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	<title>Ligucibario &#187; malaspina</title>
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		<title>Medioevo e feudalesimo. Genova 2024</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 12:50:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>MEDIOEVO E FEUDALESIMO. Secoli bui o laboratorio politico e sociale? Di Umberto Curti Genova dedica il 2024 al Medioevo, con una serie di iniziative vòlte ad approfondire una stagione storica lunga e peculiare. Al Medioevo (ed all&#8217;età feudale) in passato sono state peraltro riservate innumerevoli definizioni ed attribuite infinite etichette, stiamo parlando &#8211; del resto ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/medioevo-e-feudalesimo-genova-2024/">leggi tutto</a></p>
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<p>MEDIOEVO E FEUDALESIMO. Secoli bui o laboratorio politico e sociale? Di Umberto Curti</p>
<p><strong>Genova dedica il 2024 al Medioevo</strong>, con una serie di iniziative vòlte ad approfondire una stagione storica lunga e peculiare.</p>
<p>Al Medioevo (ed all&#8217;età feudale) in passato sono state peraltro riservate innumerevoli definizioni ed attribuite infinite etichette, stiamo parlando &#8211; del resto &#8211; di un arco di storia ampio, “spartiacque”, prodromico a grandi scoperte geografiche e scientifiche, e fra i più complessi a decifrarsi. Rare le fonti affidabili, impossibile la disgiunzione fra gli accadimenti “italiani” e quelli lato sensu europei, perché &#8211; nel caos diacronico dei contesti locali e generali &#8211; tempo e confine sono mere parole, valgono solo come puro suono a fini distintivi.<br />
In qualche modo, tuttavia, superate le invasioni barbariche che avevano distrutto la romanità, l&#8217;Europa fu a tratti più coesa e sovranazionale proprio nel momento in cui si palesarono totali sia la mancanza di comunicazioni e sia la difficoltà di percorsi politici e culturali condivisi.<br />
Primo tratto saliente dell&#8217;alto Medioevo fu la decadenza delle città (civitates, da cui derivava il termine stesso civiltà), che non vennero necessariamente distrutte ma rappresentarono un fattore di relativa indifferenza negli sguardi di quanti &#8211; i vincitori &#8211; non praticavano che l&#8217;arte militare e l&#8217;allevamento nomade dei bestiami. Grandi abitati, a partire dai secoli IV e V, si ridussero dunque a quartieri non di rado fortificati, a recinti difensivi dentro i quali via via resistere ai Goti, ai Longobardi, ai Franchi, a tutti gli stranieri e alle orde di turno. Ne era a capo il vescovo, unico soggetto del passato rimasto ad occuparsi non solo d&#8217;anime, e ne era centro l’edificio adibito a cattedrale. Secoli dopo, non a caso, il vescovo incarnò il miglior alleato &#8220;politico&#8221; di tutte quelle città che presero a ribellarsi alla tirannia centrale dell&#8217;impero.<br />
Si sviluppò pertanto una ruralità talora da fame, il contadino non cooperando più col mercante e non coltivando oltre il necessario al proprio sostentamento. Quando i raccolti degli anni di magra, le scarse piogge o la violenza delle intrusioni gli impedirono di proseguire, egli si rivolse al latifondista, al proprietario delle &#8220;villae&#8221;, che gli garantì &#8211; attraverso il &#8220;colonato&#8221; &#8211; lavoro e pane. E&#8217; una relazione affine a quella che in tempi recenti s&#8217;è battezzata mezzadria, da un lato la pars dominica e padronale, dall&#8217;altro la pars massaricia, la fattoria con gli attrezzi di lavoro condotta dal balivo che a tutto provvede, e tale relazione dà vita ad una società ovviamente parcellizzata, diffidente, che s&#8217;autosostiene, chi ha più terra è &#8211; oggettivamente &#8211; più ricco, perché la terra rappresenta l&#8217;unica moneta di scambio immune dalle svalutazioni e comunemente accettata.<br />
La villa risultò luogo di potere e di vita quotidiana, vi si amministrò la giustizia, vi si celebrarono riti religiosi, vi si progettarono investimenti… Ecco l&#8217;origine di tanti toponimi italiani, Francavilla, Villafranca, Villanova, Villabassa, Villabate, Villa Campanile, Villa Castelli, Villachiara, Villa del Bosco, Villa del Conte, Villa Estense, Villa Frati, Villagrande, Villa Guardia, Villa Lago, Villa Latina, Villa Magna, Villa Piana, Villa Poma, Villa Ricca, Villa Santa, Villaverde. Ecco forse, anche, una delle origini circa tanti municipalismi e &#8211; a detta di alcuni &#8211; circa lo spirito poco patriottico della nazione italiana, a suo modo anarchica e campanilista…<br />
Gradualmente, l&#8217;accumulo di terra nella proprietà di pochi privilegiati produsse la nascita della nobiltà, inizialmente di tipo guerriero, all&#8217;insegna del valore e della lealtà. Duchi e marchesi che presero a nominare &#8211; come sottoposti diretti &#8211; i cosiddetti <strong><em>vassalli</em></strong>, cui assegnavano il godimento temporaneo di un feudo. Col tempo, il privilegio divenne sempre più ereditario e trasmissibile, perché solo i figli dei vassalli conoscevano le arti e gli usi idonei al mestiere e potevano così diventare cavalieri, membri di una milizia elitaria, formidabilmente al vertice della piramide sociale.<br />
Il feudalesimo fu dunque un&#8217;organizzazione istituzionale &#8211; di matrice franca &#8211; che a partire dall&#8217;alto Medioevo si estese in Europa fino alla Sicilia, alla Grecia, alla Palestina. Caratterizzata da un feudo, e da un feudatario che vi esercita la giurisdizione, allude &#8211; cronologicamente &#8211; ad un&#8217;età squassata da grandiosi rivolgimenti, tanto che il feudalesimo appare a taluni studiosi un fatto storico ineludibile, un passaggio politico obbligato in quanto prevedibile, ad altri una fusione originale che compenetrò elementi di provenienza diversissima, cerniera fra mondi che scompaiono e mondi che li sostituiscono, fra aristocrazia via via declinante e avide modernità per loro natura impetuose.<br />
E&#8217; verosimile sia derivato, come istituto, dai patronati latifondistici del Basso Impero agonizzante, allorché armigeri disillusi e sbandati si aggregarono individualmente attorno ad un capo anziano e/o valoroso. Ma al termine del periodo merovingio emersero contrattualità militari più formalizzate, e la distribuzione di un vitalizio in terra a quei cavalieri che s&#8217;impegnassero a ricambiare tale concessione con la fedeltà e con le armi.<br />
Via via, da privilegio di dignità personale il feudo si trasformò in un volàno per l&#8217;espansione franca, che con Carlo Magno raggiunse vittoriosa &#8211; come noto &#8211; terre e popoli lontani. Ecco la nascita del vassallatico (la parola giunge dal celtico), forma politico-gerarchica nella quale il feudo non consiste più solo in terra, ma svolge una precisa funzione amministrativa e militare.<br />
Feudo è vocabolo di derivazione etimologica incerta, dal latino medievale feudum. Origini storico-linguistiche mai del tutto chiarite ci tramandano un bisillabo (fevum, anche feum) che appare nella Francia meridionale e a Lucca in un documento della metà del secolo IX. Beni, forse bestiame…, concessi da qualcuno a qualcun altro in cambiò di fedeltà e servigi militari.<br />
Consta di un dato personale (commendatio) là dove un uomo libero (<strong><em>vassus</em></strong>) si sottomette ad un senior. Di un dato reale (beneficium) là dove implica la concessione gratuita e revocabile di terre per mantenere il vassus (e la sua famiglia). Di un&#8217;immunità da oneri pubblici (mùnera), là dove prevede l&#8217;esenzione da imposte.<br />
La commendatio proviene da consuetudini romane e poi intensamente germaniche, non àltera le facoltà del vassus perché si tratta di un&#8217;obbligazione bilaterale, risolubile per inadempienza delle parti. Il beneficium è una concessione &#8220;precaria&#8221;, durando quanto il rapporto personale fra i due contraenti (ma tendendo a diventare ereditaria perché gli oneri militari del vassus cresceranno, ed esigeranno maggior ricompensa). L&#8217;immunità discende da usi del Basso Impero come privilegio di esenzione dalle imposte. Essa deflagra in età merovingia, sottraendo all&#8217;erario dei sovrani molti redditi (ad esempio ecclesiali) certamente enormi. Il vassus, successivamente, pretese d&#8217;esigere in prima persona ciò che non consentiva &#8211; grazie all&#8217;immunità &#8211; che il fisco esigesse da lui. Con l&#8217;introitus arrogandosi il diritto di entrare nelle diverse proprietà, con l&#8217;exactio di riscuotere quanto aveva calcolato gli spettasse, con la districtio di emanare disposizioni in materia.<br />
E&#8217; il tempo nel quale la Francia carolingia si batté contro gli Arabi, che s&#8217;impadronirono minacciosamente della Spagna. Carlo Martello si vide costretto ad aumentare vertiginosamente il numero dei vassallatici in virtù delle loro prestazioni militari, e di conseguenza largheggiò sia concedendo terre sia espropriando la Chiesa. I privilegi del vassus divennero mere prerogative personali, ormai inscindibili dal titolare, contaminando il diritto pubblico con quello privato.<br />
Il vassus a sua volta si legò per contratto al <strong><em>valvassore</em></strong>, il vassallo del vassallo (quando il valvassore prese il nome di conte, il vassallo si chiamò duca o marchese). Il valvassore, infine, ebbe nel <strong><em>valvassino</em></strong> il proprio sottoposto, al livello più basico della scala di potere.<br />
Il sigillo a tali contratti si confermò la fedeltà, il senso di appartenenza. Come detto, ciò direttamente o indirettamente rafforzò un&#8217;economia tutta agraria e curtense, &#8220;clausa&#8221; (chiusa), immune. Nella realtà dei fatti, malgrado l&#8217;azione di sorveglianza &#8220;centrale&#8221; svolta dai missi dominici, una società composta da microcosmi è fragile, s&#8217;inchina puntualmente alla voce del più forte. Non a caso i vassalli pretesero progressivamente l&#8217;ereditarietà dei benefici, e i sovrani poco a poco cedettero, di modo che &#8211; come già avvenuto sotto i Longobardi &#8211; il feudo si mescolò agli altri patrimoni &#8220;personali&#8221; perdendo la sua funzione pubblica, e la politica si sottomise alle istanze particolaristiche dei signori a cavallo (meno invadente fu la condotta del cosiddetto maggiorascato &#8211; d&#8217;origine spagnola &#8211; in Francia, coi suoi celebri cadetti capaci di tutelare la civiltà occidentale fino al secolo XVIII e talora oltre).<br />
Il vassallatico divenne una sorta di &#8211; autorevole – parlamento “ombra”, in grado, non raramente, di condizionare i governi centrali e di pilotare i destini di nazioni e territori. D&#8217;altronde, dal feudo dovettero però iniziare i versamenti di tributi, mentre via via la sua potenza militare si affievolì a causa degli eserciti professionali e poi delle coscrizioni di leva nazionali obbligatorie, che resero le guerre un fenomeno di massa, praticato con equipaggiamenti ed armi sempre più &#8220;industriali&#8221;.<br />
La rivoluzione francese, in qualche modo filiazione dell&#8217;Illuminismo, spazzò infine via gli ultimi residui di quel feudalesimo che s&#8217;annidò a lungo anche nell&#8217;età dei titoli nobiliari.<br />
Durante il Medioevo la situazione generale vedeva dunque in atto le vicissitudini narrate nelle righe precedenti; parallelamente, in Liguria, e più precisamente a Genova, la scena era dominata da grandi casati nobiliari, originando dal Medioevo e giungendo fino alla Repubblica aristocratica e oligarchica (1528-1797). Si trattava di una nobiltà civica, mercantile e insieme guerriera, che affermò il predominio di Genova su tutto il territorio ligure, e che conquistò il Mediterraneo anche attraverso il commercio (e infine la finanza). Ma a prevalere, all’interno dello stesso ceto dirigente genovese, furono inizialmente quattro grandi casate, <strong>Doria</strong> e <strong>Spinola</strong>, a capo di fazioni “ghibelline” e poi strettamente filospagnole, e <strong>Fieschi</strong> e <strong>Grimaldi</strong>, a capo dei “guelfi” e filofrancesi. Poco tempo dopo, a queste si affiancarono altre famiglie popolari (Adorno, Fregoso, Guarco e Montaldo) che talora fecero terra bruciata in città e nei domini fra il Tre e Quattrocento. Con la riforma costituzionale del 1528 iniziò una nuova fase in cui il patriziato sovrano della Repubblica di Genova si impose pienamente sulla scena del business europeo. In questo ambito emersero nuove famiglie, i <strong>De Ferrari</strong> duchi di Galliera ed i <strong>Pallavicino</strong>. Il sangue blu restò in famiglia attraverso matrimoni incrociati, dettati da motivi politici e di potere che portarono ad un legame indissolubile tra i vari casati. Nel 1547, con l&#8217;assedio al castello di Montoggio (GE), i Doria ebbero definitivamente la meglio sui Fieschi e le loro congiure. Discorso a parte meriterebbero i <strong>Malaspina (</strong>famiglia marchionale<strong>),</strong> che nonostante il predominio di Genova seppero mantenere importanti possedimenti feudali nell’estremo levante ligure (dove passò anche Dante), e in alcune valli interne del Tigullio orientale e del Genovesato. Tale mix “vincente”, fra coraggiosa intraprendenza e splendore nobiliare, è il segreto alla base di quei fasti del passato per cui Genova va famosa, e di quegli edifici aristocratici che stanno richiamando sempre più turisti…</p>
<p>Suggerimenti bibliografici</p>
<p>Bloch, <em>La società feudale</em>, Torino, 1999</p>
<p>Braudel, <em>Mediterraneo</em>, Milano, 2002</p>
<p>C.M. Brunetti, <em>Castelli liguri</em>, Genova, 1967 (2^ ed.)</p>
<p>Cardini e M. Montesano, <em>Storia medievale</em>, Firenze, 2006</p>
<p>Duby, <em>Lo specchio del feudalesimo</em>, Bari, 1998</p>
<p>Ganshof, <em>Cos’è il feudalesimo?</em>, Torino, 2003</p>
<p>Huizinga, <em>L’autunno del medioevo</em>, Roma, 1997</p>
<p>Keen, <em>La cavalleria</em>, Napoli, 1986</p>
<p>Le Goff, <em>L’uomo medievale</em>, Bari, 1999</p>
<p>Lewis, <em>I musulmani alla scoperta dell’Europa</em>, Milano, 1983</p>
<p>Minola e B. Ronco, <em>Castelli e fortezze di Liguria</em>, Genova, 2006</p>
<p>Piccinni, <em>I mille anni del Medioevo</em>, Milano, 1999</p>
<p>Poleggi (a cura di), <em>Città portuali del Mediterraneo: storia e archeologia</em>, Atti del Convegno Internazionale di Genova, Genova, 1989</p>
<p>Stringa, <em>I forti di Genova</em>, Genova, 1985</p>
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		<title>Salti di acciughe e vie del sale</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 11:12:27 +0000</pubDate>
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Se il viaggio più celere è a piedi, il rimpianto Gino Veronelli per penetrare l’Italia esortava non a caso a “camminare le osterie”…<br />
Oggi in cerca di acciughe non cammineremo, amico lettore, da <strong>Monterosso</strong> nelle Cinque Terre, né da coste. Ma da <strong>Campo Ligure</strong> (Parco Beigua ai piedi del Passo del Turchino), borgo della filigrana e della revzora, che fu degli Spinola. I genovesi vi salivano da Voltri e Mele (link LF) ben prima che un’autostrada a 3 corsie “scavalcasse” castelli, e romitori, e formaggi. Dove corre anche l’ottocentesco binario unico Genova-Acqui Terme grimpavano le “vie del sale”, mini Francigene mare-entroterra e ritorno. Gli adepti del commercio v’incrociavano come sempre gli adepti della fede.<br />
Nell’Ottocento, fra l’altro, a <strong>Voltri</strong> prosperò anche una produzione cartaria (censimento del 1830…). Questa carta favolosa originava da stracci, import padano. L’area di pertinenza sarebbe tuttora “Fabbriche”, ma per il micro Museo che ne rievoca le storie occorre la tortuosa viabile (crêuza da auto e minibus 101) dell’<strong>Acquasanta</strong>, luogo noto per il santuario (iniziato nel 1683), le benefiche terme solforose, le neviere che rifornivano di utile ghiaccio i genovesi patrizi/ricchi, e le schiette trattorie ben fornite di raiêu a-ö töccö. L’origine del nome Mele è, malgrado tutto, discussa, forse alludendo a Meleo dio della pastorizia, fratello di una ninfa <em>Eia</em>, donde il nome del fiume Leira?, oppure al miele (lo stemma comunale recita infatti “<em>ex melle mihi nomen</em>”). Peraltro l’area fu abitata già remotamente, e una quindicina d’anni fa è stato rinvenuto presso un orto un grosso cippo in pietra, forse a confine di un podere d’età romana. Taluni affermano che l’Acquasanta, punto di “valico”, oggi venerato santuario cristiano, già fosse luogo sacro e di convegno dei popoli celtici dell’Italia settentrionale, le acque sulfuree vantando proprietà miracolose… Ivi, la roccia detta “dell’Issel” in onore dello studioso del primo ‘900 propone una metà ricca d’incisioni: piccole coppelle (non atte a contenere acqua), intagli fusiformi… Lo studioso non può che ipotizzare un antico valore sacrale, legato a culti delle acque.<br />
Certo l’acciuga, come altri pesci (sardine, merluzzi, aringhe) che da tanto si salano, o s’affumicano…, era fra i pochi alimenti idonei a lunghe marce. Acciughe versus tela di canapa. Il sale, “sostanza da dèi” già in Omero e Platone, nelle varie età valse a conservare cibi, a preparare formaggi, medicamenti, tinte… Salsomaggiore, Salisburgo… Quest’oro bianco, diretto dalle îles e da Salon de Provence (Bocche del Rodano) verso l’Europa centrale, in Valle Stura come noto risuona anche nel Bric Saliera, guglia di pietra sovrastante una sella a 800 m dove si stoccava sale (a Colle dei Ferri viceversa il sale valeva chiodi).<br />
Vita ovunque agra… Malgrado tracce prei- e protostoriche, sappiamo che anche <strong>passo del Turchino</strong> e dintorni evolsero solo dal XIII secolo, con l’espandersi della prima badìa cistercense italiana, Santa Maria della Croce ovvero <strong>Tiglieto</strong>, dato che i monaci, non di rado còlti rampolli, ergo botanici e speziali, ben tesaurizzano e/o “convertono” i boschi, anche sostituendo le piante (di fatto il patriziato glieli affidava). Tiglieto così fu come lo <em>scriptorium</em> colombaniano di Bobbio, come la benedettina Novalesa (echi da Umberto Eco?), irradiò sapienza. Attorno alla splendida badìa, restaurata, corre oggi un agevole anello escursionistico di circa un paio d’ore di cammino.<br />
E bosco significa(va) legna, castagne, funghi, tartufi, miele, lumache, cinghiali e varia selvaggina…, ghiande di faggi e querce per i bovini e maiali. Il bosco può in tal senso soccorrer le città, e crebbero (un po’ ovunque in Liguria) i castagni da frutto, alberi del pane, ottimi sodali anche in carestia. Nei pressi, ecco sempre gli aberghi coi tetti di scandole, mezzo diruti al pari di tanti tecci dell’alta <strong>Val Bormida</strong> e canissi dell’<strong>Arroscia </strong>e scau di Garessio. Donne piemontesi arrivavano ad aiutare la raccolta, l’anno seguente la vendemmia causava esodi inversi. Ai castagni, e all’essiccazione dei frutti, Ligucibario® ha dedicato nel tempo molte pagine commosse…<br />
Dalle faggete viceversa si ricavò carbone per vetrerie e ferriere, sempre attigue ai torrenti poiché necessita loro energia idrica (e qui l’acqua, per l’impatto fra massa d’aria continentale e mitezza mediterranea, non mancava). Col legno, alquanto pieno e curvabile a vapore, si produsse mobilio, con le foglie foraggi per le bestie, coi frutti un olio alimentare, o si tostano come caffè surrogato&#8230; Ma anche i tronchi viaggiarono, dall’Olba ai cantieri navali della Repubblica di Genova lese di legno slittarono incidendo “orme” tuttora identificabili sui cammini hiking giù da Faiallo a Gava, nord di <strong>Arenzano</strong> (che fu minuscolo abitato dei Liguri <em>Viturii</em>, tribù povera dedita all’allevamento e al baratto).<br />
O cammineremo dalla <strong>Val Polcevera</strong>… Già la Postumia (via d’arroccamento realizzata verso Libarna e Piacenza dal console S. Postumio Albino nel 148 a.C. traguardando Aquileia) fu sutura tra porto di Genova e basso Piemonte, e non capitalizzò, aggregandola, che la rete di preesistenti percorsi. Così come la Tavola Bronzea del 117 a. C. (dove si cita anche Mignanico = <strong>Mignanego</strong>, presso la Bocchetta) inquadra l’esistenza di una società tribale in qualche modo organizzata. Dal <em>De bello gallico</em> di Cesare si apprende poi che i <em>Viturii Langenses</em> s’opposero strenuamente ai Romani, ma proprio la via Postumia mutò tutti gli equilibri e i destini del territorio, peraltro costantemente vocato ai transiti commerciali. I castagni, o i gelsi, o un tal Maurone (?) sono stati via via confusamente collegati all’origine del toponimo <strong>Campomorone</strong>. La Postumia tornò in auge quando Genova e Milano nel III-IV secolo d. C. si sostennero l’un l’altra circa le compravendite d’olio (da sud Italia e nord Africa) e granaglie. In tal senso, alla vigilia e poi all’inizio della calata barbarica quest’Appennino ospitale non a caso si ripopolò, e le fasce terrazzate ripermisero alcune delle usuali coltivazioni.<br />
Dopo il collasso viario romano e della élite “curtense” longobarda, dal XI secolo ecco l’ascesa politico-economica di Genova, e le notizie sul contado giungono più cospicue e perspicue. Nel “buio” Medioevo (buio?) pellegrini e merci si adattarono a sentieri e mulattiere, la Repubblica di Genova difatti badò solo alla transitabilità militare. Muli, slitte e dorsi di persone a piedi, non di rado donne (come per l’ardesia in Tigullio), furono i soli vettori – di fatto – sino alle ardite infrastrutture che, con binari e tunnel, dal tardo ‘800 unirono Genova alla Padanìa prediligendo la valle, dove prima era prediletto il crinale (che “evita” briganti e esondazioni). Il crinale, tuttavia, può essere a propria volta ventoso, gelido, brullo.<br />
Con l’espandersi genovese nell’Oltregiogo fu la Val Polcevera a incardinare tutt’attorno una “via del sale”, di nuovo una rete sud-nord. Quel sale divenne monopolio capitale, tanto che i contrabbandieri lo celavano, salvo sulla Francigena elargirne ai pii, per una prece di costoro quando giungessero in San Pietro. E il sale, sui moli poi sui muli, da Genova “saliva” in Padanìa in primis (amico lettore apri una cartina) <strong>via Pontedecimo, o per le Capanne di Marcarolo, o per Langasco-Pietralavezzara-Fraconalto-Voltaggio-Gavi</strong>. Oggi a fine percorso mangeremmo amaretti e, più riposati, berremmo Cortese. Sul fianco sinistro del Polcevera saliva viceversa a <strong>Torrazza</strong> sin poi alle valli Scrivia e Borbera, ma in genere valicava anche su altri tracciati, i Giovi a <strong>Busalla-Ronco</strong> (dove oggi si coltivano le rose), la Vittoria e la Crocetta di Orero, “vie dei feudi imperiali” poiché, vinti i Longobardi, il Sacro Romano Impero carolingio aveva affidato possessi ai feudatari leali, onde garantirsi vie al mare.<br />
<strong>Casella</strong> ai tempi della Roma repubblicana beneficiava di due notevoli assi: appunto la strada dei feudi imperiali e la perpendicolare via di fondovalle, su cui i mercanti trasportavano beni dal porto di Genova alla Padanìa. L’attuale toponimo (che ha sostituito il longobardo <em>Raudigabium</em>) significherebbe casa colonica (nella vicina Savignone, il locale Museo archeologico conserva resti in ceramica e funerari dell’età del Bronzo, cui risalgono i primi insediamenti). Il Medioevo fu fliscano, sino al 1547.<br />
Ricerche storiche hanno segnalato tra le vie tuttora più riconoscibili da Porta delle Chiappe (ciappe d’ardesia), detta anche di San Simone, le cosiddette “via della salata” (verso Borbera e Tortona via <strong>Casella-Savignone-Crocefieschi-Vobbia</strong>) e, più in quota, “via dei Malaspina” (verso Varzi via <strong>Bargagli-Torriglia</strong>).<br />
Tre ponti romani testimoniano che Bargagli fu crocevia tra la via del sale che portava in Emilia ed un’altra che portava in Fontanabuona. Il nome deriverebbe dal dominante monte Bragalla, anticamente Bargalla. Tuttora i pastori abbeverano le greggi ad una fonte perenne presso Monte Traso, 850 m, dove certamente venivano cacciati animali di passo. Mentre sull’area di Vobbia, oggi dominata dal castello della Pietra incastonato nella puddinga, i paleobotanici hanno evinto la presenza di conifere, il che attesterebbe trattarsi di area dal clima invernale tendenzialmente troppo ostile all’uomo.<br />
Si noti che il <em>trenino di Casella</em> (1929) nel progetto originario avrebbe dovuto raggiungere Bobbio e Piacenza. Il tesoretto in monete – quasi 3 chili &#8211; recuperato a Niusci, presso la ferrovia del trenino, era forse pedaggio andata/ritorno a un dio montano.<br />
Del business del sale residua anche una secentesca saliera a <strong>Campomorone</strong>, eretta dai D&#8217;Amico in un quadrangolo a corte su due piani (di sopra riposava il personale, gli stapulieri), difesa verso strada da due garitte angolari con teste apotropaiche. I 3 lati porticati potevano funger da stalla. Il luogo (dal 1923 monumento nazionale) era magazzino franco per varie merci daziate. Il torrione tuttavia rivela una preesistenza irregolare, in pietra di fiume. Anche Ca&#8217; de Rossi a San Martino di Paravanico (1200) fungeva da caravanserraglio (una basica locanda-deposito), ossia dove uomini e animali (decine) potevano pernottare dopo ore di cammino dal mare. Magazzini, fondachi e cantine da vino, stalle con mangiatoie e fienili, cucine e alloggi per il personale e i mulattieri in transito.<br />
L’acciuga, pan del mare, che talora nei cesti dei “passeurs” copriva il sale per eludere i gabellieri (sale da sopra a sotto…), come noto lega, saporita, le cucine ligure-provenzale e piemontese. Di qui acciughe all’ammiraglia, ripiene, fritte, bagnùn di <strong>Riva Trigoso</strong> con la galletta, tegame di <strong>Vernazza</strong>, machetto al mortaio (tra garum di Roma e colatura di Cetara) e <strong>un rito della salagione</strong> che certamente trova echi siculi ne “I Malavoglia” del Verga… Di là – porti e grossisti e contrabbandieri permettendo &#8211; acciughe al verde, in rosso, col burro di malga, con peperoni, “indigeribile” bagna caöda (se le nonne ancora ne cucinano in vendemmia), vitel tonné, persino un ecomuseo degli acciugai (gli anciué dal carretto azzurro), beninteso in…montagna, a Celle di Macra, Val Maira, 1.300 m sul livello del mare, sede anche della Confraternita.<br />
O cammineremo allora da <strong>Col di Nava</strong>… Una nota via del sale dalle coste francesi via <strong>Sanremo e Oneglia</strong> saliva poi fin proprio a Dronero (imbocco della Val Maira), cittadina di viuzze e porticati medievali che – si pensi &#8211; fino al 1966 una ferrovia univa a Cuneo. Un’altra via del sale univa <strong>Albingaunum (Albenga) ad Alba</strong>, salendo da Cisano sul Neva a Erli, Cerisola, San Bernardo di Garessio… Questa fu chiamata &#8220;<strong>via Pompea</strong>&#8221; poiché voluta da Gneo Pompeo Strabone, fondatore della stessa Alba Pompeia e padre di quel Pompeo Magno (106-48 a.C.) che avrebbe poi composto con Cesare e Crasso il primo triumvirato (60 a.C.), patto politico personale e privato, e per un po’ di tempo segreto (Pompeo Magno morì poi pugnalato e, come noto, la sua testa spiccata dal corpo venne offerta a Cesare)&#8230; Dunque, la via Pompea fu messa in opera verso l’anno 100 a.C. Svolse una decisiva funzione anzitutto in quanto, come altre vie altrove, favoriva i commerci tra piana e mare: sale e olio in un senso, vino e farina nell’altro; in particolare vi viaggiava molto sale tratto dalle grandi cave presso Marsiglia e Tolone, e dunque la strada d’attraversamento della valle Ellero fu genericamente nota per vari secoli come &#8220;via del sale&#8221;, ciò che tuttora si ritrova in non pochi toponimi.<br />
Anabasi ponentine che ben scriverei a quattro mani con qualcuno dei posti… La Val Maira – “magra” per pastori e contadini &#8211; sdipana una cinquantina di chilometri fra fitti boschi e mille minimali borghi (Moschieres, Elva…) il cui toponimo rievoca Spagna e Provenza, e persecuzioni che trasferirono cultura e lingua occitane in queste combe. La festa degli acciugai vi cade a giugno, e lo splendido pane locale ha nome <em>tirassa</em>, impasto tirato più volte, e scarsa mollica finale. Un tempo era casereccio, rivolto soprattutto ai bimbi, al centro infatti vi cuoceva golosamente una mela. Mi dicono che in un forno di Villar S. Costanzo, a richiesta, venga ancora preparata&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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		<title>Alta Via dei Monti Liguri, e non solo. I cammini di Liguria</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2023 17:33:48 +0000</pubDate>
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<p>Cammini in Liguria. Tra vie del sale, percorsi della transumanza, Terre Alte, vie del ferro, sentieri della Resistenza, acquedotto di Genova, via Postumia&#8230; un ventaglio di opzioni da Ponente a Levante.</p>
<p>Prosegue il corso <strong>GAE – Guida Ambientale Escursionistica</strong> presso l’Ente F.Ire di Genova, propedeutico all’esame di qualifica abilitante.<br />
Il “viaggio” che ho proposto ai corsisti lungo l’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong> ha consentito d’incontrare anche ulteriori cammini regionali.</p>
<h2>Cammini in Liguria, un ricco catalogo</h2>
<p><strong>Le vie del sale</strong>, troppo numerose e importanti in Liguria per necessitare di spiegazioni: io amo soprattutto quella che da Erli risale verso Cerisola (in Liguria ma già provincia di Cuneo) e poi a San Bernardo di Garessio, ripristinata e accudita da un sodalizio di giovani, che ho avuto il piacere di conoscere la scorsa estate durante un evento a <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong>, cui partecipò anche Paolo Piacentini, autore del mirabile <em>Appennino atto d’amore</em>.<br />
I percorsi della <strong>transumanza</strong>, che interessano tanto l’area malgara di <strong>Mendatica</strong> (cucina bianca, <a title="ligucibario cucina bianca" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bianca-cucina-malgara/" target="_blank">link qui</a>) quanto la <strong>Val d’Aveto</strong>, patria della mucca <strong>cabannina</strong>…<br />
Il sentiero cosiddetto delle <strong>terre alte, col segnavia TA giallorosso</strong>, che può valere come alternativa ove si voglia “abbandonare” la costa per rivivere tracciati (impegnativi) che un tempo immettevano nella pianura padana…<br />
I percorsi <strong>delle Albisole e delle Stelle, tra la ceramica e la casa-museo di Sandro Pertini a Rovieto (Stella San Giovanni)</strong>, via via salendo lungo l’itinerario (strada provinciale 334) che poi segue verso Sassello, prima bandiera arancione in Italia, luogo dove sono “ospitali” e “gustosi” per natura…<br />
<strong>Le vie del ferro, che toccano Tovo San Giacomo e Isallo</strong> (frazione di Magliolo), riproponendo i trasporti del minerale che sbarcava in Liguria dalle miniere dell’isola d’Elba…<br />
<strong>Area 24 a Sanremo</strong>, sul lungo tratto di ferrovia dismessa, e<strong> i lungomari Europa e De André da Varazze ad Arenzano</strong>, con paesaggi mozzafiato dinanzi ai quali camminare o pedalare senza fretta…<br />
<strong>I sentieri della Resistenza, ad esempio fra Borzonasca e Rezzoaglio</strong>, che rievocano momenti della guerra partigiana di liberazione (1943-1945)…<br />
La <strong>Via Postumia</strong>, o per meglio dire quel che intuiamo rimanerne (<a title="umberto curti il cibo in liguria dalla preistoria" href="https://www.deferrarieditore.it/prodotto/cibo-liguria-dalla-preistoria-alleta-romana/" target="_blank">link qui</a>), strada d’arroccamento che dalla Val Polcevera “schiudeva” da un lato la Val Lemme (bellissima Voltaggio), dall’altro la Valle Scrivia, non a caso un poco più a nord <strong>Libarna</strong> ha restituito alcuni interessantissimi resti di un’estesa città romana d’epoca imperiale…<br />
La via cosiddetta <strong>dei feudi imperiali, che dal porto di Genova si collegava con finalità commerciali a Casella</strong>, donde si può anche, attraverso Montoggio, raggiungere Torriglia e la Val Trebbia, quella cara <strong>al poeta Giorgio Caproni</strong>…<br />
<strong>L’acquedotto storico di Genova</strong>, che dal bel ponte-canale di Cavassolo, secentesco, in Comune di Davagna, scendeva alla città e ai suoi sempre più pressanti fabbisogni idrici…<br />
<strong>I cento santuari del Genovesato</strong> (Acquasanta, Vittoria, Guardia, Coronata, Tre Fontane, Madonna dell’Acqua…), col loro apparato di memorie e beni culturali, che costituirebbero un tour perfetto per il turismo devozionale…<br />
Infine, last not least, il catalogo dei cammini in Liguria comprende anche percorsi <strong>carretteschi, fliscani, malaspiniani</strong>…, che raccontano le vicende delle principali casate nobiliari liguri, talora in lotta l’una contro l’altra, vicende di cui rimangono un po’ ovunque castelli-fortezze e &#8211; per vivervi in tempo di pace &#8211; confortevoli palazzi…<br />
Buon viaggio con Ligucibario®, portale dell&#8217;etno-gastronomia e della <strong>biodiversità</strong> (e senza alcun banner pubblicitario).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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