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	<title>Ligucibario &#187; lucetto ramella</title>
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		<title>Coniglio alla gorlerotta</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:38:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Coniggio a-a gurleotta, ne accenna lo storico onegliese Lucetto Ramella, al quale qui sull&#8217;alfabeto del gusto è ovviamente dedicata una voce, ed è un’antica e magnifica ricetta che prevede di nutrire il coniglio con le erbe aromatiche disponibili (che poi entreranno anche nella cottura*) nelle 2 settimane precedenti la macellazione, onde renderlo “profumatissimo”. Gorleri è ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/coniglio-alla-gorlerotta/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Coniggio a-a gurleotta, ne accenna lo storico onegliese Lucetto Ramella, al quale qui sull&#8217;alfabeto del gusto è ovviamente dedicata una voce, ed è un’antica e magnifica ricetta che prevede di nutrire il coniglio con le erbe aromatiche disponibili (che poi entreranno anche nella cottura*) nelle 2 settimane precedenti la macellazione, onde renderlo “profumatissimo”.<br />
Gorleri è una frazione di Diano Marina (IM).<br />
In questi casi Ligucibario® abbina un Pigato della DOC locale, servito a 11°C in tulipani a stelo alto.<br />
* rosmarino, alloro, salvia, timo&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Apricu e ubagu</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2025 13:31:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_26253" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN5697.jpg"><img class="size-medium wp-image-26253" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN5697-215x300.jpg" alt="imperia" width="215" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">imperia</p></div>
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<p>Lavorandovi spesso, ho sviluppato via via per Imperia un affetto profondo. E’ una città peculiare, nata nel 1923 dalla fusione di due “anime” distinte, e mi riporta alla mente figure di onegliesi (da Andrea D’Oria a Lucetto Ramella) così come di portorini (da Felice Cascione a Nino Lamboglia). E, nei fatti, anche Italo Calvino e Libereso Guglielmi sembrano ben poco lontani.</p>
<p>Quando posso, amo con Luisa “perdermi” al Parasio, cenare al “Corallo”, oppure concedermi un calice e qualche stuzzichino al caffè-pasticceria “Piccardo”, ad un passo da corso Bonfante e da Calata Cuneo.</p>
<p>In tutta onestà, guardo la televisione solo quando necessario, ma di recente RAI5 mi ha regalato una puntata de “Di là dal fiume e tra gli alberi” dedicata proprio a Imperia e che sarebbe da sola valsa il pagamento del canone, per l’originalità del taglio e il garbo delle interviste.</p>
<p>Ho così conosciuto scrittori, artisti, cantanti, attrici, agricoltori, fotografi, discografici, collezionisti… Che – a vario titolo – gravitano in quel Ponente così inconfondibilmente ligure e attorno alla città… In particolare, vista la mia professione, mi hanno colpito storie toccanti come quella di Daniele Meliffi, che giunto a Triora dal Trentino ha sperimentato un’agricoltura rigenerativa, ed a Triora confida di crescere i propri figli nel rispetto della natura e del prossimo. Storie come quella di Luca Papalia, che ha contribuito alla salvezza e rinascita di Glori, frazione di Molini di Triora, uno dei tanti borghi – ricchissimi di biodiversità &#8211; che il tempo presente stava condannando alla “scomparsa”. Storie come quella di Simone Caridi, videomaker che a Ciabaudo, frazione di Badalucco nella minuscola e appartata valle Oxentina, terra di pastori e carbonai, ha raccontato la cultura del castagno e il suo avvenire.</p>
<p>Mi chiedo (io che sovente debbo parlare di antropocene, cambiamenti climatici, agromafie): che non tutto sia perduto? Che un poco di apricu possa prendere il posto ad un poco di ubagu?<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Triora, profumo di piante ed erbe curative</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 13:20:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25592" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/DSCN2095.jpg"><img class="size-medium wp-image-25592" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/DSCN2095-300x250.jpg" alt="zafferano di triora (im)" width="300" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">zafferano di triora (im)</p></div>
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<h2>Triora, profumo di piante ed erbe curative</h2>
<p>Curiosavo (più che altro facevo un po’ d’ordine…) nella mia biblioteca-archivio, ricuperandone anche ricettari genovesi/liguri &#8211; forse meno noti dei tanti altri di cui parlo e si parla continuamente &#8211; come quello di Marisa Avigdor del 1969 (ed. Bietti), o quello di Italia Adami del 1977 (ed. Del Riccio), con le deliziose copertine d’epoca su cui campeggiano selvaggine e ricche fritture…</p>
<p>Ho estratto anche miei appunti, relativi ad <strong>un viaggio a Triora con doverosa visita al panificio Asplanato, nonché alle coltivazioni di zafferano reintrodotte nel 2014, e relativi anche alla figura di Antonietta Chetta</strong>, cui Erica Balduzzi già aveva dedicato un racconto e che in questi giorni, grazie ad una preziosa trasmissione di Raitre (“Le ragazze”, condotta da Francesca Fialdini), ha meritato un po’ di quell’attenzione che merita. Ovviamente, mi sono gustato la puntata con particolare piacere.</p>
<h2>Antonietta Chetta, la &#8220;fata&#8221; delle erbe medicinali</h2>
<p>Antonietta appartiene infatti a quei “ponentini” cui il territorio ligure deve tanto: penso all’onegliese <strong>Lucetto Ramella</strong>, all’archeologo <strong>Nino Lamboglia</strong>, a <strong>Libereso Guglielmi</strong> che fu giardiniere a casa Calvino, al triorese <strong>Sandro Oddo</strong>, infaticabile divulgatore, a <strong>Luigino Maccario</strong> dei “Ventemigliusi”…, menti libere e fertili che, in modo diverso, hanno saputo svelare e custodire un sapere talvolta ancestrale, mescolando in modo sagace storia, tradizioni, ricette, rimedi popolari… Via via Ligucibario® ha reso omaggio a tutti costoro.</p>
<p>Antonietta, nata in Salento nel 1928, oggi cittadina onoraria di Triora, ha raccontato con grazia e pathos la propria biografia, che traversa quasi un secolo. Giunta bambina in Liguria, figlia di contadini fittavoli che lavoravano la terra a piedi nudi (la povertà costringeva a sacrifici oggi quasi impensabili), <strong>grazie al padre si appassionò alle piante e alle erbe medicinali</strong>, via via accumulando conoscenze che la misero in grado di utilizzarle come “farmaci”, il sambuco per le vie respiratorie, il biancospino per l’apparato cardiaco, la salvia per la digestione, il capelvenere (prediletto da Antonietta) e cento altri… Alleati della salute che la natura – malgrado la nostra crescente insipienza e trascuratezza – continua a metterci a disposizione con prodigalità.</p>
<p>La lunga, toccante intervista, abbracciava anche i momenti tristi della vita di Antonietta, il fratello maggiore morto durante la tragica campagna di Russia, e altri inevitabili travagli di un percorso esistenziale difficile, appartato lassù in valle Argentina, ma sempre felice e generoso. Non una strega da inquisire, dunque, ma una fata benevola da ascoltare, e di cui perpetuare le conoscenze erboristiche e i valori umani.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Minestra baciccina</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 11:32:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Minestra baciccina è una ricetta casereccia, anzitutto onegliese (difatti la menziona Lucetto Ramella * ), e si “inventa” con ciò di cui si dispone, infatti il nome è per così dire giocoso, tendenzialmente si tratterà di patate, zucchine, pomodoro, cipolla, aglio, basilico, un’insalata e una pastina da brodo (io prediligo i fidelini). Digeribile ma saporita ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/minestra-baccicina/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Minestra baciccina è una ricetta casereccia, anzitutto onegliese (difatti la menziona Lucetto Ramella * ), e si “inventa” con ciò di cui si dispone, infatti il nome è per così dire giocoso, tendenzialmente si tratterà di patate, zucchine, pomodoro, cipolla, aglio, basilico, un’insalata e una pastina da brodo (io prediligo i fidelini).<br />
Digeribile ma saporita e corroborante, l’aglio le dà grinta &#8220;nutraceutica&#8221; e il basilico profumi costieri, e volendo si apprezza anche tiepida quando l’inverno è trascorso o non è ancora arrivato.<br />
Finanze permettendo, poteva e può essere arricchita da un uovo sbattuto, da formaggio grattugiato, e da un salutare filo di extravergine locale, dato che Oneglia era emporio oleario fra i più importanti d&#8217;Italia…<br />
In assenza di basilico, ripiegare positivamente sulla persa (la maggiorana).<br />
* cui Ligucibario® dedica qui, sull&#8217;alfabeto del gusto, una specifica voce<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Guglielmi, Libereso</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 12:07:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Guglielmi, Libereso. Fu un botanico bordigotto, innovatore, vegetariano, scrittore, pacifista…, nel caso di Guglielmi è difficile privilegiare una definizione rispetto alle altre. Il suo nome, Libereso, fu un’idea del padre, anarchico tolstoiano, e studioso di esperanto, che chiamò l&#8217;altro figlio Germinal. Quindicenne, nel 1940 fu convocato da Mario Calvino alla stazione sperimentale di floricoltura di ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/guglielmi-libereso/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Guglielmi, Libereso. Fu un botanico bordigotto, innovatore, vegetariano, scrittore, pacifista…, nel caso di Guglielmi è difficile privilegiare una definizione rispetto alle altre. Il suo nome, Libereso, fu un’idea del padre, anarchico tolstoiano, e studioso di esperanto, che chiamò l&#8217;altro figlio Germinal. Quindicenne, nel 1940 fu convocato da Mario Calvino alla stazione sperimentale di floricoltura di Sanremo, dove conobbe Italo, figlio di Mario (ed Eva Mameli) e fratello di Floriano, di cui divenne sodale (tanto che Italo lo pose a centro scena del racconto <em>Un pomeriggio, Adamo</em>, edito da Einaudi nel 1949). In quegli anni s’innamorò anche di una cameriera factotum, Maria Nunziata, salita a Sanremo dalla Calabria, cui Libereso donava – senza tema di sbalordirla &#8211; ora un rospo, ora una biscia, innamorato com’era prima di tutto della natura, degli animali, degli insetti, della vita, che gli strappava sorrisi e gli donava pace. Lavorò alacremente, ed era uso dire «A Floriano e Italo non interessava il lavoro dei genitori e io facevo quello che Mario avrebbe voluto facessero i figli». Dopo varie, feconde esperienze in giro per il mondo, e l’unione con Sheila che gli diede due figli, a fine carriera (nella seconda metà degli anni ’80 del Novecento) poté pienamente dedicarsi – benché vivendo in modo frugale e quasi eremitico &#8211; alle attività di divulgazione, con notevole successo mediatico. Ha lasciato anche sfiziosi ricettari, in cui le piante sono ovviamente protagoniste, con la loro leggerezza e i loro profumi (rose, agrumi, capperi&#8230;). Assaggiava del resto ogni cosa, per lui non v’era pianta in Riviera che non fosse commestibile, ed era capace di scovarne persino tra i brutti palazzi e le costruzioni abusive che via via avevano scempiato Sanremo… Ci ha purtroppo lasciati nel 2016, raggiungendo <strong>Nino Lamboglia, Nico Orengo, Francesco Biamonti, Lucetto Ramella&#8230;<br />
</strong>Requiescant in pace.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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<p><strong> </strong></p>
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		<title>Nuove voci sull&#8217;alfabeto del gusto di Ligucibario</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 12:49:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21730" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/07/foto-castello-varese-ligure.jpg"><img class="size-medium wp-image-21730" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/07/foto-castello-varese-ligure-300x225.jpg" alt="il castello di varese ligure (SP)" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">il castello di varese ligure (SP)</p></div>
<p>Amici lettori, 10 nuove &#8220;voci&#8221; arricchiscono da qualche giorno l&#8217;<em>alfabeto del gusto</em> di Ligucibario®.</p>
<p>Si tratta di <strong>Sandro Oddo, Sandro Lagomarsini, Valter Longo, Gino Veronelli, Paolo Monelli, Mario Soldati, Fiorenzo Toso, Maurizio Caranza, Annibale Salsa e Lucetto Ramella</strong>. Storici, parroci, biogerontologi, enogastronomi, giornalisti, dialettologi, sindaci&#8230;, ciascuno evidentemente con un &#8220;legame&#8221; diretto o indiretto verso la Liguria. Personalità cui dobbiamo tanto. Vi invito dunque ad approfondire la loro conoscenza, qui in questi sintetici profili, e soprattutto tramite gli scritti ed altri significativi &#8220;contenuti&#8221; (docufilm, dizionari, progetti&#8230;) che ci hanno lasciato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sandro Oddo</span></p>
<p>triorese, ha speso l’intera vita a descrivere il proprio territorio, le usanze culturali, le tradizioni gastronomiche di un Ponente – di fatto &#8211; già pienamente malgaro. Fecondo saggista, Sandro Oddo ha “percorso” – come si suol dire &#8211; storia e microstorie, tra stregoneria, cartoline dei tempi andati, escursioni in quota, ricette di quella cucina bianca che univa (unisce) sobrietà e genio…, raccontandocele con un’acribia ed una passione che ci rendono inevitabilmente, e da tempo, suoi debitori. Ligucibario®, non a caso, lo menziona ripetutamente, fra sugeli e bugaeli.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sandro Lagomarsini</span></p>
<p>parroco dal 1965 di Càssego (Varese Ligure, SP), sorta di “Don Milani” d’Appennino, Sandro Lagomarsini ci ha consegnato via via anche saggistica importante, e militante, fra cui “Coltivare e custodire” edito da Libreria Editrice Fiorentina. Nel suo cammino religioso, echi del Padre Brown di Chesterton e di Thomas Merton, monaco francese, trappista e pacifista (1915-1968). Un prete-formatore sempre a contatto con gli “ultimi”, ed in frizzante conflitto con tante convinzioni e luoghi comuni del nostro tempo. Insieme a Maurizio Caranza, il sindaco del biologico (si veda qui la relative voce), è stato fra coloro che più seppero “convertire” la montagna in luogo di opportunità e di accoglienza.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Valter Longo</span></p>
<p>celebre biogerontologo genovese, classe 1967, d’origine calabrese (Molochio in Aspromonte), attivo negli Stati Uniti ma di fama ormai internazionale. Valter Longo ha perfezionato ricerche via via approdate ad una “dieta della longevità”, con echi di Ancel Keys e piatti sani – basati sulla tradizione italiana, ergo “quinoa free”… &#8211; in grado di fronteggiare l’invecchiamento e alcuni fattori di rischio tumorale. Per la Liguria, ad esempio, cipolle sbollentate in acqua salata e servite con un pesto di noci (una delle poche fonti vegetali ricche di acidi grassi omega-3), aglio, succo di limone e prezzemolo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Luigi Veronelli</span></p>
<p>celeberrimo enogastronomo italiano (la madre era di Finalborgo), si può dire che Luigi Veronelli abbia pienamente consacrato la letteratura del cibo e del vino. Figura carismatica e mediatica, ebbe spiccate doti di comunicazione, che gli valsero anche le prime trasmissioni televisive (canali RAI) sull’arte culinaria, condotte insieme a vip dell’epoca quali la soubrette Delia Scala, gli attori Umberto Orsini, Ave Ninchi… Al centro via via di un ampio e qualificato network professionale, Veronelli lanciò anche sul mercato editoriale numerose guide al mangiare e al bere bene, il suo stile inconfondibile – simile a Gianni Brera e ricco di neologismi – dava del tu al lettore, accompagnandolo lungo un’Italia ricca tanto di trattorie quanto di ristoranti d’alta gamma, e avvicinandolo ai prodotti, alle cantine, ai caseifici…che il mondo intero ci “invidia”. La casa editrice cessò nel 2010. In tarda età, Veronelli guardò con piacere ai movimenti antagonisti che operano una critica alla globalizzazione alimentare e ai ricarichi eccessivi lungo la filiera, schierandosi a favore dei piccoli contadini e delle realtà marginalizzate da una concorrenza sempre più soverchiante.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Paolo Monelli</span></p>
<p>dobbiamo curiosamente a questo giornalista e scrittore emiliano la definizione di “Via dell’amore” per quel fragile ma incantato tratto che corre da Riomaggiore a Manarola, nelle Cinque Terre… Paolo Monelli infatti vide questa scritta su un capannone degli attrezzi lungo la massicciata ferroviaria… Intellettuale a tutto tondo, inviato di prestigiose testate, fra le due guerre mondiali viaggiò instancabilmente. Nel 1935 (ispirandosi anche ad una guida di Hans Barth del 1910) uscì “Il ghiottone errante”, con illustrazioni di Giuseppe Novello, in cui i due sono protagonisti di un originale gusto-tour lungo la Penisola. Nel secondo dopoguerra continuò a scrivere fecondamente, con grande successo, e nel 1963 “sovrappose” al ghiottone errante “O.P. Optimus Potor”, sempre redatto in collaborazione con Novello. Monelli era infatti un innamorato dell’enogastronomia, e va inscritto – con Veronelli, con Soldati… &#8211; in quella schiera di fuoriclasse cui la food literacy nazionale deve tanto.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Mario Soldati</span></p>
<p>Mario Soldati nacque – fra due secoli, vien da dire &#8211; a Torino nel 1906, tutta la vita portò con sé un accento inconfondibile. In gioventù vantò ottime frequentazioni, da Felice Casorati a Piero Gobetti, ciò che si “rifletté” nei suoi libri, nelle sue storie &#8211; sin dagli anni Venti &#8211; lievi e creative ed ironiche, intrise di tenerezza e talora di thrill e mistero, come s’addice a chi, buon torinese, guardi con curiosità il mondo che gli sta intorno, un mondo, per propria natura, ora grottesco ora magico&#8230; Viaggiatore instancabile, ed intellettuale a tutto campo, fu anche regista cinematografico e reporter televisivo, memorabile il ciclo di puntate che – sotto il nome di <em>Viaggio nella valle del Po</em> – svelò una nazione ancora (ma nel senso buono degli aggettivi) provinciale, agricola e… très gourmand, basti il richiamo cui Soldati cedette a quell’anguilla e quella salama da sugo che fanno la gloria della provincia e del delta ferrarese.</p>
<p>A proposito di Liguria, memorabili alcune sue soste alla trattoria “Toro” di Sampierdarena, purtroppo non più esistente. E sull’Ormeasco (il dolcetto di montagna) Mario Soldati scrisse in <em>Vino al vino</em> (1969-1981), un volume che per alcune parti andrebbe adottato nelle scuole che s’occupano di turismo e d’alberghiero: “<em>Pornassio, il più spettacoloso e originale paesaggio viticolo che abbia mai visto in vita mia. Immaginate un vastissimo arazzo, spesso e folto, arricciato e frastagliato, tutto sulle tinte fondamentali di un rosso acceso e violentissimo, con infinite sfumature che vanno dal marrone al violetto, dal cremisi allo scarlatto, dal fragola al rosa al giallo, con spruzzi di verde. Ma l’arazzo, oltre che denso di colori, appare fermamente costruito, secondo disegni visibilissimi, organici, funzionali: circoli, volute, serpentine parallele, che hanno lo scopo di sfruttare al massimo le concavità e le convessità, gli avvallamenti e i pronunciamenti del terreno, in rapporto all’arco che percorre il sole dall’alba al tramonto. Ne risulta una scenografia fantastica, liberamente geometrica, ma anche massiccia, di una strana violenza pittorica. Se si pensa alle vaste e blande circonvoluzioni sui colli veneti, toscani e piemontesi, la conca di Pornassio suggerisce qualcosa di più vigoroso e più vivo, qualcosa di ultimo e di eroico. L’amore degli uomini per la vigna, in tutto il mondo, non può fare di più</em>”.</p>
<p>Queste righe rivelatrici, questa “Stimmung”, questa disposizione d’animo che l’accompagnò lungo tutta la sua esistenza, non furono forse estranee nemmeno alla scelta di trascorrere lunghi periodi nella lericina Tellaro (a pochi km da Spezia), borgo fortificato con chiesina ed uliveti, gheriglio di carruggi di pescatori, a picco sulle risacche, dove dalle cucine spira sempre un odore inebriante di acciughe, di polpo lesso con patate e olive, e di focacce dolci, immancabili a Natale. Mario Soldati lo definì, quel paesino, “<em>un nirvana tra mare e cielo, tra le rocce e la montagna verde</em>”, beandosi di quell’atmosfera calma e luminosa che induce a meditare, a ricordarsi di se stessi, della nostra vita che scorre fra le altrui, magari davanti ad un bicchiere prezioso di Sciacchetrà.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Fiorenzo Toso</span></p>
<p>linguista e dialettologo di lungo corso, si concentrò su tematiche sovente “neglette” dai colleghi, fra cui l’area linguistica ligure e l’antico genovese. La professione lo impegnò fra il Genovesato e Sassari, sponde di un medesimo bacino acqueo. Fiorenzo Toso si appassionò in primis ai contatti fra popoli mediterranei, approfondì il tabarchino (il che gli valse la cittadinanza onoraria di Carloforte e Calasetta in Sardegna), indagò le migrazioni liguri anche in Sudamerica. Curò mostre bibliografiche e documentarie e compilò un “Piccolo dizionario etimologico ligure” che è una gustosa miniera d’informazioni sia filologiche sia storico-letterarie. Una prematura perdita, per un fulminante cancro al cervello, ha certamente privato la linguistica europea di uno dei suoi più originali talenti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Maurizio Caranza</span></p>
<p>Maurizio Caranza fu a lungo sindaco di Varese Ligure (1990-2004), luogo di cui molto ho scritto, contribuendo anche alla realizzazione nel <em>2015 del Festival nazionale del biologico</em>. Si deve anzitutto ad alcune sue intuizioni e decisioni quella svolta “bio” che permise al territorio di ottenere significative certificazioni di qualità ambientale, e di intraprendere un percorso davvero e convintamente green, dalle positive ricadute sociali ed economiche (allevamento, agricoltura, tutela valorizzante delle tradizioni…). Maurizio Caranza è scomparso appena 66enne nel 2007, nel letto di casa. Era uso dire, simpaticamente: “Sono stato fortunato perché da quando abbiamo ottenuto i primi risultati, tutti hanno cominciato a cercarmi per fare da cavia, dalla Regione al ministero dell’Ambiente. Abbiamo sperimentato il biologico, varie raccolte differenziate di rifiuti, il risparmio energetico, la produzione di energia da fonti rinnovabili”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Annibale Salsa</span></p>
<p>nativo di Lavagnola (SV), antropologo, esperto di socioeconomie montane, già presidente del CAI, ha fra l’altro insegnato all’Università di Genova. Annibale Salsa ha scritto volumi memorabili, tra cui il recente <em>Un’estate in alpeggio</em>, legato alla transumanza ed ai suoi riti in qualche modo ancestrali (per la Liguria si pensi ad esempio a Mendatica e alla val d’Aveto…, volume nel quale si auspica un equilibrio fra natura e cultura ben diverso dall’attuale, che sta causando – tra spaesamento e disagio &#8211; il progressivo, completo tramonto delle identità tradizionali. Collabora attivamente anche a docufilm di “sensibilizzazione”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Lucetto Ramella</span></p>
<p>“cantore” di Oneglia, della sua storia, delle sue olive, del parlato locale, del folklore, è mancato quasi centenario nel 2014. Lucetto Ramella ci ha lasciato una mirabile saggistica (quasi tutta edita da Dominici), dove approfondire, fra l’altro, anche le principali tradizioni gastronomiche imperiesi. Ligucibario®, non a caso, lo menziona ripetutamente. Ecco un suo classico storytelling: “ll giorno di San Giovanni. La mattinata festosa, le funzioni, le passeggiate sul molo, l’assalto alle trattorie del mezzodì. Ricordo la gente della Vallata col vestito delle feste odorante di spigo e la mandigliata portata dalle donne riversarsi ai giardini verso la Bocchetta. L’uovo sodo con la presina di sale, i pezzi di coniglio ravvolti nel rosmarino, la bottiglia di nostrano, la tovaglia candida, il buon pane casereccio da tagliare a larghe fette col coltello affilato…”</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Ramella, Lucetto</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 15:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>“Cantore” di <strong>Oneglia</strong>, della sua storia, del parlato locale, del folklore, è mancato quasi centenario nel 2014. <strong>Lucetto Ramella</strong> ci ha lasciato una mirabile saggistica (quasi tutta edita da Dominici), dove approfondire, fra l’altro, anche le principali tradizioni gastronomiche imperiesi. <strong>Ligucibario®</strong>, non a caso, lo menziona ripetutamente. Ecco un suo classico storytelling: “ll giorno di San Giovanni. La mattinata festosa, le funzioni, le passeggiate sul molo, l’assalto alle trattorie del mezzodì. Ricordo la gente della Vallata col vestito delle feste odorante di spigo e la mandigliata portata dalle donne riversarsi ai giardini verso la Bocchetta. L’uovo sodo con la presina di sale, i pezzi di coniglio ravvolti nel rosmarino, la bottiglia di nostrano, la tovaglia candida, il buon pane casereccio da tagliare a larghe fette col coltello affilato…”</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Arrivederci a Pontedassio   </title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 15:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Arrivederci a Pontedassio&#8230; Non conosco a fondo Alessandro Giacobbe, ci siamo incontrati appena qualche mese fa (avevo letto alcuni suoi studi sul web). Ma la sensazione che sempre mi trasferisce è quella di un innamorato della propria terra, sulla quale ha scritto non a caso cose assai puntuali e sapienti. Di recente ha accolto Luisa ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/arrivederci-a-pontedassio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17561" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/01/olive-viani-pontedass.jpg"><img class="size-medium wp-image-17561" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/01/olive-viani-pontedass-300x168.jpg" alt="la regina di Taggia e dintorni" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">la regina di Taggia e dintorni</p></div>
<p>Arrivederci a Pontedassio&#8230;</p>
<p>Non conosco a fondo Alessandro Giacobbe, ci siamo incontrati appena qualche mese fa (avevo letto alcuni suoi studi sul web). Ma la sensazione che sempre mi trasferisce è quella di un innamorato della propria terra, sulla quale ha scritto non a caso cose assai puntuali e sapienti.<br />
Di recente ha accolto Luisa e me nella sua casa di <strong>Pontedassio</strong>, presentandoci la gentilissima moglie peruviana e il figlio, un “ciclone” in tenera età, irrefrenabile, molto socievole.<br />
E’ una casa di entroterra, dentro un paesaggio alla <strong>Biamonti</strong>, soprattutto muretti a secco (maxèi) e ulivi, intervallati da orti e frutteti. Vi regna un gran silenzio (a parte qualche abbaio di cane), odore di erba, di legna, salite sempre verticali, il mare parrebbe lontano lontano, occorre seguire il torrente Impero (che donava apprezzate anguille da frittura) per individuarlo.<br />
Abbiamo vissuto un quieto pomeriggio, tra focacce e <strong>Rossese di Dolceacqua</strong>, dulce de leche e una vendemmia tardiva di Lugana (più minerale che stucchevole), ogni tanto consultavamo qualche libro della sua bella biblioteca, i vitigni locali indagati con Alessandro Carassale, le microstorie dei cento paesi (e campanili) tutt’intorno aggrappati alle colline, una Liguria svelata e pur sempre misteriosa persino a chi, come me, è genovese e la indaga, con trasporto, da decenni…<br />
Mancavo Pontedassio da un’eternità, colpevolmente. La ricordavo – in estrema sintesi &#8211; soprattutto per i reticoli di percorsi attorno alle <strong>direttrici del sale verso il Piemonte</strong> (d’estate io frequento Garessio), per il castello-museo di Bestagno, per gli edifici della celebre famiglia pastaria <strong>Agnesi</strong> (Pontedassio patria dei fidelén) * , per il <strong>machetto</strong>, e per alcune tradizioni legate <strong>alla pasta fresca, al pane e ai biscotti</strong> all’olio aromatizzati (Pontedassio patria anche di antichi forni).<br />
Anche Alessandro cura un orto e produce – per gli amici &#8211; un olio extravergine, quest’anno il raccolto non è stato dei più semplici, le piante hanno sofferto il secco, ma anche stavolta, vivaddio, i giovani <strong>monocultivar taggiasca</strong>, malgrado un po’ di pungenza, come sempre si confermano dolci, puliti, gentili. Alessandro mi fa dono anche di olive denocciolate e paté di Viani, un nome una garanzia come tutte le aziende che perpetuano il terroir da secoli (Viani vanta terreni anche a Candeasco, altra area &#8220;cru&#8221;, vocatissima, il suffisso del toponimo rivela una romanità, certamente già agricola).<br />
Luisa scatta qualche foto con lo smartphone epperò, intanto, un po’ tutti verosimilmente ci domandiamo: ma l’avvenire non risiede anche nella memoria? La Liguria non dovrà ripartire proprio dalla custodia e valorizzazione delle proprie radici? Chi osserva Pontedassio, possedendo occhi per vedere, scopre ogni volta quanto queste terre siano vive, vitali, vivificanti, perfette per un turismo slow, consapevole, gourmet, purché non si miri a snaturarle in nome di chissà quali alternative e traguardi.<br />
Arrivederci a Pontedassio, dunque. Quali valori migliori per il nostro brindisi conclusivo?<br />
* il museo, sorto nel 1824, ormai purtroppo è chiuso (lo studioso onegliese <strong>Lucetto Ramella</strong> ne auspicò un ritorno quantomeno a Imperia). Le raccolte e le documentazioni sono a Roma, se non erro si possono ammirare/consultare, grazie a cortese prestito della Fondazione Agnesi, in occasione di mostre e iniziative tematiche coerenti.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Zuppetta di strangolagatti</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 21:57:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Zuppetta di strangolagatti perché &#8220;pesca&#8221; pesciolini le cui lische potrebbero soffocare i gatti&#8230; Spiega Lucetto Ramella, esperto di tradizioni e cucina onegliesi cui l&#8217;alfabeto del gusto ha ovviamente dedicato una specifica voce (è nostra la traduzione dal dialetto del seguente testo originale): &#8220;va bene per chi gusta il sapore forte dei pesci di scoglio… Ci ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zuppetta-di-strangolagatti/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Zuppetta di strangolagatti perché &#8220;pesca&#8221; pesciolini le cui lische potrebbero soffocare i gatti&#8230; Spiega Lucetto Ramella, esperto di tradizioni e cucina onegliesi cui l&#8217;alfabeto del gusto ha ovviamente dedicato una specifica voce (è nostra la traduzione dal dialetto del seguente testo originale):</p>
<blockquote><p>&#8220;va bene per chi gusta il sapore forte dei pesci di scoglio… Ci vogliono 8 etti di pesce di scoglio… In un goccio d’olio d’oliva si fa pigliare il color dell’oro a una cipolla a pezzetti e una carota. Si aggiunge: un litro d’acqua calda, i pesci, due pomodori, un mazzetto di prezzemolo tritato, pepe e sale, una scorzetta di limone… Tutto si setaccia nel passaverdura per togliere le lische… Nelle fondine si possono mettere prima i crostini di pane strofinati con l’aglio e abbrustoliti&#8221;&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p></blockquote>
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		<title>Riso all’onegliese</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 22:01:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Vedi i ricettari di Lucetto Ramella, di Aidano Schmuckher, e il recente volumetto 100 ricette slow food per eataly&#8230; Il riso de Ineja, menzionato dalla coniuge del titolare della &#8220;Farmaceutica Isnardi&#8221; * , Carlo, è con cipolla o cipollotto, pomodoro maturo, prezzemolo, funghi secchi&#8230; Non mi risulta sfumatura finale con vini. In questi casi Ligucibario® abbina ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/riso-allonegliese/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi i ricettari di Lucetto Ramella, di Aidano Schmuckher, e il recente volumetto <em>100 ricette slow food per eataly&#8230;<br />
</em>Il riso de Ineja, menzionato dalla coniuge del titolare della &#8220;Farmaceutica Isnardi&#8221; * , Carlo, è con cipolla o cipollotto, pomodoro maturo, prezzemolo, funghi secchi&#8230; Non mi risulta sfumatura finale con vini. In questi casi Ligucibario® abbina un rosato, ad es. un Ormeasco di Pornassio DOC sciac-trà, servito a 15° in tulipani a stelo medio&#8230;<br />
* nata nel 1908 a Pontedassio (IM)<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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