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	<title>Ligucibario &#187; destinazione turistica</title>
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		<title>Il ruolo del turismo gastronomico per l’attrattività di una destinazione</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 13:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Turismo gastronomico: quale ruolo per l&#8217;attrattività della destinazione? Spunti di marketing e riflessioni socio-economiche. Sono stata contattata da un laureando dell’Università di Cambridge (Judge Business School) impegnato nella redazione della tesi “The role of food tourism in enhancing the attractiveness of a destination: Analysis of strategies of food entrepreneurship in Italy, South Africa and United ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/turismo-gastronomico-destinazione/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21635" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/turismo-gastronomico.jpg"><img class="size-medium wp-image-21635" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/turismo-gastronomico-300x225.jpg" alt="turismo-gastronomico" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">turismo gastronomico, il gusto non basta</p></div>
<p><em>Turismo gastronomico: quale ruolo per l&#8217;attrattività della destinazione? Spunti di marketing e riflessioni socio-economiche.</em></p>
<p>Sono stata contattata da un laureando dell’Università di Cambridge (Judge Business School) impegnato nella redazione della tesi “The role of food tourism in enhancing the attractiveness of a destination: Analysis of strategies of food entrepreneurship in Italy, South Africa and United Kingdom&#8221; (Il ruolo del turismo gastronomico nel potenziare l’attrattività di una desstinazione…).</p>
<p>L’intervista si è rivelata molto stimolante per il taglio contemporaneamente “economico” ed interculturale del tema, testimoniato dalle domande che mi sono state poste. Un’intervista-dialogo operativo e “in medias res” sul turismo gastronomico, là dove il mio interlocutore &#8211; prima dell’incontro &#8211; aveva navigato l’insieme di siti web che ruota intorno a Ligucibario® per “conoscermi” professionalmente. Nel rispondere ai suoi quesiti, oltre ad attingere alla mia esperienza diretta (trentennale, ahimé) di consulente e formatrice, ho cercato di contestualizzare le risposte fornendo uno sguardo “ampio” sul sistema economico, sociale e culturale del nostro Paese.</p>
<p>Condivido in questo articolo gli spunti emersi e le riflessioni condivise.</p>
<h2><strong>-Quali sono le strategie imprenditoriali più efficaci per incrementare le ricadute del turismo gastronomico sulle destinazioni?</strong></h2>
<p>Nel rispondere a questo primo quesito ho fatto riferimento ai vari progetti Isnart – Unioncamere ai quali ho partecipato negli ultimi anni, che hanno riguardato molti ambiti regionali. E dove grande rilievo era stato riservato al tema del turismo gastronomico come marketer territoriale.</p>
<h3>Stimolare la consapevolezza del potenziale della culinary destination</h3>
<p>Nonostante il periodo post-pandemico si stia rivelando stagione positiva per il turismo (sia domestic, sia internazionale), <strong>molte destinazioni non sono ancora pienamente consapevoli del proprio potenziale come “culinary destinations”.</strong> Spesso le attività vengono proposte in maniera più spontaneistica e individuale che strutturata e coordinata</p>
<p>Il turismo gastronomico è un universo (in senso tecnico, <strong>un <em>industry cluster</em></strong>) popolato da <strong>numerosi e variegati attori e stakeholder</strong> – Ho.re.ca, ricettività, produttori, commercio, artigiani, enti pubblici, istruzione e formazione, università, associazioni… Un caleidoscopio di “players” che dovrebbe prendere più coscienza delle opportunità attingibili agendo come rete.</p>
<h3>Sviluppare le competenze: skill digitali, <em>food storytelling</em>, comunicazione interculturale</h3>
<p>A tal fine, a mio avviso lo sviluppo delle competenze è “la”priorità/strategia” vincente per il comparto e per le destinazioni. Iniziative di “capacity building” (dai webinar alle sessioni in presenza) possono stimolare consapevolezza, senso di appartenenza e approcci operativi – opzione efficace per i singoli imprenditori e per le destinazioni (meglio definite come “ecosistemi”). Ciò può giovare anche ad una miglior destagionalizzazione delle offerte.</p>
<p>Tale impostazione conduce a co-progettazioni/gestione/marketing di progetti legati al turismo gastronomico, basati su conoscenza aggiornata del mercato (domanda), migliori performance e ROI, attraverso l’identificazione condivisa di mercati bersaglio, obiettivi, azioni, campagne di comunicazione ecc.</p>
<p><em><strong>Lo sviluppo delle competenze deve focalizzare prioritariamente 1) skill digitali, per supportare la progettazione del customer journey: ex-ante, in itinere, ex-post (e-commerce); 2) food storytelling; 3) la comunicazione interculturale della gastronomia specie in direzione di incomers provenienti da lunghe distanze e realtà “remote”.</strong></em></p>
<h2><strong>-In che modo l&#8217;imprenditoria food ha influenzato le preferenze alimentari e la soddisfazione dei turisti e ha costruito credibilità dando ai turisti ciò che cercano?</strong></h2>
<p><strong>La classe dimensionale delle aziende (dalla multinazionale alla microimpresa) è fattore discriminante.</strong> I “big player” concepiscono sovente le iniziative di turismo gastronomico come strumenti di PR e comunicazione, atte ad aumentare la visibilità, l’appeal e il bacino di mercato dei prodotti. Si pensi ad esempio a Barilla (leader mondiale nella produzione di pasta) e al lancio della Accademia Barilla – il cui sito “guida” navigatori e turisti verso lezioni di cucina, cooking tours, ricette, articoli…</p>
<p><strong>Grandi imprese</strong> (inclusa Barilla), banche e consorzi di tutela DOP sono tra i promotori della rete dei “Musei del Cibo” in provincia di Parma <a href="https://www.museidelcibo.it">https://www.museidelcibo.it</a>. , che traguarda anche la promozione di luoghi “food” in ambito rurale e meno noti. Una vetrina di eccellenze che propone itinerari, incontri con i produttori, visite in azienda, degustazioni, cooking demo e corsi.</p>
<p>Questo approccio è coerente alla crescita del turismo esperienziale, basato com’è su sensorialità, identità locali (genius loci) e attività hands-on. Cultivar autoctone, filiere brevi, senso di comunità, buonessere…, paiono parole chiave a maggior ragione oggi, fuoriuscendo dalla pandemia.</p>
<h3>Piccole e micro imprese</h3>
<p>Per ciò che riguarda le<strong> imprese di piccole (e micro) dimensioni</strong>, sovente a gestione famigliare, segnalo la domanda in aumento per esperienze in ambito agrituristico. Cantine, caseifici, salumifici e frantoi si aprono ai turisti per visite e degustazioni, tuttavia tale proposta è spesso “episodica” e isolata. Per essere vincente sul mercato del turismo gastronomico, il settore dell’agricoltura (come ho ripetutamente sottolineato anche nel progetto europeo Terragir3 di cui accenno fra poco) è chiamato ad assimilare linguaggio, tempistica di programmazione e forma mentis dell’intermediazione turistica…</p>
<p>Questi “gap” sono stati il focus anche di Terragir3, realizzato nell’ambito del programma Interreg Marittimo. In tale contesto, Umberto Curti (<a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/i-nostri-servizi" target="_blank">link qui</a>) ed io abbiamo sviluppato un sillabo formativo (video) rivolto proprio agli agriturismi, e progettato un “practical di vendita” delle food tourism experiences proposte da agriturismi liguri a tour operator italiani e stranieri.</p>
<h2><strong>-Qual è l&#8217;impatto della soddisfazione dei turisti food nell&#8217;aumentare la consapevolezza e customer loyalty verso una specifica destinazione?</strong></h2>
<p>Il <strong>passaparola</strong> dei turisti soddisfatti è, di fatto, lo strumento di reputazione e marketing più efficace.<br />
Questa è l&#8217;era della &#8220;<em><strong>recommendation economy</strong></em>&#8220;: le recensioni condivise in tempo reale attraverso i social media generano un enorme effetto moltiplicatore. Il contenuto generato dagli utenti (UGC) è un &#8220;tesoretto&#8221; positivamente virale, ma implica – da parte di imprese e DMO &#8211; la supervisione costante del web e dei social media per essere gestito e valorizzato.</p>
<h3>Mercati a breve raggio e <em>repeat business</em>: le sfide</h3>
<p>Per quanto riguarda la fidelizzazione dei clienti, è sicuramente meno difficile concentrarsi su mercati a breve raggio, per traguardare il <em><strong>repeat business</strong></em>. L’Italia intera costituisce uno straordinario hardware, cui talora però difettano i software. È evidente che le DOP, i vini di pregio e i prodotti celebri favoriscono la divulgazione e la conferma del made in Italy, ma occorre non limitarsi a rendite di posizione e perseguire costantemente la qualità del welcome e dei servizi.</p>
<h2><strong>-Quali sono i vincoli materiali e immateriali che potrebbero rendere meno attraente il turismo gastronomico in Italia?</strong></h2>
<p>Inflazione, prezzi elevati rispetto alla qualità, collegamenti carenti (infrastrutturali e banda larga) verso le destinazioni più “periferiche” e meno note, declino delle aree rurali (spopolamento, senilizzazione…), abbandono di attività agricole…</p>
<p>Altra “minaccia” è rappresentata dalla <strong>concorrenza</strong> &#8211; altri Paesi (come la Francia, la Spagna e persino la Svizzera) stanno puntando allo sviluppo del turismo enogastronomico in modo più convinto e mirato (la Svizzera sta lavorando da par suo sul turismo del vino, in sinergia – come sempre &#8211; con la qualità ambientale e l’efficienza dei servizi).</p>
<h3>Networking, questo sconosciuto?</h3>
<p>Ancora una volta, la <strong>carenza di networking tra gli attori del sistema</strong> – l’individualismo (spesso misoneista) &#8211; è un tratto saliente del nostro DNA, così come la scarsa propensione alla programmazione e alla proattività. Di turismo si occupa una molteplicità di enti e soggetti, il che rallenta e confonde i processi. L’Italia è retrocessa nella classifica internazionale degli arrivi anche perché raramente si erge a battistrada, a pioniere d’innovazione. Negli ultimi vent’anni, a puro titolo d’esempio, tante sono state anche le contraddizioni (incluso il caso “Open to meraviglia”) che hanno accompagnato un lancio e un’operatività degne di questo nome del portale web nazionale…</p>
<p>In definitiva mi sto riferendo a quel procedere “ognuno per sé” a livello locale/regionale, là dove viceversa – in ottica interculturale anzitutto &#8211; la nostra meravigliosa biodiversità naturale, culturale ed enogastronomica andrebbe sempre ricondotta al marchio “Italia”.</p>
<h2><strong>-Come può il turismo gastronomico in Italia sviluppare esperienze più inclusive per residenti e turisti?</strong></h2>
<p>Nel 2018 sono stata nominata Ambasciatrice onoraria di Genova nel mondo (AGW) dal Sindaco Marco Bucci in ragione del mio impegno e dell’esperienza imprenditoriale. Tuttavia, credo che ognuno di noi &#8211; a prescindere dalla professione &#8211; abbia un “ruolo” di ambasciatore del luogo in cui vive/a cui è legato. Questo comprende anche il patrimonio gastronomico. Le iniziative di edutainment rivolte ai residenti potrebbero essere a tal fine un primo passo verso un ruolo più consapevole. Diversi turisti mi hanno confidato che visitare i mercati in Italia, parlare con i residenti e i venditori, e chieder consigli su ingredienti e ricette è una delle loro esperienze preferite&#8230; Ricordate sempre che in Italia le tradizioni, e quanto mai quelle alimentari, sono &#8220;venerate&#8221; anche nel cuore delle città più dimensionate (provate a banalizzare la pizza a Napoli, l’amatriciana a Roma, il pesto a Genova, il risotto a Milano…).</p>
<p>Infine, il tema dell&#8217;inclusività dovrebbe includere anche argomenti relativi a stili di vita (vegano), patologie (celiachia) e tabù alimentari.</p>
<h2><strong>-Quali sono i fattori culturali ed economici che influenzano il consumo di cibo locale in Italia?</strong></h2>
<p>In pratica sintetizzo quanto in parte già precisato:</p>
<ul>
<li>amore per le tradizioni</li>
<li>comfort food</li>
<li>interesse per la storia della gastronomia locale</li>
<li>abitudini familiari</li>
<li>interesse per gli abbinamenti vino/cibo locali.</li>
</ul>
<p>Le produzioni locali ovviamente possono risentire di criticità legate ai piccoli volumi di produzione e alla distribuzione commerciale, spesso limitata all’ambito strettamente locale. Fattori che, ovviamente, influenzano anche gli scenari del turismo gastronomico.</p>
<h2><strong>-Quali sono le somiglianze e le differenze in Italia tra le esperienze gastronomiche per residenti e per i turisti?</strong></h2>
<p>È piuttosto raro trovare esperienze gastronomiche espressamente rivolte ai mercati esteri (ma forse è un bene che sia così). Il più delle volte la stessa esperienza viene &#8220;tradotta&#8221; in un&#8217;altra lingua. Ciò non toglie che nel turismo gastronomico un’accurata comunicazione interculturale nelle esperienze sia doverosa, là dove purtroppo è ancora un input trascurato &#8211; e, per inciso, uno dei miei principali campi di interesse (come ben sa chi mi conosce e mi legge, da una vita opero nel Food&amp;wine English).</p>
<p>“You breathe food tourism, Luisa”, ha detto il mio interlocutore.</p>
<p>Grazie davvero, dunque, per aver percepito “a distanza” la passione che anima il mio lavoro.</p>
<p><a href="www.luisapuppoeumbertocurti.com/chi-siamo" target="_blank"><strong>Luisa Puppo</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/turismo-gastronomico-destinazione/">Il ruolo del turismo gastronomico per l’attrattività di una destinazione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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