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	<title>Ligucibario &#187; foodies</title>
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		<title>&#8220;The menu&#8221; al cinema (con gusto)</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 13:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/11/beignets-di-panisse3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21266" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/11/beignets-di-panisse3-300x225.jpg" alt="beignets di panisse3" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&#8220;The menu&#8221; al cinema (con gusto)</p>
<p>Con Luisa Puppo ho di recente veduto <em>The menu</em>, diretto da Mark Mylod (un regista britannico) e interpretato, fra gli altri, da un ispirato Ralph Fiennes, qui nei panni dello chef Julian Slowik.<br />
Un film surreale, qui e là un po’ grandguignolesco, un jeu de massacre inquietante, ma che trasferisce nello spettatore – specie se appassionato di enogastronomia – momenti di puro piacere.<br />
Non spoilero ai Lettori di Ligucibario® una trama (thriller? horror? commedia?) alquanto sorprendente, teatrale e claustrofobica, sottolineo solo come la pellicola si prenda gioco di molte ossessioni e tendenze culinarie del tempo attuale.<br />
Dietro le quinte debbono aver operato capaci consulenti food, dato che durante lo svolgimento dei fatti si citano cereali, ingredienti e vitigni poco noti ai comuni mortali o d’assoluta eccellenza. A titolo d’esempio, nei calici si susseguono infatti (prima i bianchi poi i rossi) gli Chassagne-Montrachet, i Pinot noir, i Cabernet franc…<br />
<strong>Il film, ambientato dietro lussuose vetrate su un’isoletta oceanica, è una costante, affilata e colossale presa in giro dei trend cui la tavola contemporanea è andata piegandosi, e degli chef dal fare estenuato e dal ricettario rarefatto che ormai vivono la professione come sciamani (ma la trascendenza implica conti finali salatissimi…). Elargendo a clienti remissivi e un po’ gonzi, seduti in sale asettiche come cliniche, “esperienze” via via quasi astratte d’odori e colori, più che cucinando per loro piatti concreti e gustosi. </strong><br />
Il regista – via via che inesorabilmente le portate si susseguono &#8211; è peraltro assai poco benevolo anche nei confronti dei commensali (tutti tranne una), contro i quali si scaglia appunto il desiderio di rivalsa di uno chef esausto, senza più illusioni: costoro compongono infatti, pedine sulla scacchiera, un’accozzaglia mal assortita di deformità borghesi/capitaliste, fra attori già sul sunset boulevard e giovani rampanti e avidi come squali, fra sous-chef incapaci di ribellarsi e vecchi mariti adulteri, fino ai “critici” delle guide gastronomiche usi solo compiacersi con descrizioni, di location e pietanze, più che altro narcisistiche, scritte per il proprio autocompiacimento&#8230;<br />
Suggerisco la visione del film ai foodies più curiosi, ai gastronauti come Luisa e me, ai gourmet e gourmand che sappiano prendersi in giro, ai guru del gusto, che finalmente si concedano 108 minuti di spasso fra ammazzamenti e portate d’ogni consistenza, fra cui, a sorpresa,…un cheeseburger riuscitissimo, guarnito da patatine (fritte a julienne).<br />
Da parte sua, Ligucibario® non si stancherà mai di porgere il benvenuto a pellicole come questa.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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