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	<title>Ligucibario &#187; liguricettario</title>
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		<title>Cagliata</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 09:37:23 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La cagliata in Liguria è nota come prescinsêua e, più a ponente, come zuncò (giuncata), vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto le rispettive voci. Compagna dei pansoti &#8220;originari&#8221; e delle torte di verdura, dentro cui contrasta con la sua nota acidula, è stata oggetto di un recupero, che la impiega anche in ricette innovative, ad es. le cheesecake. Citata come presizola dal &#8220;dietologo&#8221; Ambrogio Oderico, e ammessa tra i doni che si potevano recare in dono al Doge di Genova, è una sorta di yogurt dissierato, che nelle campagne costituiva anche il breakfast (in accompagnamento al miele). Viene prodotta innestando caglio animale, e &#8211; udite udite &#8211; si può preparare anche a casa, con un po&#8217; di pazienza. Il mio &#8220;Liguricettario&#8221; è davvero una delle poche piattaforme online su cui reperire, partendo da 2 litri di latte intero, una ricetta ben eseguibile (<a title="ligucibario umberto curti prescinseua" href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/09/la-prescinseua_17.html" target="_blank">link qui</a>). La prescinsêua non dev&#8217;essere infatti né troppo liquida né troppo soda. Buon appetito&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Niente Pasqua senza torta Pasqualina</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 09:34:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20333" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN9792.jpg"><img class="size-medium wp-image-20333" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN9792-225x300.jpg" alt="piccole belle pasqualine in un panificio...di brescia" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">piccole belle pasqualine in un panificio&#8230;di brescia</p></div>
<h1>Torta Pasqualina, rito di Liguria</h1>
<p>Pasqua. Ogni regione come noto ha i propri miti e riti, salati e dolci (l’agnello, il casatiello, la pastiera, la colomba…). La Liguria vanta, non me ne voglia la cima, anzitutto la <strong>torta Pasqualina</strong> (oggi anche inserita nell’elenco P.A.T. prodotto agroalimentare tradizionale).</p>
<h2>Gloria e storia della torta pasqualina</h2>
<p><strong>Giovanni Ansaldo</strong>, caporedattore del quotidiano “Il Lavoro” (cui anche la Treccani dedica giusto spazio), nel 1930 &#8211; forse sulla scia dell’omaggio ottocentesco di Martin Piaggio &#8211; officiò le bellezze della Pasqualina pubblicamente, con un’emozionata lettera rivolta ad una ristoratrice (a Sciâ Carlotta) di Sottoripa, presso Caricamento…, area di commerci e trattorie cara anche a <strong>Eugenio Montale</strong> (che in <em>Lo sai: debbo riperderti e non posso</em> la chiama “paese di ferrame e alberature”)… Ai tavoli dei tortai e delle sciamadde infatti si accomodavano e talora oziavano, fianco a fianco, il cronista e il fannullone, il camallo e la meretrice, lo snob e lo spicciafaccende.</p>
<p>La Pasqualina già figurava peraltro anche nell’apprezzata <strong><em>Cuciniera</em> (1863) di Giobatta Ratto</strong>, al numero 217. Carciofi o no? Chiariamo un po’ di cose, in primis le sottilissime sfoglie, non 33 (gli anni di Cristo) e tantomeno 77 (le magnifiche gambe delle donne), ma più cautamente 3 sopra e 3 sotto, ecco il 33, ben unte d’olio e ben ondulate grazie al soffio d’una cannuccia fra uno strato e l’altro… E poi le differenze con la <strong>torta cappuccina</strong>, che secondo alcuni indicherebbe una farcia dove l’acidula ma amatissima <strong>prescinsêua</strong> (cagliata zeneize) si mescola alle verdure e non le sovrasta, secondo altri una farcia di sole biete (erbette), o talora ormai zucchine… Sia come sia, certamente la Pasqualina – profumata di primavera &#8211; non nacque di carciofi, sebbene oggi quello spinoso di <strong>Albenga</strong> e quello violetto di <strong>Perinaldo</strong> (<a href="https://www.liguriafood.it/2018/03/09/albenga-vs-perinaldo-derby-dei-carciofi/" target="_blank">clicca qui</a>) inducano legittime tentazioni, poiché essi, nella stagione in cui veniva cucinata, presso le “besagnine” non erano in vendita… La Pasqualina, si rammenti, nasce grazie agli orti. Anche l’impasto non era pasta matta, se la prepari col mix di ‘00’ e Manitoba, farine – per così dire &#8211; “recenti”…</p>
<p>Questa ricetta, al pari della torta di riso (splendida la gag di Balbontin e soci…), fa parte di quelle “<strong>gattafure</strong>” delle cuciniere rinascimentali anche d’ambiente pontificio. Ortensio Lando, intellettuale milanese, le nominò così (“Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevano”) in quanto “trafugate” ghiottamente dalle gatte, ed egli stesso le apprezzò assai…</p>
<p>Ora la Pasqualina ovviamente ha “ridotto” la dimensione dei propri formati, che talora erano sorprendenti (ai tempi, scrivesi famiglia ma leggasi clan allargato), tanto da ostacolare la cottura nei forni casalinghi, donde il ricorso a quelli dei fainotti, e l’incisione sulla morbida superficie di sigle di riconoscimento, ad es. le iniziali del pater familias, per distinguerla dalle altre (ante cottura la superficie va oggi come ieri anche bucata, per saggiarne l’andamento e prevenire scoppiettii).</p>
<h2>Torta pasqualina: la ricetta di Ligucibario</h2>
<p>Hai su <strong>Liguricettario</strong>, come sempre, la mia ricetta, e qualche “segreto”, e qui te ne propongo &#8211; per 6/8 persone &#8211; una un po’ più semplificata, ma tuttora ogni massaia segue i propri convincimenti, magari appresi da una nonna “cintura nera di Pasqualina”, e si regola col proprio forno (in genere 170°C per almeno 40 minuti, fuoco alto sia sopra che sotto). Ciò che certo colpisce è la “scenografia” conclusiva, degna d’una festa importante, ovvero <strong>le uova</strong> intere scocciate ben “in vista” nelle goghe di prescinsêua, a celebrare il percorso del sole e l’avvicinarsi del <strong>solstizio</strong> estivo, coi risvegli della natura, indizio (gastronomico) di quel sincretismo che attraverso i secoli, e grazie anche alla lungimiranza di alcuni Papi, rese via via “cristiani” molteplici usi della ruralità “pagana”.</p>
<h3>Torta pasqualina: gli abbinamenti enologici</h3>
<p>Io, come molti, adoro l’orlo, quel minimo elegante arriccio di sfoglia (öexin) che non di rado i commensali si disputano, e servo la Pasqualina – secondo occasioni e momenti &#8211; calda, tiepida, fredda, tagliata a triangoli, ma anche a quadrotti come appetizer o matafame. I vini in calice sono bianchi secchi d’interessante acidità, ad esempio un <strong>DOC Val Polcevera Bianchetta</strong>, da servire a 11°C, in tulipani a stelo alto. Oppure, fuori regione, una Favorita dal Piemonte, o uno Chenin Blanc dalla Loira…. Prova, poi mi dici.</p>
<p><strong>Per l’impasto</strong> 250g di farina biologica tipo ‘2’, 150g di farina biologica ‘0’, 200ml di acqua, 70ml d’olio evo, 15g di sale marino fino integrale.</p>
<p><strong>Per la farcia</strong> almeno 500g di erbette (o biete da costa), 100g di ricotta, 250g di prescinsêua (prodotto gourmet), 2 uova, altre 4 uova, 2-3 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato (circa 25g), 1 cipolla, sale q.b., maggiorana fresca q.b., olio evo q.b., pan grattato q.b.</p>
<p><strong>Preparazione</strong><br />
La ricetta non è complessa, ma richiede il giusto tempo. Versa in un’ampia ciotola tutta la farina, aggiungi sale, olio e acqua (anche un poco di vino bianco frizzante) e rimescola sino a giungere ad un impasto soffice ed elastico. Fascialo con la pellicola e riponilo in frigo per almeno 30-60 minuti (e ricorda di estrarlo 30 minuti prima di lavorarlo a sfoglie).</p>
<p>Pulisci e taglia le erbette non troppo finemente, sbollentale e poi rosolale perché si asciughino, saltandole in una padella con pochissimo olio e con la cipolla tritata. Quando spegni il fuoco, aggiungi la maggiorana tritata. In un’ampia ciotola unisci alle erbette le 2 uova che in precedenza avrai sbattuto con sale, ricotta e parmigiano. Ottieni un’amalgama omogeneo, e se occorre riaggiusta di sale.</p>
<p>Riprendi ora l’impasto e separalo in tre parti, col mattarello ricava tre sfoglie – di cui 2 ben sottili &#8211; della giusta dimensione (una sarà la base, le altre due il coperchio…), ricopri con carta da forno il fondo di un tegame tondo – a bordi un po’ alti &#8211; e stendici sopra la sfoglia meno sottile. Bucherellala con le punte di una forchetta e spolverala di pan grattato, poi ricopri con la farcia e con uno strato di prescinsêua. In questo strato ricaverai delle fossette (4…), ed in ciascuna romperai un uovo intero. Ora chiudi superiormente con la seconda sfoglia e poi la terza, facendo attenzione ai bordi tutt’intorno, che “arriccerai”, per sigillarli, a mo’ di orlo. La torta Pasqualina cuoce in forno preriscaldato indicativamente a 170°C per 40-45 minuti, così che la farcia si rapprenda e la superficie riveli un bell’aspetto dorato. Uno strato di farcia più spesso o più umido può richiedere 2-3 minuti in più&#8230;<br />
Non tagliarla troppo calda, attendi che s’intiepidisca.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></strong></p>
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		<title>Marò e Pigato</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 09:26:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Marò e Pigato. Sto seguendo (online) con grandissimo entusiasmo i corsi di degustazione di Umberto Curti&#8230;. Lesson number 1: il vino. E questo è in minima parte quel che è emerso e che mi piace condividere. Tra i vari primati dell’Italia possiamo annoverare quello del maggior numero di vitigni autoctoni: se ne contano oltre 500 (!), ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/maro-e-pigato-con-emanuela/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20219" style="width: 266px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---1.jpg"><img class="size-medium wp-image-20219" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---1-256x300.jpg" alt="marò di fave, salsa da mortaio del ponente ligure" width="256" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">marò di fave, salsa da mortaio del ponente ligure</p></div>
<p>Marò e Pigato.</p>
<p><strong>Sto seguendo (online) con grandissimo entusiasmo i corsi di degustazione di Umberto Curti&#8230;. </strong><strong>Lesson number 1: il vino. E questo è in minima parte quel che è emerso e che mi piace condividere.</strong></p>
<p>Tra i vari primati dell’Italia possiamo annoverare quello del maggior numero di vitigni autoctoni: se ne contano oltre 500 (!), e questo dato rafforza ancor più la mia consapevolezza circa l’infinito patrimonio di biodiversità presente nel nostro Paese (si chiamava Enotria) e vale come mia -parziale- discolpa per l’evidente impossibilità di ricordarli tutti…Un altro dato interessante, ed impressionante rispetto alla media europea, è quello dei vini che hanno meritato il riconoscimento di <strong>DOC</strong> (acronimo di Denominazione di Origine Controllata): sono attualmente 526 (riportati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, cfr. <a href="https://dopigp.politicheagricole.it/web/guest/scopri-il-territorio" target="_blank">il link</a>).</p>
<p>I numeri in Liguria si “riducono”, si fa per dire, a 8 (viticoltura eroica quella ligure visti i limitati ettari, distribuiti su ripidi terrazzamenti), e da Ponente a Levante incontriamo:</p>
<ul>
<li>Rossese di Dolceacqua,</li>
<li>Ormeasco di Pornassio,</li>
<li>Riviera Ligure di Ponente,</li>
<li>Val Polcevera,</li>
<li>Golfo del Tigullio e Portofino (quest’ultimo toponimo è una sorta di new entry),</li>
<li>Colline di Levanto,</li>
<li>Cinque Terre e</li>
<li>Colli di Luni.</li>
</ul>
<p>Il vitigno più diffuso nelle quattro province liguri è il <strong><span style="text-decoration: underline;">vermentino</span> </strong>(non è obbligatorio ma è bene scrivere il vitigno minuscolo), che disegna circa il 23% del paesaggio dei vigneti liguri, seguito dal <strong><span style="text-decoration: underline;">pigato,</span></strong> sempre a bacca bianca, che raggiunge il 13%, e in rappresentanza del rosso troviamo invece il <strong><span style="text-decoration: underline;">rossese a bacca nera</span></strong> 10%, che come noto si scinde nel clone Dolceacqua e nel clone di Campochiesa/Albenga.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20220" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---2-272x300.jpg" alt="dav_soft" width="272" height="300" /></a>Su suggerimento di Umberto ho scelto una ricetta tra le 101 (ma sono di più…) proposte da <strong>Liguricettario </strong><a href="https://liguricettario.blogspot.com/2013/08/si-scrive-liguricettario-si-legge.html" target="_blank">(link)</a> e, “ingannata” dall’aria già primaverile, mi sono lanciata senza esitazione sulla famosa strada del “complicarsi la vita”, ho scelto infatti la ricetta che, visti i pochi ma molto aromatici ingredienti, denoterà potenzialmente le maggiori difficoltà di abbinamento: il <strong>marò di fave</strong> (qui sull&#8217;Alfabeto del gusto <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/maro-di-fave/" target="_blank">link</a>), eccelsa salsa ponentina i cui ingredienti sono solo</p>
<ul>
<li>300 gr di fave novelle (sbucciate),</li>
<li>uno spicchio d’aglio (di Vessalico) privo di camicia e anima,</li>
<li>30/40 g di pecorino brigasco grattugiato,</li>
<li>qualche fogliolina di menta,</li>
<li>olio DOP Riviera Ligure (e a discrezione aceto) per emulsionare</li>
<li>sale q.b.</li>
</ul>
<p>La salsa, in stagione degna contendente del pesto anche se un po’ “dimenticata” e praticamente introvabile in commercio, può condire paste (ad es. <strong>picagge</strong>) anche &#8220;avvantaggiate&#8221; e &#8220;matte&#8221;, pani e tartine, accompagnare baccalà e carni varie (ad es. la capra)&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---31.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20222" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/mar---31-300x298.jpg" alt="dav_soft" width="300" height="298" /></a>Io trovandomi quasi ora dell’aperitivo ho semplicemente tostato alcune fette di pane casereccio della val Bormida (farina di grano, acqua e sale) ed ho aperto una bottiglia di <strong>Pigato</strong> Riviera Ligure di Ponente DOC: all’olfatto è delicato e floreale; al gusto secco, fresco ed armonico, motivata dalla “scuola di pensiero” dell’<em>abbinamento per affinità</em> (oltre a quello evidente per territorio) l’ho trovato accostamento riuscito, in fondo l’unione di due degli ingredienti della ricetta costituisce il celebre connubio “fave e pecorino”, per il quale notoriamente viene suggerito un bianco lieve e green. Non dimenticatevi di questa eccellente salsa, il cui nome si lega forse ad un lemma arabo, quando organizzerete (incrociamo le dita) un picnic fuori porta in vista dei vostri prossimi appuntamenti bucolici: Pasquetta, 25 aprile e primo maggio, plaid e cestini&#8230; Ovviamente se a fini di praticità utilizzate un mixer/robot/frullatore anziché san mortaio, gelate preventivamente bicchiere e lame un&#8217;oretta nel freezer, perché il calore dell&#8217;elettricità ossida i profumi delle piante aromatiche&#8230;<br />
Buone foto e buon marò a tutti i Lettori di <strong>Ligucibario</strong>®!<br />
Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>55 ricette liguri</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 10:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>55 ricette liguri, non una di meno&#8230; Sono nei giorni scorsi entrato in contatto con un editore veneto “indipendente”, che dal 2009 realizza un catalogo vivo e ricco, con peculiari attenzioni verso cultura locale, storia, arte, cucina, natura, escursionismo, salute e benessere. Mi ha in tal senso commissionato un libro di ricette liguri, obiettivo per ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/55-ricette-liguri/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20185" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN9430.jpg"><img class="size-medium wp-image-20185" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN9430-300x225.jpg" alt="stoccafisso accomodato" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">stoccafisso accomodato</p></div>
<p>55 ricette liguri, non una di meno&#8230;</p>
<p>Sono nei giorni scorsi entrato in contatto con un editore veneto “indipendente”, che dal 2009 realizza un catalogo vivo e ricco, con peculiari attenzioni verso cultura locale, storia, arte, cucina, natura, escursionismo, salute e benessere.<br />
Mi ha in tal senso commissionato <strong>un libro di ricette liguri</strong>, obiettivo per il quale si rendeva ovviamente necessaria una riflessione preliminare su cosa scegliere, dato che ogni scelta è una rinuncia… Ho così individuato <strong>le 55 ricette che mi paiono regionalmente più rappresentative, da Genova con incursioni a ponente e levante. Tutte proporranno il titolo italiano e genovese, un corredo di notizie storico-culturali, ed un doppio abbinamento enologico, con vino DOC/IGP ligure ed extra ligure.</strong><br />
Il volume costituirà un kit di attrezzi per far la spesa e porsi all&#8217;opera con successo. Sarà dunque un viaggio assolutamente gourmet (e chi mi segue su <a title="umberto curti liguricettario" href="https://liguricettario.blogspot.com/2013/08/si-scrive-liguricettario-si-legge.html" target="_blank">Liguricettario</a> sa quant&#8217;io tenga alla tutela di alcune tradizioni, alle cultivar autoctone, alle filiere brevi&#8230;) tra acciughe ripiene al forno (anciöe pinn-e…), acciughe sotto sale, baccalà al verde, bagnun rivano, barbagiuai, brandacujùn, buridda, canestrelli, cappon magro, capponadda di Camogli, castagnaccio, ceci in zimino, cima, ciöppin, cöndigiön, coniglio alla ligure, cubaita, cuculli, farinata di ceci, fegato all’aggiadda, focaccia genovese (pasta madre), focaccia genovese (lievito di birra), focaccia col formaggio, friscêu di baccalà, frittelle di San Giuseppe, fritto misto di terra, funghi e patate, gattafuin di Levanto, imbrogliata di carciofi, latte dolce fritto, lattughe ripiene in brodo, marò di fave, minestrone, muscoli ripieni alla spezzina, pandolce basso, pànera, panissette fritte, pansoti con la salsa di noci, pesto di basilico, polpo e patate, ravioli, sardenaira, seppie in zimino, spungata di Sarzana, stoccafisso accomodato, straccetti di vitella all’uccelletto, tomaxelle, torta Pasqualina, torta di patate (baciocca), torta Sacripantina, totani ripieni, tramezzino zeneize, trippe accomodate, verdure ripiene, zembi con l’arzillo.<br />
Infine, last not least, ho pensato di dedicare un “corner” alla <strong>degustazione dell’olio extravergine DOP Riviera Ligure</strong>, mia grande passione, quell’oro mediterraneo che conduce su fasce terrazzate da “millenari” muretti a secco (non a caso patrimonio UNESCO), e che rappresenta uno dei migliori nutraceutici da posizionare ogni giorno sulle tavole…<br />
Stay tuned, amico Lettore, l’uscita del libro è prevista fra estate ed autunno, e buon appetito con la Liguria!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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