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	<title>Ligucibario &#187; lavaniola</title>
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		<title>Chiabrera, Gabriello</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 09:04:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Gabriello Chiabrera  (1552-1638), aristocratico savonese * , è stato un poeta e drammaturgo del ‘600, assai erudito quanto a stile e assai “posizionato” quanto a frequentazioni letterarie. La città natale gli intitola un teatro ottocentesco ed un liceo. Sebbene frugale nell’alimentazione, in vita Chiabrera cantò ripetutamente il vino. La celebre “Invito a bere”, ad esempio, è una tenue ballata di tema anacreontico, frivola, leggiadra, conviviale, giocata fra flash delicati e originali (il vino color porpora che profuma di fragola) e l&#8217;allusione, ellenistica, alta, all’aspetto erotico connesso alla coppa decorata, durante un fugace invito all’amata in un albeggiare lungo un fiume. I temi, come sempre, vengono tutti sfiorati con tocco lievissimo… Nella &#8220;Guida storica economica ed artistica della città di Savona&#8221; (1874), Nicolò Cesare Garoni, &#8220;eruditissimo letterato&#8221; come lo definisce un biografo (realmente un enfant prodige, patriota, storico, giornalista politico…), tratteggia una sintesi in qualche modo elegiaca dell’agro savonese fra il torrente Quiliano e il Letimbro (Lavaniola). Un ridotto, ma fertilissimo areale, ora purtroppo quasi interamente edificato fra condomini e inguardabili fabbricati aziendali, ma al tempo di Garoni forse quasi identico a quello celebrato in versi 200 anni prima da Chiabrera, ovvero la campagna di Legino dove il poeta &#8211; salendo una crosa dalla chiesa &#8211; teneva villa, terreni lavorati a vigna, e dove soprattutto amava oziare. Precisa Garoni: &#8220;Il suolo della Sabazia è la maggior parte calcareo, argilloso e siliceo. La celebre primavera perpetua delle riviere ligustiche fiorisce nelle sue valli e ne suoi orti, difesi da soffi acquilonari, un mese prima che nella gran valle del Po e matura il mandorlo, la noce, il nocciuolo, la giuggiola, il pruno; pesche che vincono di bontà e di bellezza le celebri di Verona; il pero d&#8217;inverno, il gelso il carubbo, il limone, l&#8217;arancio, l&#8217;arancina, Cypris aurantius sinensis, nel nostro volgare chinotto, il melograno e ogni primizia di saporiti legumi: nei giardini profuma i fiori più gai e sfoggiati, la rosa, il garofano, il gelsomino, l&#8217;ortensia e la sempre verde mortella e il pomo di Adamo e la palma. Sovra i colli educa l&#8217;ulivo e imbalsama l&#8217;uva. I monti sono boschi di castagni e i sommi gioghi selve di pini e di roveri. Oche, anitre, galline, tortore e colombi popolano le corti e i giardini e i molini e i ruscelli e i canali e la mattina colle acute grida risvegliano i cacciatori: o colle lamentevoli voci accompagnano la quiete del mezzogiorno e la mestizia della sera. Dappertutto ronzano le api, intese al lavoro del miele, delizia degli uomini e degli Dei&#8221;. Ma soprattutto Garoni solennizza il vino, bene d&#8217;eccellenza e vanto locale. E in tal senso rievoca proprio Chiabrera, alto poeta, devoto certamente a Venere ma non indifferente al complementare fascino di Bacco. Prosegue Garoni: &#8220;Il vino è pur sempre il principal prodotto dell&#8217;agro savonese, quantunque dopo il 1850 la crittogama (oidio, infezione da muffa fungina, ndA) s&#8217;abbia divorata quasi metà delle viti. Gabriello Chiabrera, che avea contezze e gusto degli ottimi vini d&#8217;Italia e sedeva fra i bevitori gentili, non negava suo titolo d&#8217;onore a ciascuno e amava quello di Savona&#8221;. Effettivamente Chiabrera costruì – anticipando ad es. il Ditirambo del Redi &#8211; un poemetto, &#8220;Le vendemmie del Parnaso&#8221;, in cui la produzione vinicola di Savona, sebbene non comparabile ai rivali allora più famosi, è cantata con sentimento. Fu tra l’altro sempre il Chiabrera a &#8220;battezzare&#8221; il Letimbro coll’attuale nome: prima si chiamava “Lavaniola&#8221; e il poeta volle ribattezzarlo Laetus Imber, fiume quieto e pulito. “Le vendemmie del Parnaso” rappresenta un poemetto tuttora, qui e là, gradevole a leggersi.<br />
* orfano di padre, la madre si risposò col nobile Paolo Gavotti</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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