerie, cosi diversi dalle autostrade solo di qualche anno più vecchie come l’A10 e l’A12, l’altezza dei viadotti cosi ardita, le conferivano quel non so che di irraggiungibile.<br />
L’A26 aveva avuto, almeno per me che soffrivo l’auto, un potere salvifico: durante la migrazione da Genova verso <strong>Tiglieto per la villeggiatura</strong> trimestrale estiva (bei tempi!), evitava che percorressimo la Statale 456 del Turchino, almeno fino a Masone, e le sue tortuosità.<br />
Nello stesso tempo però aveva cancellato <strong>la poesia e l’economia di una strada di valico</strong>, di confini geografici e culturali, di focacce profumate e grissini appena sfornati dai panifici di Mele, di mandilli de saea col pesto e arrosti di punta di vitello dalle numerose trattorie e osterie che trovavi lungo il percorso che saliva ai 591 m del passo. Era un mondo, un ecosistema che viveva del passaggio di automobilisti, <strong>camionisti, gitanti dell’epoca</strong>, non numerosi come ora, ma sufficienti a garantire un’economia di valle. Difatti a Mele, fin ad arrivare <strong>sù sù al Turchino</strong>, quando ci si riferisce al 1976 si dice “prima dell’abbandono” o “dopo l’abbandono”. Ora siamo tornati come ad allora, senza la certezza di un collegamento rapido <strong>col Monferrato e con la valle del Po</strong>, ma le botteghe e le trattorie hanno chiuso, rimane a presidiare qualche raro eroico oste o agriturismo o pasticceria dove ancora ristorare pancia e spirito, l’economia di valle sopravvive con poco, e a tutti noi è rimasto l’amaro in bocca.<br />
Successe la stessa cosa anche a Montalcino, prima dell’apertura dell’autostrada A1, la strada tra Firenze e Roma passava da lì. Ma la reazione, ed il risultato, sono un’altra storia.<br />
Sonia Speroni</p>
<p>p.s. la splendida foto di Campo Ligure non è proprietà di Ligucibario®, fu fornita alcuni anni fa &#8211; se ben ricordo &#8211; dal Comune, a fini promozionali</p>
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		<title>Il &#8220;rito&#8221; della pasticceria Claudio a Ovada</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Apr 2017 22:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il &#8220;rito&#8221; della pasticceria Claudio a Ovada Adoro la strada del Turchino (cara anche ai ciclisti…) che dalle coste genovesi sale prima a Mele, poi superando il breve traforo schiude la valle Stura e infine il basso Piemonte. Masone, Campo Ligure, Rossiglione, Ovada, ogni località cento risorse storico-culturali (e un’eccellente musealità) e cento tradizioni gastronomiche, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/il-rito-della-pasticceria-claudio-a-ovada/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17226" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/torre-castello.jpg"><img class="size-medium wp-image-17226" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/torre-castello-225x300.jpg" alt="castello di campo ligure" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">scorcio del castello di campo ligure</p></div>
<p>Il &#8220;rito&#8221; della pasticceria Claudio a Ovada</p>
<p>Adoro la strada del Turchino (cara anche ai ciclisti…) che dalle coste genovesi sale prima a Mele, poi superando il breve traforo schiude la valle Stura e infine il basso Piemonte. Masone, Campo Ligure, Rossiglione, Ovada, ogni località cento risorse storico-culturali (e un’eccellente musealità) e cento tradizioni gastronomiche, fra cui la revzöra campese, splendida con la testa in cassetta. I trekkers e i bikers possono anche godersele con la ferrovia Genova-Acqui Terme, i cui arditi viadotti regalano panorami mozzafiato ed ecologicamente sostenibili.<br />
Ovada… Si andava da “Claudio”, celeberrima pasticceria, non solo per le “dolcezze” ma anche per gli aperitivi, correvano gli anni domini 1976 e 77, le colline circostanti erano (e sono) rifugio di non pochi genovesi, che in quella quiete green scampavano il caos e le calure estive di città e riviera (una cerniera di affetti lega da sempre il Piemonte alla Liguria).</p>
<div id="attachment_17412" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/claudio-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-17412" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/claudio-1-300x168.jpg" alt="bar pasticceria claudio ovada" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">bar pasticceria claudio ovada</p></div>
<p>Faceva così anche la mia famiglia, affittando per agosto un grazioso appartamentino proprio all’ingresso di Trisobbio, pardòn Tarsoebi, suggestivo borgo con castello, terre di tartufi e Dolcetto. Io, allora poco più che adolescente, con la vespa percorrevo anche tutti i paesini intorno, a caccia di tornei sportivi non solo calcistici e di uve e nocciole, il sellino lungo “consentiva” di trasportare comodamente anche qualche ragazza carina, ce n’erano tante a Trisobbio…<br />
La domenica, poi, tutti al ristorante, famiglia e parenti in tavolate numerose e rumorose, e gli amarcord più mistici riguardano naturalmente il “Bel soggiorno” a Cremolino, salette e veranda arredate con garbo piemunteis, casa accogliente dove Mario Benzo ogni volta stupiva gli avventori con una sequenza d’antipasti freddi e caldi da urlo, poi taglierini, carni top di gamma fra cui l’anatra, e il tris di dessert irresistibili (il dolce della nonna, la mousse al fondente, la macedonia di frutta secca)… La bottiglia soleva esser Grignolino, e mai una sola. Ai tavoli serviva Paola, la ricordo bene, come dimenticare il suo sorriso “longilineo” e la sua efficienza professionale?<br />
Attimi semplici, di un mondo in gran parte trascorso, anzi dileguato (e non arrabbiatevi se aggiungo: di un mondo in gran parte più felice).<br />
“Claudio”, per fortuna, di quel mondo più felice è tuttora (come il &#8220;Bel soggiorno&#8221;) esponente vivo e vitale. Mi trovi magari seduto con Luisa ad uno dei suoi 4 tavolini in occasione degli animatissimi mercati d’antiquariato che ogni anno Ovada sciorina a date fisse, ovvero Pasquetta, il 1° maggio, il 2 giugno, Ferragosto, la prima domenica d’ottobre, il 1° novembre e l’8 dicembre.</p>
<div id="attachment_17414" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/claudio-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-17414" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/claudio-2-300x168.jpg" alt="la 'polenta' di ovada" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">la &#8216;polenta&#8217; di ovada</p></div>
<p>Alle pareti, belle cose soprattutto di Piemonte e di Francia, fra cui importanti declinazioni di sua maestà il vitigno nebbiolo e Champagne delle principali maison, inclusa la più antica di tutte, Ruinart, senza per questo far torto ai metodo classico italici, ormai garanzia d’ottimi brindisi e qui degnamente rappresentati…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/umbi-da-claudio-ovada.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17467" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/umbi-da-claudio-ovada-168x300.jpg" alt="umbi da claudio ovada" width="168" height="300" /></a></p>
<p>Il bar-pasticceria-gelateria, poi, riuscirebbe a tentare perfino un asceta. Luisa ed io ci lasciamo guidare dalla cortesissima Elvia, la regina del bancone, che di solito ci prepara uno stuzzichino a base di prosciutto crudo, poi il toast (spalmato di burro), infine ci entusiasma con 2-3 pasticcini della casa, sovente i classici, e talvolta qualche nuova creazione del maître patissier. Intendo, tanto per solleticare sempre più l’acquolina degli amici lettori, bigné, cavolini, diplomatici, cardinali, tartufi…</p>
<div id="attachment_17415" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/claudio-4.jpg"><img class="size-medium wp-image-17415" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/04/claudio-4-300x168.jpg" alt="madames et messieurs, champagne!" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">madames et messieurs, champagne!</p></div>
<p>C’è un costante e non casuale viavai di clientela, spesso autentici habitués, che da “Claudio” trovano la cosiddetta “polenta di Ovada” e tante torte vere, torte come una volta, e come l’immaginario collettivo tuttora le vorrebbe non solo in occasione delle cerimonie…, ma torte eleganti, con una leggerezza e digeribilità rare altrove. E’, come sempre, la materia prima a sancire questa differenza, pienamente avvertibile anche nei grandi lievitati, che “Claudio” prepara per le feste comandate, Natale, Pasqua. Strepitoso, infine, anche il settore caramelle. Provare, per credere, i vari bei marchi che da centro sala fronteggiano i tavolini, quasi chiamando a sé il buongustaio.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/il-rito-della-pasticceria-claudio-a-ovada/">Il &#8220;rito&#8221; della pasticceria Claudio a Ovada</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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