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	<title>Ligucibario &#187; murta</title>
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		<title>La &#8220;Grande Genova&#8221;, viaggio nel genius loci</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 12:56:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20528" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/06/DSCN18801.jpg"><img class="size-medium wp-image-20528" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/06/DSCN18801-300x225.jpg" alt="la vetrina di una bella pasticceria di sampierdarena" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">la vetrina di una bella pasticceria di sampierdarena</p></div>
<p>La &#8220;Grande Genova&#8221;, viaggio nel genius loci</p>
<p><strong>Francesca Cotta</strong> (corso IFTS gratuito co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso SEI-cpt Imperia) si è diplomata nel 2018 all&#8217;Istituto professionale commerciale.</p>
<p><strong>La storia, le storie</strong></p>
<p>Lungo la costa delle scogliere di Nervi, all’interno delle valli del Bisagno e del Polcevera, fino ai litorali pietrosi di Voltri…, fu costituita la «Grande Genova». Grande, come il concetto stesso esprime, era la sua estensione lineare, pari a 35 km, costituiva il più vasto ampliamento territoriale mai concluso in epoca fascista. Il processo ebbe però inizio nel 1874 con l’annessione dei Comuni della bassa Val Bisagno (San Fruttuoso, Marassi, San Martino di Albaro, Staglieno…) per decisione del re Vittorio Emanuele II e della giunta sindacale di Andrea Podestà. <strong>Nel 1926</strong> il regime fascista rafforzò e terminò il progetto di aggregazione, inglobando altri 19 Comuni. Alcuni di questi però avevano forti connotati identitari, e per loro fu difficile “conformarsi” alla forzata fusione policentrica in atto.<br />
A proposito di identità, di <strong>genius loci</strong>, percorriamo quindi le varie delegazioni “inseguendo”, come mi ha chiesto il docente Umberto Curti, le loro tradizioni, le gastronomie, le produzioni tipiche…, tenendo però ben presente (disclaimer!) che <strong>alcuni eventi e iniziative dovranno, in vista della ripresa, rispettare &#8211; per calendario e organizzazione logistica &#8211; tutte le restrizioni sanitarie ancora dovute alla pandemia</strong> Covid.<br />
A <strong>Nervi</strong> si svolge uno “street food festival” ad agosto. Attraente, in loco, è anche la passeggiata Anita Garibaldi, e nei parchi (sede museale) ogni anno si organizzano spettacoli musicali ma soprattutto di danza, in occasione del celebre Festival di Nervi. <strong>Sant’Ilario</strong>, borgo sovrastante Nervi, e raggiungibile tramite alcune scenografiche crêuze, è citato nella famosa canzone “Bocca di rosa” di Fabrizio De André, “Faber”, uno dei più amati cantautori genovesi.<br />
A Molo di <strong>Quinto</strong> si svolge una “sagra della salsa di noci”, in settembre. Il menù presenta anche altre specialità, con la presenza di piatti vegani e gluten free. <strong>Quarto dei mille</strong> va invece famosa per la Spedizione dei Mille di Garibaldi (5 maggio 1860), per cui si trova un monumento alla vittoria (1915). A Quarto troviamo soprattutto tipicità legate al pesto e alle fritture di pesce.<br />
Alle spalle di Marassi e Bavari sorge il Forte Monteratti, edificato tra il 1831 e il 1842 dal Governo sabaudo. <strong>Bavari</strong> è teatro di sagre delle lumache e del cinghiale, a conferma di un territorio rimasto rurale. A <strong>Molassana</strong> ecco la sagra di San Michele: raviolate, trofie, pansoti e balli nella frazione di Pino Sottano, la prima settimana di ottobre. Lo storico <strong>Acquedotto</strong> genovese nella zona di Struppa, struttura imponente di origine romana, è via via divenuto meta di hiking. Oggi 40 km del suo percorso sono purtroppo di fatto scomparsi, ma restano lunghi tratti pianeggianti che disegnano un favoloso itinerario escursionistico pedonale, talora limitrofo al tracciato del <strong>trenino di Casella</strong>. Anche questa porzione di territorio genovese si caratterizza per sagre, ravioli, gnocchi…, e per la Festa della Casaccia (di ringraziamento).<br />
<strong>Rivarolo Ligure</strong> ospita il Complesso di San Bartolomeo della Certosa, sorto nel 1297 e restaurato poi nel 1572. E&#8217; il complesso musivo più imponente dell’intera Liguria. Si tratta di 36 quadrati consecutivi con motivi neri su fondo bianco, imperdibile per gli appassionati d’arte.<br />
A <strong>Bolzaneto</strong>, in piena val Polcevera, la sagra della polenta e del fungo porcino anima il periodo di fine settembre, in occasione della festa patronale in onore di Nostra Signora della Neve.<br />
A <strong>Murta</strong> sono degne di nota la vivissima sagra e mostra della Zucca Genovese, in novembre, e ad agosto la sagra a base di asado e ravioli.<br />
<strong>San Quirico</strong> merita una sosta per gli “Horti Leonini”, un giardino all’italiana realizzato nel XV secolo che ha mantenuto sino a oggi la propria struttura originaria, e per la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta, l&#8217;edificio attuale fu costruito verso la fine del XII secolo.<br />
<strong>Pontedecimo</strong> organizza una sagra del pesto, due giornate a fine settembre, peraltro precedute, a metà mese, dall’importante Fiera di Pontedecimo, tradizionale appuntamento espositivo con 60 bancarelle di merceologia varia.<br />
A <strong>Borzoli</strong>, lungo il tracciato dell’interessante ferrovia (ottocentesca) Genova-Acqui, si tiene una sagra del cinghiale: all’ungulato si “affiancano” però anche funghi, salsiccia, altre carni alla brace.<br />
<strong>Sampierdarena</strong> è una delle delegazioni più abitate di Genova, e conserva un ricco tessuto di attività commerciali (macellerie, pasticcerie…). Festa con castagnata è una specie di sagra della castagna che si svolge in ottobre, presso il parco del Palazzo della Fortezza, ancora una volta l’autunno rende omaggio all’albero del pane, re d’Appennino, e ai suoi buonissimi frutti.<br />
<strong>Cornigliano </strong>conferma da alcuni anni il Ciocco Fantasy (novembre, a Villa Bombrini), con dolci a base di cioccolato, caldarroste e vin brulé. Villa Bombrini ospita anche altre interessanti manifestazioni, per esempio d’auto d’epoca.<br />
<strong>Coronata</strong> – celebre per il Santuario &#8211; periodicamente va «alla scoperta della Genova sotterranea», visita con trekking nei bunker di Campi, sotto la collina, per visitare i rifugi antiaerei utilizzati nella seconda guerra mondiale. Il vino bianco locale è talmente noto da non abbisognare di “promozioni”…<br />
<strong>Sestri Ponente</strong> via via propone il Mercatino sestrese (aprile), la castagnata a 4 zampe, e «Divertiamoci al ferro» presso il mercato cosiddetto del ferro, per la sua struttura architettonica…<br />
<strong>Pegli</strong> mai rinuncerebbe alla propria sagra della farinata, specialità che viene definita “POP”, prodotto originale pegliese&#8230; Viene organizzata a marzo, aprile e settembre.<br />
<strong>Pra’</strong> è viceversa, grazie alle serre, il “quartiere del basilico”, punto di riferimento per il pesto di Genova. Un Festival do baxaicò (maggio), altri eventi minori e un mega-mortaio collocato ad una rotonda viaria sottolineano un’eredità storica e una vocazione molto sentita…<br />
<strong>Voltri</strong> festeggia a propria volta le lumache (giugno) con danza, musica dal vivo e giochi per bambini. La focaccia di Voltri, famosissima, si differenzia da quella “genovese”, è più sottile, e cuoce direttamente sulla piastra del forno (non in teglia) preventivamente cosparsa di farina di mais. Interessantissima è anche la Villa Duchessa di Galliera, con 32 ettari di parco e 18 km di viali.<br />
Sopra Voltri, infine, da non perdere i panorami di <strong>Crevari</strong>, e le focaccette (fritte).</p>
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		<title>Halloween, una chiacchierata con Marco Pepé</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 15:15:36 +0000</pubDate>
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<p>Halloween, una chiacchierata con Marco Pepé</p>
<p>La funesta pandemia qualche anno fa aveva spento anche la festa di <strong>Halloween</strong>, la festa della zucca intagliata. Festa che nel tempo ha peraltro già pagato 2 estremismi, quello di coloro che la ritengono un’americanata e desidererebbero tout court rimuoverla, e quello di coloro – depositari di un esoterismo territoriale &#8211; che la riterrebbero un’esclusiva “padana”…<br />
La storia, come noto e come sempre, è più complessa, al pari dei percorsi del sincretismo: di fatto Halloween è una ricorrenza di <strong>origine celtica, legata all’antico Samhuinn→Samhain, capodanno (gaelico),</strong> e solo nel ‘900 ha acquisito negli United States of America quelle connotazioni “macabro-commerciali” che ne hanno decretato il successo “ludico”, ma che sono sgradite a molti.<br />
Anche in Italia, in tal senso, Halloween preesisteva come tradizione popolare, via via però un po’ negletta. E vi sono antropologi che la individuano come rito locale, ad esempio Luigi Maria Lombardi Satriani, calabrese, docente alla Sapienza di Roma, nel suo saggio “Il Ponte di San Giacomo”, viaggio negli habitat rurali e nei diversi modi di esorcizzare la morte.<br />
Anche il cattolico <strong>Veneto</strong> si è candidato al proscenio, con le sue zucche “lumasse” (lumini) e la “suca Baruca col mocolo impissà”. Si tramanda che per <strong>Ognissanti</strong> i cristiani pellegrinassero di borgo in borgo per impetrare un dolce, il “pane d’anima”, promettendo in cambio preghiere per i defunti di quell’abitazione, che si era mostrata generosa. Il pane d’anima possono essere <strong>le fave e ossa dei morti</strong>… Ligucibario ovviamente se ne è occupato, ad es.<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ossa-dei-morti/" target="_blank"> a questo link</a>.<br />
Ne parlavamo oggi, davanti a un calice di Primitivo di Manduria (1), con <strong>Marco Pepé</strong>, cordialissima persona, che intorno a certi riti e misteri ancestrali ha costruito nel tempo una infaticabile e meritoria attività culturale, con cui in Liguria anima luoghi e calendari (nella foto, un suo recente lavoro).<br />
Fra le tante pubblicazioni sul tema (Markale, Gulisano &amp; O’Neil…), mi piace infine segnalare soprattutto <em>Halloween, Origine, significato e tradizione di una festa antica anche in Italia</em>, di Eraldo Baldini e Giuseppe Bellosi, Società Editrice il Ponte Vecchio, 2015.<br />
Buon weekend a tutti, fra tortelli di zucca, vellutate di trombetta, e barbagiuai, da Zuccarello a Murta…<br />
(1) in Puglia, il Subappennino Dauno sin dalla notte dei tempi svuotava e scolpiva zucche con la sembianza di teschi<br />
<strong>Umberto Curti</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Farinata di zucca</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 20:14:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Farinata di zucca, variante &#8211; rispetto ai ceci &#8211; con involucro di sfoglia, molto apprezzata anzitutto a Genova-Sestri Ponente, ma anche &#8211; ovviamente &#8211; a Murta, in val Polcevera, alture cittadine (a Murta una vivace sagra da anni festeggia la zucca). Dolciastra di sapore, ha ripieno davvero minimale. Si usa sovente la zucca di varietà &#8220;mantovana&#8221;. Mi piace abbinarle una Bianchetta della val Polcevera, anche spumantizzata, specie se questa &#8220;farinata&#8221; viene porzionata come stuzzichino / antipasto&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
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