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	<title>Ligucibario &#187; in addobbo</title>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(54). Cosa vuol dire in addobbo?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2025 08:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte54-cosa-vuol-dire-in-addobbo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Cosa vuol dire in addobbo?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>54. cosa vuol dire in addobbo?</strong> Vuol dire sott&#8217;olio. Classici, ad esempio, i fönzi in addobbo, squisito antipasto&#8230; L&#8217;arte delle conserve, un tempo, anche a fini di economia era nelle case più praticata rispetto ad oggi. &#8220;Giardiniera&#8221; è viceversa espressione che ricorre col significato di sott&#8217;aceto. Raccomando sempre di prestare attenzione al pericoloso botulino.</p>
<p>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</p>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte53-cose-un-loasso/" target="_blank">la 53ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Peven</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 07:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pevèn/pevenn-e sono funghi (clitocybe nebularis) piuttosto diffusi e facili a trovarsi nella stagione delle “nebbie”, ci si fa tradizionalmente il sugo, ottimi anche in addobbo purché consumati in piccole quantità. In realtà, infatti, <strong>sono un alimento tossico – vietata non a caso la vendita &#8211; se consumato in grande quantità</strong> e soprattutto se non cotto a lungo, eliminando il liquido che si forma (e aerando i locali); alcune persone sono comunque sensibili alla tossina presente. ATTENZIONE. Un&#8217;altra segnalazione assai importante: hanno purtroppo un sosia molto tossico, bello a vedersi ma con avvelenamenti gravi dal punto di vista gastro-intestinale: l’Entoloma lividum, che cresce purtroppo nello stesso habitat; si riconosce per le lamelle che non decorrono sul gambo, come per il pevèn, e che, via via, cambiano il colore in rosa salmone. L’odore dell’Entoloma lividum è di farina. L’odore emanato dal pevèn è invece più complesso, paradossalmente forse più sgradevole, assai intenso, aromatico, e le lamelle non virano, ma rimangono biancastro-crema. E’ saprofita, cioè vive dei residui e dell’humus del bosco; si nutre pertanto di materia morta, a differenza dei funghi parassiti, che trovano materiale nutritivo a spese di ospiti viventi. In conclusione, non sopravvalutare mai le proprie conoscenze e rivolgersi per sicurezza ai micologi, presso ASL eccetera&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Cappon magro, argomento da&#8230;letterati</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 14:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22020" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/cappon-m.jpg"><img class="size-medium wp-image-22020" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/cappon-m-300x225.jpg" alt="un cappon magro" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">un cappon magro</p></div>
<p>Il <strong>cappon magro</strong> è come la cima, ha qualcosa di evocativo per non dire di “misterioso”… E come <em>a çimma</em> mobilitò De André e Ivano Fossati, il cappon magro – sulle cui origini si è scritto tutto, e di tutto – coinvolge lo scrittore Maurizio Maggiani, che alla Liguria non solo di levante (è nativo di Castelnuovo Magra) e a Genova ha dedicato pagine affettuose e originali.</p>
<p>Non a caso, anche raccontando il cappon magro, Maggiani comincia dalle tempeste che minacciano le navi, per poi però approdare ad un piacere di dogi e cardinali lecito anche in <strong>Quaresima</strong> (e alcuni cardinali ne hanno perpetuato il gradimento sin quasi ai giorni nostri…). “Piatu freidu” per eccellenza, fors’anche con riutilizzo d’avanzi, <strong>questo cibo da galere e forse chissà da taverne (cauponae)</strong> non era – come si dice &#8211; roba da ricchi, tanto che anche a <strong>Natale</strong> rappresentava un ripiego qualora il cappone, quello vero, quello da brodo e da mostarde, latitasse. Forse vi fu lo zampino dei monaci, forse di qualche cuoco francese. Ma nacque, a sancire comunque una vicinanza coi cibi di bordo, con <strong>la galletta</strong> adagiata sul fondo, mi riferisco a quel pan biscotto (cioè cotto due volte per “liofilizzarlo”) duro, vetroso, come di marmo, che non temeva muffe né vecchiaie, il panis nauticus degli antichi, oggi &#8211; lo so &#8211; sovente vi piace acquistarlo in cima alla <strong>Ruta di Camogli</strong>. E poi via con quel che c’è, senza mai formalizzare troppo la ricetta: pesci (magnifica anche<strong> l’ombrina</strong> o altra specie che tenga la cottura * ), crostacei, mitili, verdure fra cui immancabile in stagione la <strong>scorzonera</strong>, olive, talora capperi, e carciofini e funghetti “in addobbo” (cioè sott&#8217;olio)… Qualcuno rifiniva e rifinisce con le fettine di uova sode e col <strong>mösciamme</strong>, ovvero il filetto essiccato di alcuni pesci, in altri tempi si trattò di delfino (la parola mösciamme ci giunge dall’arabo, ma non va confusa con l’altro grande prestito arabo, la bottarga – da botarikh, ovvero l’ovario dei pesci). Il finale è appannaggio ovviamente della <strong>salsa verde, il nostro bagnèt vert</strong>, ognuno segue una propria ricetta (<strong>il cuciniere Giobatta Ratto</strong> ** nel 1863 vi mise il pistacchio), ma sia come sia essa regala sempre a contrasto l&#8217;opportuna nota pungente.</p>
<p>Io trovo il cappon magro ancora migliore l’indomani, quando tutto il piatto ha “assestato” ingredienti e salsa. Nelle rosticcerie, per ovvi motivi, è quasi sempre proposto dentro gelatina, a trance. L’abbinamento che in genere propongo nei calici è un <strong>DOC Colli di Luni Vermentino</strong>, da servire a 11°C in tulipani a stelo alto, territorio con territorio…</p>
<p>*la miglior cottura è a vapore</p>
<p>**per Ratto il cappon magro domina su tutte le insalate che si conoscano. Pensare che <strong>l’Artusi</strong> 28 anni dopo neppur lo nomina… Ma alcuni anni dopo <strong>Aldo Acquarone</strong> (1898-1964) gli dedica addirittura un sonetto, “&#8230; un capolavoro che, chi lo gusta, se lo deve ricordare finché vive”.</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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