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	<title>Ligucibario &#187; metodo classico-champenoise</title>
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		<title>Zucca&amp;Chardonnay</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 11:44:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/3698130_S.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18719" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/3698130_S-300x200.jpg" alt="3698130_S" width="300" height="200" /></a>Zucca&amp;Chardonnay</p>
<p>Il mese di ottobre è ormai nostalgicamente passato ma ci tenevo a dirvi che dal 30 ottobre è in vendita il <strong>vino Novello</strong>, la cui vinificazione viene ottenuta con la particolare tecnica della macerazione carbonica; vino giovane, fresco e profumato è da consumarsi entro 6 mesi da tale data poiché non adatto all&#8217;invecchiamento * . E&#8217; abbinamento perfetto con le castagne e le caldarroste di cui vi ho parlato nel mio precedente post.<br />
Sempre a fine ottobre per <strong>Halloween</strong> &#8211; dolcetto o scherzetto? &#8211; le nostre case sono state invase, oltre che da ragnatele e ragnetti, scheletri e fantasmini, da bellissime zucche di varie tipologie e dimensioni&#8230;ebbene la zucca è il frutto protagonista di questo nostro nuovo incontro.<br />
Ortaggio tipicamente autunnale, ricco di proprietà e nutrienti e povero di calorie (lo ama non a caso anche chi segue diete), è stato importato in Europa dai coloni spagnoli, proveniente dall&#8217;America e precisamente dal Messico; il sapore particolarmente delicato si presta a diverse preparazioni, sia salate che dolci, in cucina è un vero aiuto, anche lontano da Mantova.<br />
Per tuffarci nella nostra degustazione &#8220;novembrina&#8221; inizierei con un calice di Franciacorta DOCG Brut Satèn** (vitigno chardonnay 100%, annata 2016, affinamento 24 mesi sui lieviti) che abbinerei ad un gustoso piatto di <strong>barbagiuai </strong>(uno tira l&#8217;altro, come le ciliegie, e il nome allude scherzosamente ad uno “zio Giovanni”…); si tratta di ravioli fritti farciti con zucca, riso, formaggio (il &#8220;<strong>brussu</strong>&#8221; è una ricotta fermentata delle vallate interne d&#8217;Imperia), maggiorana e pecorino o parmigiano.<br />
Vino morbido e avvolgente, si armonizzerà con la delicatezza della zucca, e l&#8217;esplosione del delicato perlage andrà a contrastare e a pulire il palato dalla grassezza del fritto e dei formaggi.<br />
Mentre, per le fredde serate anche di Liguria, come dire di no a una deliziosa <strong>vellutata di zucca trombetta di Albenga</strong><strong> (de.co. in vista)</strong>, ovvero una crema composta da (oltre alla zucca ingauna, ovviamente!) patate bianche, porro ed erbe aromatiche (fresche&#8230;), da servirsi con crostini di pane dorato al forno e con una spolverata di pecorino o parmigiano??<br />
Gustiamocela con un Alto Adige DOC, un altro Chardonnay*** in purezza ma stavolta in versione ferma, annata 2017. Vino elegante con note fruttate, morbido e minerale, questo bianco terrà testa all&#8217;aromaticità delle erbe e – più blandamente &#8211; del porro, senza sovrastare la morbidezza generale del piatto.<br />
Amici lettori di Ligucibario®, cin cin, e preparatevi per il prossimo appuntamento, ma sappiate che “espatrieremo” un po&#8217;&#8230;!<br />
<em>*  e qui forse qualcuno mi provocherà, chiedendomi se in Italia l&#8217;utilizzo di un minor numero di vitigni (in Francia si tratta del solo gamay) e di una macerazione carbonica che fosse tale al 100%, o quasi, non renderebbero un miglior servigio alla causa&#8230;<br />
** Satèn è un termine registrato del Consorzio della Franciacorta e sta ad indicare</em> <em>il solo utilizzo di uve bianche, ed una pressione inferiore alle 4,5/5 atmosfere, ne risulta una spuma più morbida e &#8220;setosa&#8221;<br />
</em><em>*** lo chardonnay è uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi al mondo grazie al suo prestigio, all&#8217;aromaticità ed ai suoi profumi e alla sua straordinaria eleganza; protagonista principe dello Champagne (in Francia) e del nostro strepitoso Metodo Classico nelle provincie di Brescia e di Trento.<br />
</em><strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>I vini perla di Garda</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jun 2017 14:01:19 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17317" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/06/DSCN9870.jpg"><img class="size-medium wp-image-17317" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/06/DSCN9870-300x225.jpg" alt="giovanna prandini di &quot;perla del garda&quot;" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">giovanna prandini di &#8220;perla del garda&#8221;</p></div>
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<p>I vini perla di Garda</p>
<p>Il vino (come l’olio extravergine, come la focaccia, come l’aceto balsamico tradizionale di Modena…) è il ritratto di colui, o colei, da cui origina, e può costituire – come ormai noto quasi a tutti – uno dei migliori e più cosmopoliti volani di promozione culturale e turistica del <strong>terroir</strong>. Scrivo non a caso terroir, perché la lingua francese, heritage oriented più che la nostra, assegna ormai a tale parola un’area di “significati” – a pieno titolo antropologici &#8211; ben più vasta del consueto: terroir è (e mixa) clima, storia, sapienza, vitigno, abnegazione, creatività… E’ il contadino 2.0 che sagacemente adatta il lavoro alle condizioni imposte da ogni annata, stagione dopo stagione, perpetuando nella contemporaneità ciò che fu validato ancestralmente… Terroir insegna infatti che il futuro risiede anche nella memoria, non in ottica misoneista né miopemente municipale: &#8220;wildlife stays wildlife pays&#8221;, la natura ove idoneamente tutelata e valorizzata (anziché dissanguata e tradita), genera profitto e qualità della vita. Così come la più efficace strategia di posizionamento delle eccellenze locali e degli artigianati di tradizione consiste nella loro difesa, che li diversifica dal prodotto seriale e tendenzialmente anonimo (ecco perché ad esempio combatto fagiolini, anacardi, siero di latte e altri intrusi nel <strong>pesto made in Genoa and Liguria</strong>, ecco perché rifiuto l&#8217;olio di sansa nella focaccia…). Ma stop, perché ora intendo parlarvi – e ciò che segue è conseguenza di ciò che precede &#8211; di <strong>Giovanna Prandini</strong>.<br />
Che ho avuto il privilegio e il piacere di conoscere “condividendo” un Golositalia lo scorso febbraio, a Montichiari, evento durante il quale si degustarono <strong>i vini di “Perla del Garda”</strong>. In un tempo nel quale la madre dei guru è costantemente gravida, e partorisce a ritmo continuo santoni del cibo e sciamani del vino al cospetto dei quali perfino chi, come me, ha scritto una quindicina di volumi di storia dell’alimentazione si sente annichilito e inutile, Giovanna Prandini ti regala il garbo della controtendenza. Ovvero, produce vini eccellenti ma li racconta sottovoce, indaga e sperimenta il bio senza trasformarlo in fanatismo ossessivo, si dona animo e corpo alle proprie uve e alle proprie cantine ma non strilla alcunché, si mette in gioco senza però ritenersi ideatrice né proprietaria del concetto di vino.<br />
Presso le sue vigne, morene sassose e assetate, raccolta manuale, vinificazione a caduta e un’attitudine indefessa verso l’investimento tecnologico (che supporta e non sovrasta l&#8217;uomo) donano vini franchi, di nitida personalità, per esperienze organolettiche non usuali. Io non sono qui per descrivervi i vini di Giovanna, tra i quali a mio parere si situa <strong>la massima espressione del Lugana/turbiana</strong> (a mio parere massima espressione del trebbiano), perché Ligucibario® sin dalla nascita è una piattaforma sgombra da pubblicità e perché “Perla del Garda” non ha alcun bisogno del mio marketing, se non nel senso, e questo sì spero possa edificare ponti di apprezzamento reciproco, di una vicinanza culturale e affettiva. Non sono qui per celebrare i suoi bianchi Trebbiano di Lugana, Sauvignon, Riesling, Chardonnay e Incrocio Manzoni (riesling renano + pinot bianco) né i suoi rossi Merlot, Cabernet Franc e Sauvignon, e Rebo (merlot + teroldego). Sono qui soltanto per suggerire agli amici lettori una sperimentazione, dato che il food&amp;wine si presta all’approccio cartesiano, verificare è la via più logica, apollinea e certa anche verso la conoscenza enogastronomica. Salvo poi, ovviamente, cedere il passo al piacere sensoriale, all’emozione, al convivio, a Dioniso (non a caso il viciniore, fra gli dèi greci, al Bacco romano).<br />
Chi dunque intenda avvicinare queste belle bottiglie (belle anche nella forma) non ha che da recarsi in enoteca o chiederle presso alcuni ristoranti, e farsi da sé un’opinione in merito. Meglio ancora, contattare la sede aziendale di <strong>Lonato (BS)</strong> tramite <a href="mailto:info@perladelgarda.it">info@perladelgarda.it</a> oppure 030 9103109 e regalarsi il privilegio di un paesaggio e una passeggiata tra i filari, un tour della cantina e un tasting guidato, abbinato a confetture-formaggi-salumi di cortissima filiera. Mi riferisco, limitandomi ai Lugana, ad un percorso conoscitivo che può principiare dalle tipologie giovane e riserva, per poi salire al superiore, e infine esplorare metodo classico e vendemmia ritardata. Personalmente ho affiancato i primi tre a pesce al sale, risotto con asparagi, finanche prosciutto di Sauris, mentre lo champenoise è perfetto da tutto pasto, tranne coi dolci, cui affiancare – specie se dolci non lievitati, come pandolci bassi, pastefrolle con confettura, spongate, panforti, cubaite… &#8211; il vendemmia ritardata.<br />
Per gli appassionati di extravergine, infine, <strong>l’area Garda propone anche la cultivar casaliva</strong>, protagonista di una DOP strabiliante, una DOP veramente al top (e, lo affermo con sportività genovese, diretta rivale dei cru liguri, la mia adorata taggiasca…).<br />
Buon viaggio a Lonato, quindi, e buon viaggio in Italia, bere poco implica anzitutto di bere bene.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Il metodo Champenoise è francese e quello Charmat è italiano?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 15:42:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Facciamo un po&#8217; d&#8217;ordine. Il metodo Champenoise prevede la rifermentazione in bottiglia, il metodo Charmat prevede la rifermentazione in autoclave. Il primo metodo, forse un colpo di genio secentesco dell&#8217;abate benedettino Dom Pérignon, è alla base degli Champagne, e in Italia prende il nome di metodo classico. Il secondo, ideato quasi 3 secoli dopo dall&#8217;italiano ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/metodo-champenoise-francese-charmat-italiano/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo un po&#8217; d&#8217;ordine. Il <strong>metodo Champenoise</strong> prevede la rifermentazione in bottiglia, il <strong>metodo Charmat</strong> prevede la rifermentazione in autoclave. Il primo metodo, forse un colpo di genio secentesco dell&#8217;abate benedettino Dom Pérignon, è alla base degli Champagne, e in Italia prende il nome di metodo classico. Il secondo, ideato quasi 3 secoli dopo dall&#8217;italiano Federico Martinotti prima ancora che da Eugène Charmat, è preferibile coi vitigni aromatici (moscato ecc.) per lavorazioni rapide. A differenza degli Champagne e dei metodo classico, si tratta di vini da consumarsi tendenzialmente giovani</p>
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		<title>E&#8217; pregiato uno spumante &#8220;pas dosé&#8221;?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 15:42:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda è un po&#8217; mal posta. <strong>Pas dosé</strong> (o dosage zero, o nature) non è espressione che si riferisca al pregio di uno spumante, ma solo al fatto che nella vinificazione (<strong>metodo classico</strong>, <strong>champenoise</strong>) dopo lo sboccamento non si fa ricorso all&#8217;aggiunta del cosiddetto <em>liqueur d&#8217;expédition</em>.<br />
Ogni maison chiaramente ha il proprio segreto, ma in genere nel liqueur si trovano sostanze quali solforosa, vino, zucchero di canna, brandy stravecchio… In caso di assenza, lo spumante viene detto pas dosé e risulta molto secco, da &#8220;adepti&#8221;, non gradito a tutti. La cosa migliore da farsi è provarlo, così verificherai: se divenire a tua volta un adepto oppure preferire spumanti più morbidi.</p>
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		<title>Dove verso gli spumanti tipo Berlucchi o Ferrari?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 15:42:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Berlucchi, Ferrari, glorie italiane del &#8220;metodo classico&#8221;, ovvero la rifermentazione in bottiglia che in Francia chiamano méthode champenoise. In Italia il viaggio attraverso gli spumanti svela i paesaggi incantati della Franciacorta, del Trentino, sapienza e tecnologie&#8230; A differenza degli spumanti dolci, che si versano in coppe ampie, gli Champagne e gli spumanti secchi si sono ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/dove-verso-gli-spumanti-tipo-berlucchi-ferrari/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Berlucchi, Ferrari, glorie italiane del &#8220;metodo classico&#8221;, ovvero la rifermentazione in bottiglia che in Francia chiamano méthode champenoise. In Italia il viaggio attraverso gli spumanti svela i paesaggi incantati della Franciacorta, del Trentino, sapienza e tecnologie&#8230; A differenza degli spumanti dolci, che si versano in coppe ampie, gli Champagne e gli spumanti secchi si sono tradizionalmente bevuti nelle <em>flutes</em> alte e strette (difatti la parola, in francese, significa flauto). Recentemente, la cosa è stata posta in discussione ed essi si degustano in calici più larghi, onde apprezzare meglio &#8211; oltre al perlage &#8211; anche il corredo di profumi che si sprigionano verso l&#8217;alto, può trattarsi di viola, acacia, fieno, lieviti, agrumi&#8230; Ricordati di bere questi vini &#8220;speciali&#8221; alla giusta temperatura, e di abbinarli correttamente (evitando i dolci: coi dolci privilegerai moscati, passiti&#8230;)</p>
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