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	<title>Ligucibario &#187; etnobotanica</title>
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		<title>Cosio d&#8217;Arroscia, erbe buone e cucina malgara</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 13:54:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cosio-da.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30003" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cosio-da-219x300.jpg" alt="smart" width="219" height="300" /></a></p>
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<p>Susanna, una mia gentile allieva in quei corsi per GAE (Guida ambientale escursionistica) i quali abilitano alla professione a livello regionale, mi ha di recente omaggiato di un libro che “conoscevo” (avendolo notato in alcune librerie e in occasione di alcune fiere) ma che non avevo mai letto. “Piante e tradizioni a Cosio d’Arroscia” (ed. arabAFenice) è un amorevole percorso, non solo etnobotanico, dentro il cuore di un’alta valle dell’Imperiese, nonché un repertorio di 65 schede sulle principali piante d’interesse alimurgico, ovvero dotate di benefiche proprietà a vario livello, anche cosmetico, anche veterinario, anche artigianale, anche religioso.</p>
<p>Completa quest’opera una densa bibliografia, che suggerisco a tutti di “scorrere” non frettolosamente.</p>
<p>Per me, appassionato di preböggiön, di muretti a secco, di cucina malgara, di micromusei di cultura locale, eccetera eccetera, è stato un attimo, nel giro di un pomeriggio del weekend, godermi in lettura tutti quegli straordinari contenuti. Un viaggio nel tempo, dentro una dimensione agro-pastorale messa a rischio dall’incalzare dell’antropocene, dentro la memoria orale che malgrado tutto ha saputo custodire e tramandare un sapere – sovente femminile – antichissimo e quasi ancestrale, dentro una biodiversità (ove rispettata dall’uomo) sempre amica del buonessere, e delle api. Wildlife stays wildlife pays.</p>
<p>Cosio, grumo di case aggrappate alla montagna, sorge a 720m d’altitudine e conta oggi circa 170 abitanti. Vanta origini (e legislazione) preromane, e una colorata festa delle erbe in luglio (tra cui la magnifica lavanda) anima i porticati e le ombrose viuzze dell’abitato.</p>
<p>Qui si riunirono anche gli artisti internazionali che nel 1957, attorno ad Asger Jorn (1), fondarono il Situazionismo (e bevvero “Cosiate”, ovvero il locale Ormeasco (2), ottenuto da uve dolcetto…). Un decennio dopo, anche da quei semi, dalle idee e dagli scritti di quei giovani sensibili fruttificarono movimenti di massa destinati in senso sociale e culturale a segnare &#8211; ovunque &#8211; tutta la fine del Novecento e soprattutto di un’epoca.</p>
<p>La saggezza contadina a Cosio tuttora ci propone pan fritto, salvia fritta, brodi d’erbe, torte verdi e bernardun di porri e patate, minietti, turle e raviore, fettuccine alle ortiche o agli engari (spinaci selvatici), brüssö, catarinette, caniscelli, castagne in cento modi, torta stroscia, tisane di camomilla…</p>
<p>Ligucibario® ovviamente ha negli anni “tenuto il passo”, descrivendo tutte queste peculiarità, e come sempre confermando un (doveroso) occhio di riguardo agli entroterra liguri. Si nota immediatamente come le piante del territorio quasi sempre presenzino la cucina cosiate, conferendo profumi e caratteristiche specifiche ai diversi piatti. Tuttavia non si trattava – stop con i falsi miti e le retoriche – di “mediterraneità”, di vere e proprie sapienze ante litteram. Molto più semplicemente, nelle case si mangiava o si riciclava ciò di cui era possibile disporre, e si tesaurizzava l’impiego di tutto ciò che – meglio ancora! &#8211; in qualche modo risultava anche benefico…</p>
<p>Amici Lettori, arrivederci a Cosio, dunque! Storia, botanica, buon vino e buona tavola.</p>
<p>(1) poliedrico pittore danese (1914-1973), ad Albissola Marina – in via d’Annunzio, nell’area collinare dei Bruciati &#8211; è da alcuni anni visitabile la sua strabiliante Casa-Museo</p>
<p>(2) come noto, fu “imposto” in loco alla fine del secolo XIII da un decreto podestarile dei Marchesi di Clavesana. E’ questa, da allora, una viticoltura eroica, che dona un vino vivo, d’un bel rosso rubino tendente al violaceo, tannico e persistente, un po’ “spigoloso”, dai sentori di ribes e rosa selvatica. Perfetto coi tortelli di carne, le fettuccine al ragù, gli stufati (coniglio), la cacciagione… Si serve intorno ai 17°C in tulipani a stelo medio.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p>Umberto Curti</p>
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		<title>Le piante e l&#8217;uomo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 09:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/cappuc1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22576" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/cappuc1-243x300.jpg" alt="smart" width="243" height="300" /></a></p>
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<p>Seguo molto, per interesse personale ancor prima che per &#8220;dovere&#8221; professionale, quel che avviene in città (Genova).<br />
E così, i giorni  scorsi, mi sono &#8220;imbattuto&#8221; con Luisa Puppo in una mostra bellissima, che caldamente consiglio a chi mi legge: <strong>&#8220;Le piante e l&#8217;uomo. Arte, tradizioni e spiritualità francescana&#8221;, al Museo dei Cappuccini</strong>, in passo Santa Caterina Fieschi Adorno, fino al 23 giugno (con visite guidate alle 15.30 sabato 11 maggio e sabato 8 giugno). La mostra è visitabile al giovedì (10.00-13.00 e 15.00-18.30) e al venerdì, sabato e domenica con orario 15.00-18.30; è chiusa nei festivi del 25 aprile e del 2 giugno. L&#8217;ingresso è a offerta libera. Informazioni ed altro allo 010 8592759 e al 377 3817248. Sono previste anche conferenze alle 15.30 di venerdì 10 maggio, domenica 12 maggio, giovedì 16 maggio e infine giovedì 23 maggio. Website www.bccgenova.it e mail info@bccgenova.org.<br />
Durante il &#8220;tour&#8221;, che consente anche la visione di 6 interessanti materiali video, ho via via percorso aspetti dell&#8217;etnobotanica di ieri e di oggi, e specie vegetali e soprattutto erbe che vengono tuttora validamente utilizzate non solo a scopo alimentare (anche se, da ligure, ho subito cercato notizie del <strong>preböggiön</strong>&#8230;).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/cappuc2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22577" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/cappuc2-300x227.jpg" alt="smart" width="300" height="227" /></a>I Cappuccini hanno sempre praticato e prodotto un&#8217;alta cultura agricola e materiale, tramite una sapienza artigiana che si serviva sovente di fibre vegetali. Inoltre, un&#8217;officina dei conventi era la cosiddetta <em>spezieria</em>, dove dalle erbe si ottenevano medicamenti e rimedi di vario genere, utili a prevenire/curare le malattie e a garantire alle persone un maggior benessere. Queste spezierie (guardate che spettacolo i mortai e i vasi nella foto&#8230;) rifornivano non a caso anche le farmacie degli ospedali&#8230;<br />
Quando Genova, risparmiata da quella manzoniana del 1630, fu colpita come Napoli dalla <strong>terribile epidemia di peste del 1656-57</strong> (quasi nulla se non qualche libro &#8211; fra cui quello di Romano da Calice &#8211; è rimasto a ricordarla), il Doge si rivolse proprio ai Cappuccini, i quali profusero eroicamente tutti se stessi nella disinfezione della città, con miscele di aromi alimurgici e di composti minerali. La peste giunse dal porto a giugno, la città entrò in quarantena, ma purtroppo pare che su 100mila abitanti ne sopravvisse solo un terzo; la strage riguardò in primis &#8211; come sempre &#8211; i ceti popolari, ma morirono anche artisti, mecenati ecc..<br />
La mostra propone anche antichi manoscritti e rare cinquecentine, ed espone coi meritati riguardi quella <strong>&#8220;Selva botanica&#8221; redatta da Fra Vincenzo Celesia da Gazzo (1864-1926)</strong> che fu premiata dal celebre botanico Ottone Penzig durante un congresso svoltosi a Genova nel 1892.<br />
Infine, è ulteriormente ravvivata da momenti interattivi tramite cui il pubblico può consultare dispense di approfondimento, odorare aromi, proporre ricette a base di erbaggi&#8230;<br />
Insomma, al Museo dei Cappuccini &#8211; luogo già di per sé molto suggestivo &#8211; si trascorrono due ore davvero magnifiche, e&#8230;grazie ad un video della bogliaschina Gianna Tasso si familiarizza con la ricetta dei pansoti.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/le-piante-e-luomo/">Le piante e l&#8217;uomo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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