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	<title>Ligucibario &#187; moscato</title>
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		<title>Liguria in bianco. I vini di Ligucibario</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:24:12 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29847" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1-225x300.jpg" alt="logo1" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>I vini bianchi italiani (e liguri) propongono eccellenze, che il mercato sempre più riconosce ed apprezza. Profumi e strutture ben differenti da quelle dei vini rossi, freschezze effervescenze fiori frutti, un &#8220;mood&#8221; che incontra anche intensamente i gusti e le sensibilità femminili, le donne non a caso stanno divenendo anche sommelière capacissime.<br />
Se un turista o un gourmet straniero mi domandasse quali regioni privilegiare, per avvicinarsi all&#8217;Italia &#8220;in bianco&#8221;, gli suggerirei anzitutto la Liguria, la Sicilia, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, ed infine il Piemonte.<br />
I vini bianchi, un tempo reputati principalmente &#8220;estivi&#8221;, oggi si consumano 12 mesi su 12, e le spumantizzazioni si sono ritagliate spazi ben oltre l&#8217;inizio o la fine del pasto.<br />
In tal modo, in Italia ormai si producono, anche a livello di prodotti certificati DOCG, DOC, DOP e IGT, più bianchi che rossi/rosati.<br />
I vini, tutti i vini ed i bianchi non fanno eccezione, sono microcosmi composti da suolo, clima e lavoro (o per meglio dire know how e passione) dell&#8217;uomo. Quel che entra nella bottiglia è il frutto dell&#8217;uva ma anche della competenza e del sacrificio, non dimentichiamolo mai.<br />
Nei miei più giovani anni frequentavo il ponente ligure in cerca di Pigato, allora il mio bianco prediletto. Talvolta ne sorseggiavo uno insieme a mio padre &#8211; che fino ai 62 anni fu astemio! &#8211; in un ristorante di Varigotti (SV), durante quelle domeniche d&#8217;inverno in cui la costa, semideserta, è ancora più bella, e questo è un ricordo straordinario che porterò sempre con me.<br />
Poi venne la lunga stagione del Vermentino, con Luisa Puppo (mannaggia quant&#8217;è brava!) sovente comparavamo la DOC Riviera ligure di ponente e la DOC Colli di Luni, erano calici brillanti in quei &#8220;duelli&#8221; fra Laura Aschero e Cantine Lunae, fra Poggio dei Gorleri e Giacomelli, fra BioVio e Ottaviano Lambruschi&#8230;<br />
Ma da genovese ho sempre praticato la Bianchetta della Val Polcevera, vino ostinato di una terra che è stata violentata da industrializzazioni e crolli di ponti. Una trattoria me la serviva insieme ai corzetti (quelli a elica, tirati con le dita, che si mangiano col cucchiaio), conditi con la salsa di pinoli ma qualche volta anche da un sugo di coniglio, in bianco, che avrebbe ridestato un defunto&#8230;<br />
Sono poi arcicontento che anche il cosiddetto &#8220;vino di Coronata&#8221; stia ricomparendo su tante tavole, grazie a 3 produttori che lodevolmente competono in qualità.<br />
Quanto al Tigullio, mi ha di frequente regalato, e tuttora mi regala, buon Moscato, a me garba in primis quello di Pino Gino, vigneron a Castiglione Chiavarese, un Moscato ricco di sentori ma poco ruffiano, da servire ben fresco nelle coppe e perfetto coi dolci lievitati, il panettone il pan di spagna il pandoro.<br />
Concludo, e non potrebbe esser diverso, con le Cinque Terre, con quei vitigni bosco, albarola e vermentino aggrappati alla rupe, in una verticalità di fasce terrazzate dai muretti a secco e &#8220;tagliate&#8221; da cremagliere, un paesaggio pressoché unico al mondo. Monterosso Vernazza Corniglia Manarola Riomaggiore, i santuari, la via dell&#8217;amore, Eugenio Montale, il presepe di Manarola&#8230;, cercate amici Lettori di godervele quando (ma quando?) lo sciame dei turisti un poco si dirada&#8230; E un brindisi col bianco della DOC locale, o un granfinale col passito Sciacchetrà, vino solenne, saranno momenti che vi s&#8217;incideranno nel cuore.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Viva le bugie di Carnevale</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 12:14:14 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29618" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/bugie.jpg"><img class="size-medium wp-image-29618" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/bugie-300x225.jpg" alt="bugie di carnevale" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">bugie di carnevale</p></div>
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<p>Ogni anno, quando puntualmente arriva il Carnevale, festa sempre sentita (anche se&#8230;toglie la carne), è tempo di bugie. Come scrissi anni fa sul magazine &#8220;LiguriaFood&#8221;, non dire bugie, mangiale!</p>
<p>Un po’ tutte le regioni d’Italia preparano questo dolciume tradizionale, ma sovente muta il nome… Possono essere un po’ differenti per forma e consistenza, caso per caso un più croccanti, sottili, dorate, zuccherate, ma siano come siano c’è un fil rouge che permette sulle nostre tavole un bel viaggio trasversale.</p>
<p>Pare peraltro che già i Romani, in occasione dei lunghi Saturnalia (solstizio di dicembre), che rovesciavano le gerarchie sociale e si connotavano per bagordi “plebei”, giochi e trasgressioni, si riempissero di roventi frictilia, ovvero fettucce/focaccette d’impasto (farro&#8230;) da friggersi &#8211; da parte delle donne &#8211; nello strutto e da guarnire con miele, qualcosa – anche ieri &#8211; di semplice, con pochi ingredienti, che a mo&#8217; di dono saziava la folla nelle strade.</p>
<p>Oggi si ritrova quel rito certamente in Liguria (bugie), Piemonte (bugie), Lombardia (chiacchiere), Veneto (galani, crostoli), Emilia-Romagna (sfrappole), Toscana (cenci, donzelle), Marche-Umbria-Lazio (frappe), Sardegna (frati fritti e meraviglias), Campania (chiacchiere), Puglia (sfrappole, crustoli, scarcelle), Calabria (crispelle dolci, chjinulille, scorpi), Sicilia (sfrappole).</p>
<p>Una ricetta classica &#8211; ma come sempre non ne esiste una unica ed assoluta &#8211; solitamente impiega farina 00, uova di qualità, zucchero semolato, burro ammorbidito, un liquore per aromatizzante (limoncello…), una presina di sale, zest di limone, e zucchero a velo per la rifinitura conclusiva. Per friggere, è ideale un olio di arachidi, dal punto fumo alto.</p>
<p>Ligucibario® al momento dei brindisi abbina alle bugie una coppa di fresco Moscato, ad es. della DOC Tigullio-Portofino, ma non si scandalizzerebbe nel caso di un passito a bacca bianca, ad es. un Pigato della DOC riviera ligure di ponente, anch’esso servito fresco nei tulipanini…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Pandolce della Madonna della Guardia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 10:26:17 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il pandolce della Madonna della Guardia (pan da Guardia) è un lievitato – basso ma morbido &#8211; da lieviti naturali, con arancia candita, uvetta e pinoli, glassatura con pasta di mandorle cotta in forno.<br />
La decorazione finale posiziona al centro un “rilievo” (a simboleggiare il Monte Figogna, a Ceranesi, dove si trova il Santuario più caro ai genovesi) che anche in questo caso verrà tradizionalmente trafitto dal rametto di alloro.<br />
II &#8220;pan da Guardia&#8221; viene cotto ogni venerdì dell&#8217;anno dalla pasticceria “Poldo” di Genova-Pontedecimo, là dove il rio Verde e il rio Riccò si uniscono a formare il Polcevera.<br />
In questi casi Ligucibario® abbina un passito a bacca bianca, servito fresco nei tulipanini, oppure un Moscato della DOC Tigullio-Portofino, anch&#8217;esso servito fresco ma nelle coppe&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Focaccia dolce di Sestri Levante (GE)</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 14:07:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Focaccia deriva da focus, dunque sappiamo soltanto che l&#8217;alimento necessitava di cottura&#8230; E&#8217; fuor di dubbio che in Liguria ieri assai più di oggi si preparassero anche focacce dolci, specie al confine con l&#8217;attuale Alessandrino. Questa che ritroviamo a Sestri Levante è un appetitoso lievitato, bello a vedersi, leggero, a mezza strada fra un pan ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/focaccia-dolce-di-sestri-levante-ge/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Focaccia deriva da focus, dunque sappiamo soltanto che l&#8217;alimento necessitava di cottura&#8230;<br />
E&#8217; fuor di dubbio che in Liguria ieri assai più di oggi si preparassero anche focacce dolci, specie al confine con l&#8217;attuale Alessandrino.<br />
Questa che ritroviamo a Sestri Levante è un appetitoso lievitato, bello a vedersi, leggero, a mezza strada fra un pan brioche e una vera e propria focaccia all&#8217;olio (questa dolce è più spesso). Purtroppo, i panifici che per primi lo tramandavano (&#8220;Oneto&#8221; e &#8220;Tosi&#8221;) hanno chiuso da tempo, ma la ricetta &#8211; come sempre non ne esista una unica ed assoluta &#8211; conserva un perché ed un proprio spazio, ad es. presso &#8220;Spiga d&#8217;oro&#8221; in via Fascie, nel centro storico: latte, uova, zucchero senza lesinare, olio evo (non burro) e qualche aromatizzazione. Si conserva 2-max 3 giorni, riponendola con cura in ambienti freschi e asciutti.<br />
In questi casi Ligucibario® abbina un Moscato (del Tigullio), servito fresco in coppe&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti</strong><br />
L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/focaccia-dolce-di-sestri-levante-ge/">Focaccia dolce di Sestri Levante (GE)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Margheritine</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 13:51:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le margheritine sono delicati e fragranti dolcetti (brevettati) di Santa Margherita Ligure, nel golfo del Tigullio&#8230; Si tratta, sostanzialmente, di frollini alla nocciola (di qualità, tostata), lavorati a forma di fiore. Sono un bel finger food, oppure anche un cadeau, confezionati dentro scatole da &#8220;tempo andato&#8221; dove si conservano a lungo. Ligucibario® abbina loro ovviamente ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/margheritine/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le margheritine sono delicati e fragranti dolcetti (brevettati) di Santa Margherita Ligure, nel golfo del Tigullio&#8230;<br />
Si tratta, sostanzialmente, di frollini alla nocciola (di qualità, tostata), lavorati a forma di fiore.<br />
Sono un bel finger food, oppure anche un cadeau, confezionati dentro scatole da &#8220;tempo andato&#8221; dove si conservano a lungo.<br />
Ligucibario® abbina loro ovviamente il locale Moscato, servito fresco in coppe, o un passito a bacca bianca servito altrettanto fresco ma nei tulipanini&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Bertoeli&#8230; Bertoelo chi non li mangia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 15:29:50 +0000</pubDate>
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<p>Mio padre la domenica mattina regolarmente comprava le paste. Non entrava sempre nella stessa bottega, come si suol dire “variava”, in un’area tra Sampierdarena – dov’era nato – e la Foce, dove abitavamo…</p>
<p>La guantiera rituale che arrivava a casa quasi sempre conteneva bigné, cannoncini, diplomatici, tartufi, quaresimali (prima di Pasqua)…</p>
<p>Fra i preferiti, in famiglia ci disputavamo i bertueli (bertoeli), i cavolini, due gusci di pasta choux – vuoti internamente e spolverati esternamente da grani di zucchero &#8211; che racchiudevano un’irresistibile “cilindro” di panna montata. Alcune pasticcerie riempivano (e riempiono) la parte inferiore, che funge da base, con crema pasticcera o dintorni, e qualche giorno fa ne ho assaggiati di straordinari anche a Novi Ligure, in un piccolo esercizio di piazza XX settembre (se non lo conoscete fategli visita…).</p>
<p>Non posso affermare che i cavolini siano originari di Genova, che peraltro ha sempre denotato eccelse tradizioni pasticcere (canditi, cioccolato, torte) anche “spartite” con Torino e la Francia, ma certo esplosero da metà Ottocento e non a caso figurano anche nella “Cuciniera genovese” di Giobatta Ratto del 1863, ove meticolosamente – per gli standard dell’epoca… &#8211; si precisa la ricetta: “aggiungete farina ad acqua e burro previamente miscelati a caldo e, tolto detto impasto dal fuoco, unite due uova sbattute; mettete quindi su una teglia imburrata pezzetti di questa pasta e cuoceteli a temperatura moderata, quindi forate con un coltello le singole paste e introducetevi la panna o lo zabaione, infine spolverizzatevi sopra lo zucchero”.</p>
<p>L’abbinamento enologico di Ligucibario® può in questo caso spaziare, dai Moscati liguri ed Asti spumanti ai passiti a bacca bianca…</p>
<p>Bertoelo (tonto, ingenuo) chi non li mangia!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
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		<title>Pandolce, alto o basso?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:38:44 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/rolli2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-26659" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/rolli2-300x280.png" alt="rolli2" width="300" height="280" /></a></p>
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<p>Quando nei corsi e nelle conferenze domando a chi mi sta di fronte quale sia il pandolce zeneize più antico, ovvero quello alto o quello basso, quasi sempre mi viene risposto “quello basso”, poiché esso via via venne – ingegnosamente – chiamato “antica Genova”&#8230;</p>
<p>In realtà il pandolce più antico è quello alto, lievitato con pasta madre (è dunque preparazione più lenta e complessa), mentre quello basso si afferma da metà Ottocento, grazie al baking, ai lieviti chimici messi a punto da Liebig, quello dei dadi, lieviti i quali agiscono – ottimamente in presenza di impasti “deboli” &#8211; col calore del forno: di fatto il pandolce basso è una sorta di pastafrolla, più friabile, e tendenzialmente si è affermato anche grazie ad una maggior ricchezza di canditi, uvetta…</p>
<p>Da storico dell’alimentazione attento a fonti e documenti, io non mi sento di affermare un link certo col paska, un dolce persiano che veniva portato al sovrano di quel regno da un giovinetto. Posso viceversa affermare che o pandöçe era in origine un impasto basico, lievitato col crescente che le donne serbavano nelle madie e meticolosamente rinfrescavano, e dolcificato anzitutto con miele. In seguito, giungendo nel porto di Genova merci magnifiche, questo dolce andò rafforzandosi quanto a frutta candite (la tecnica origina peraltro dal mondo arabo), zibibbo, aromatizzazioni con anice o finocchietto…</p>
<p>A Natale, il rito prevede come noto che il giovane di casa ne infilzi la sommità con un rametto d’alloro, e il pater familias ne porzioni le fette, ma una verrà poi messa da parte per chi dovesse suonare alla porta, ed un’altra per il 3 febbraio, San Biagio, quando (non solo a Genova) si benedice la gola e il naso…</p>
<p>L’abbinamento enologico prioritario è, beninteso, per quello alto con una coppa di Moscato della DOC Tigullio-Portofino o piemontese, per quello basso con uno Sciacchetrà della DOC Cinque Terre o comunque un passito a bacca bianca.</p>
<p>Al pandolce Ligucibario® ha dedicato ovviamente innumerevoli contenuti, e dunque amico Lettore puoi ancora una volta utilizzare una directory di risorse completa. Ti suggerisco di iniziare il viaggio leggendomi a questo link&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>1851, la forza di Sacripante</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 11:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Rieccomi con una nuova puntata del viaggio di Ligucibario® dentro la Genova ottocentesca. Siamo arrivati al 1851, e accadono molte cose, a Genova, in quel 1851… Anzitutto mi piace menzionare l’inaugurazione del cimitero di Staglieno, da una “visione” di Carlo Barabino, che tuttavia era purtroppo morto nella devastante epidemia ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/1851-la-forza-di-sacripante/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/sacripante-preti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26009" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/sacripante-preti-300x217.jpg" alt="sacripante preti" width="300" height="217" /></a></p>
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<p>Rieccomi con una nuova puntata del viaggio di Ligucibario® dentro la Genova ottocentesca.</p>
<p>Siamo arrivati al 1851, e accadono molte cose, a Genova, in quel 1851…</p>
<p>Anzitutto mi piace menzionare l’inaugurazione del cimitero di Staglieno, da una “visione” di Carlo Barabino, che tuttavia era purtroppo morto nella devastante epidemia di colera del 1835. Ancora incompiuta, la struttura viene aperta al pubblico proprio il 1° gennaio.</p>
<p>Apre anche la scuola svizzera, la più antica in Italia, fondata come école protestante, una delle tante testimonianze del dinamismo della folta comunità elvetica che viveva nella nostra città.</p>
<p>Ecco poi il progressivo avvio del tiro a segno nazionale sezione di Genova, al poligono presso l’antico lazzaretto della foce del Bisagno. L’organizzazione si connota subito, ed assolutamente, per gli ideali mazziniani.</p>
<p>Nasce, il 17 giugno, Cesare Gamba, ingegnere-architetto-urbanista, molto attivo ed apprezzato, la cui figura ci conduce anzitutto alla nascita di Via XX settembre, alla sistemazione di Piazza De Ferrari, alla costruzione del Ponte Monumentale e al percorso di connessione tra Carignano e l’Acquasola.</p>
<p>Nasce il 19 agosto anche lo scultore Demetrio Paernio, già allievo all’Accademia Ligustica di Santo Varni. Paernio ritrasse, fra gli altri, Garibaldi e Mazzini, e sono sue moltissime tombe nel cimitero di Staglieno.</p>
<p><strong>Infine, la pasticceria “Preti” di piazza Portello crea Sacripante e Sacripantina, dolci d’immediato successo che poi brevetterà. Sacripante (presente nei poemi cavallereschi del Boiardo e dell’Ariosto) è un re e guerriero saraceno, innamorato di Angelica, di cui però mai otterrà l’amore… In segno di solidarietà, potremmo oggi addolcire il suo tormento proprio con una porzione di quelle due delizie, e magari un tulipanino di passito o una coppa di Moscato…</strong></p>
<p>Augurando ai lettori una serena Pasqua, per quest’incontro suggerisco in lettura Melissa Forti, “Il senso di Melissa per le torte”, ed. Guido Tommasi, 2017, ricettario di una ligure d’adozione (Sarzana).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></p>
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		<title>Olandesina</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 08:20:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Olandesina è un goloso dolce da bar e pasticcerie che prende il nome dalle acconciature. E’ una “treccia” di sfoglia da croissant (farina W forte) con crema pasticcera. Se ben ricordo, e il web lo conferma, prima di “dilagare” anche a Genova ecc., fu bella ideazione di Mario Demicheli, pasticceria “Elvezia” a Novi Ligure (AL). ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/olandesina/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/olandesina/">Olandesina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Olandesina è un goloso dolce da bar e pasticcerie che prende il nome dalle acconciature.<br />
E’ una “treccia” di sfoglia da croissant (farina W forte) con crema pasticcera.<br />
Se ben ricordo, e il web lo conferma, prima di “dilagare” anche a Genova ecc., fu bella ideazione di Mario Demicheli, pasticceria “Elvezia” a Novi Ligure (AL).<br />
Ligucibario® le abbina piacevolmente anzitutto una coppa di Moscato…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/olandesina/">Olandesina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(7). Pandolce alto o basso?</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte7-pandolce-alto-o-basso/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 11:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte7-pandolce-alto-o-basso/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?<br />
Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo via via a rispondere nei prossimi mesi. Stay tuned!</p>
<h2><i>Pandolce alto o basso</i>?</h2>
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<p><strong><i>7. pandolce alto o basso?</i></strong> Dipende dai gusti. Oggi verosimilmente è assai più venduto quello basso, davvero ricco, chapeau dunque alle pasticcerie che perpetuano (anche) quello alto, più complesso e lungo ad eseguirsi&#8230; La versione più antica è naturalmente quella bassa, un pane addolcito con quel che c&#8217;era e lievitato con pasta madre (fino a metà &#8216;800 il solo lievito disponibile). Quello basso, più recente, è di fatto una pastafrolla, e lievita grazie ai baking (in origine un&#8217;invenzione di Liebig), agenti chimici che, col calore del forno, consentono la crescita degli impasti a base di farine deboli. Per gli acquisti (natalizi e non) privilegiate la qualità, e &#8220;verificate&#8221; anzitutto che il cedro non sia zucca colorata. Premiate anche la creatività, ad es. nel Savonese il pandolce può meritoriamente impiegare il chinotto candito&#8230; Quanto infine agli abbinamenti enologici, col pandolce alto è perfetta una coppa di Moscato (in Liguria la DOC è Tigullio-Portofino), col pandolce alto è perfetto un tulipanino di passito a bacca bianca (Pigato ecc.)&#8230;</p>
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<h2>Continuate a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</h2>
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<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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