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	<title>Ligucibario &#187; decameron</title>
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		<title>Genova nel Medioevo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 14:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/Autunno-del-Medioevo-una-primavera-gastronomica1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22261" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/Autunno-del-Medioevo-una-primavera-gastronomica1-212x300.jpg" alt="Autunno-del-Medioevo-una-primavera-gastronomica" width="212" height="300" /></a>Ho svolto il 14 marzo scorso una conferenza alla Biblioteca Civica “Saffi” di Genova Molassana dal titolo <strong><em>L’autunno del Medioevo. Una primavera gastronomica</em></strong>. Davanti ad un pubblico davvero interessato, ho potuto raccontare un “calendario” di situazioni, di fatto dal 1152 al 1506, idonee a rappresentare quel che allora si mangiava a Genova e dintorni, per comprendere aspetti sociali ed economici che all’alimentazione direttamente si connettono.</p>
<p>La Superba dedica infatti il 2024 al Medioevo, con una serie di iniziative di approfondimento su una stagione storica – certo non statica né oscurantista – che al suo culmine fa da cerniera, chiudendo la tragedia della peste presente anche nel Decameron di Boccaccio (1348…), e aprendo le porte alle grandi conquiste anzitutto scientifiche, tecnologiche e geografiche dell’età colombiana e rinascimentale. Ma anche agli tsunami in campo culturale e agricolo (patate, mais, cacao, pomodori, peperoni, zucchine, fagioli…) che ne seguiranno… La locandina dell&#8217;evento, emblematicamente, contiene una foto di gadus morhua, il dono che dalle isole norvegesi Lofoten si trasformò in baccalà e stoccafissi squisiti.</p>
<p>Fra il disfarsi conclusivo dell’impero romano del 476 e la reconquista di Granada del 1492 si “posizionano” per così dire le parole di Umberto Eco, non a caso grande studioso anche delle organizzazioni monastiche (chi non ha letto &#8220;Il nome della rosa&#8221;?): “Il Medioevo inventa tutte le cose con cui stiamo ancora facendo i conti, le banche e la cambiale, l’organizzazione del latifondo, la struttura dell’amministrazione e della politica comunale, le lotte di classe e il pauperismo, la diatriba tra Stato e Chiesa, l’università, il terrorismo mistico, il processo indiziario, l’ospedale e il vescovado, persino l’organizzazione turistica: sostituite le Maldive con Gerusalemme e avete tutto, compresa la guida Michelin”.</p>
<p>Al termine dello speech ho fornito al pubblico anche un elenco di possibili letture tematiche, visto che la saggistica disponibile in primis presso le principali biblioteche genovesi è molto abbondante e qualificata. Chi viceversa voglia “rivedere” una videosintesi dell’evento, la trova <a title="umberto curti l'autunno del medioevo" href="https://www.youtube.com/watch?v=RKMsW-rX6Os" target="_blank">a questo link</a>.</p>
<p>Prossimo appuntamento alla “Saffi” il 16 maggio, sempre dalle h 17.00, allorché parlerò dell’incontro fra diversità culturali in senso gastronomico…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Vernaccia</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 19:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È singolare l’ipotesi secondo cui il vitigno, di cui a Vernazza (SP) non si trova traccia, abbia dato il toponimo alla località, da lì poi spargendosi alle vicine Toscana e Corsica…<br />
Forse, quella vernaccia di cui parlano i letterati medievali corrisponde all’odierno Sciacchetrà. Del vitigno vernaccia (famiglia con moltissime varietà) s’incontrano viceversa esemplari nell’area di Quiliano, ponente savonese. Il vocabolo, da verna, in origine indicherebbe vino localissimo, di casa, finanche per la servitù? Oppure era/è, semplicemente, nella confusione dei più, la <a title="Granaccia" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/granaccia/">Granaccia</a>? A Quiliano, oltretutto, è andata scomparendo una vite che chiamavano granaccia bianca&#8230;</p>
<p>Sia come sia, sotto questo nome si lavorano vari vini, non tutti di pregio (i migliori sono probabilmente gli aristocratici toscani e i sardi, senza peraltro nulla togliere a Serrapetrona nelle Marche e a Cannara in Umbria&#8230;). Vernazza, tuttavia, era porto d’imbarco del vino verso non poca Europa… E’ pur vero che la vernaccia non è poi così dissimile dall’uva bosco sia per la forma del chicco, sia per la capacità produttiva, un po’ meno per forma del grappolo e colore. Documenti storici attestano che nelle cantine di Pompei furono rinvenuti vasi vinari con incisi il nome del proprietario e la dicitura &#8220;vinum Corneliae&#8221;, cioè di Corniglia, frazione di Vernazza&#8230; Si tratterebbe &#8211; chissà &#8211; della Vernaccia più volte citata dall&#8217;enciclopedico Plinio il Vecchio quando parla dei vini lunensi. Questo vino, sia quel che sia, è famoso da oltre duemila anni, e diventa anche una delle meraviglie di Bengodi, quando il Boccaccio, nella decima e ultima giornata del suo &#8220;Decameron&#8221;, racconta come il bandito Ghino di Tacco, in realtà un nobile ghibellino, la facesse bere all&#8217;abate di Clignì (Cluny) per guarirlo dal mal di stomaco. Per parte sua papa Paolo III Farnese (1468-1549), attorno al 1500, stante la testimonianza del fidato cantiniere-bottigliere Sante Lancerio (sorta di sommelier ante litteram), considerava la vernaccia delle Cinque Terre un vino «ottimo per farci la zuppa nelle ore della tramontana» e lo riteneva «grande nodrimento per i vecchi», aggiungendo che, in generale, «i vini della Liguria sono efficaci se bevuti in ottobre, la sera prima di coricarsi». Forse, quel Pontefice fu un po&#8217; approssimativo.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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