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	<title>Ligucibario &#187; creto</title>
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		<title>Ravioli di Garibaldi</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 08:42:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I ravioli &#8220;di Garibaldi&#8221; si legano ad una vicenda molto particolare, ed anche luttuosa. Maria Francesca Da Chà Perasso (la “Marinin”), originaria di Pratolungo a Montoggio, in valle Scrivia, trova lavoro a Pegli, riviera ora “genovese”, presso l&#8217;agiata famiglia dei Canzio (Stefano Canzio, generale e politico, aveva sposato Teresita, la terzogenita di Garibaldi). A vent&#8217;anni la figlia Luigia (la “Rosin”) va sposa a Michele Trucco e nel 1890 i due rilevano insieme la vecchia osteria di Tre Fontane a Creto (sulla ripida carrozzabile Genova-Montoggio), cui è annessa una rivendita di sale e tabacchi e un forno. Disgraziatamente la vita coniugale di Rosin, che da Michele ha generato ben sei figli, viene funestata da una terribile azione delittuosa. Il 3 ottobre 1906 Michele, mentre ritorna da Genova dove ha acquistato generi per la tabaccheria e l&#8217;osteria, viene assalito a scopo di rapina. Il cavallo torna a Tre Fontane col calesse vuoto e Rosin, che circondata dai figli è in attesa, percepisce la sventura. Col figlio Mario di 13 anni va in cerca del marito e lo intravvede giù nella scarpata, assassinato con una coltellata alla nuca. La storia della “cavallina storna” di pascoliana memoria si ripete 40 anni dopo con più di un’analogia, e i massmedia dell’epoca sottolineano con enfasi la brutale notizia [ad es. Il secolo XIX del 6 ottobre 1906]. Rosin si dà daffare ed anzitutto richiama da Pegli l’anziana madre, perché la supporti nella gestione quotidiana dell&#8217;osteria, dove transitano commercianti, mulattieri, devoti dell&#8217;attiguo santuario, a Montoggio non di rado nevica, la vita è impegnativa&#8230; Maria porta a Tre Fontane l&#8217;esperienza acquisita nei periodi di servizio in casa Canzio, e in primis quei “ravioli di Garibaldi” che Teresita salirà ancora di quando in quando ad assaporare all’osteria, tanto l’affetto per la cuoca era ancora sopravvissuto dentro di lei. La trattoria della Rosin si arricchì in tal modo anche delle vecchie ricette allora in uso nelle cucine “borghesi” della città… Oggi, “accanto” alla sala ristorante dove servono pesto, arrosti, crostate ecc., è visitabile (se ben rammento negli stessi orari di apertura di quella) un minuscolo museo dedicato alla cultura culinaria contadina, dove approfondire le vicende di cui sopra. L’8 settembre, inoltre, si festeggia il santuario, di recente restaurato&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Turismo e food nell&#8217;entroterra ligure: il caso Montoggio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 11:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22182" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/IMG_3109.jpg"><img class="size-medium wp-image-22182" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/IMG_3109-300x200.jpg" alt="il favoloso pandolce di alberto barsotti" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">il favoloso pandolce alle castagne di alberto barsotti&#8230;</p></div>
<p><strong>Dal Piemonte all&#8217;entroterra ligure, una panoramica su ristorazione e turismo: il caso Montoggio, tra luci e ombre, ben rappresenta gli scenari attuali e futuri.</strong></p>
<p>Leggevo nei giorni scorsi (da dati FIPE) che nella vicinissima Alessandria il “saldo” della ristorazione è negativo, ovvero i locali che chiudono superano quelli che aprono, 31 contro 18. Segno peraltro di una crisi che perdura da tempo, con andamenti “serpeggianti”.</p>
<p>Schiacciati fra le tavole celebrate da guide e media e fra le catene fast food che “standardizzano” menu un tanto al chilo, molti ristoranti e trattorie tradizionalmente a gestione famigliare si arrendono ai costi delle materie prime, degli affitti, dei dipendenti: “…se prima nel nostro settore molti s’improvvisavano, oggi è <span style="text-decoration: underline;">necessaria</span> una preparazione manageriale” ha affermato Roberto Calugi, direttore nazionale FIPE. “Ad Alessandria e provincia oltre 6 ristoranti o bar su 10 cessano entro 5 anni da quando sono stati avviati”. A latere, evidentemente, crollano anche gli occupati a tempo indeterminato.</p>
<h2>Il caso Montoggio</h2>
<p>Spostando il focus sulla Liguria, chi mi conosce sa che un affetto particolare mi lega a <strong>Montoggio</strong>, paese della valle Scrivia nel primo <span style="text-decoration: underline;">entroterra genovese</span>. Là in passato lavorai ad un paio di progetti, ed ebbi il piacere di conoscere Stefano Torre, titolare dell’apprezzatissimo ristorante “Roma” e squisita persona. Quante volte sono salito sù da Creto, là dove Genova diventa pian piano ruralità e boschi&#8230;</p>
<p>Montoggio va legittimamente fiera di alcune sue risorse storico-culturali e ambientali (castello Fieschi, parrocchiale di San Giovanni Battista, santuario di Tre fontane, escursioni…), e andava fiera anche delle ottime tavole – alcune coerentemente “rustiche” &#8211; che garantivano sul territorio comunale un’offerta assai piacevole, per tutti i gusti e le tasche. Montoggio è infatti sinonimo di ortaggi, rose da sciroppo, formaggi, funghi, ricette terragne, ottima pasticceria, miele.</p>
<p><strong>Provo quindi grande dispiacere nel rilevare come, nel giro di pochissimi anni, presso molte di quelle tavole di ristoranti e agriturismi non sia più possibile sedersi. Chiusi, fermé, geschlossen.</strong> Dispiacere, non stupore: chi svolge la mia professione (da quasi 30 anni con Luisa Puppo mi occupo di marketing turistico e di gastronomia anzitutto nella mia regione) è chiamato a “prefigurare” con la massima oggettività possibile gli scenari futuri, siano essi positivi o negativi, e senza demagogie “nostalgiche”. I brutali cambiamenti e le deregulation degli anni recenti hanno trasferito in ere geologiche passate ciò che sino a ieri eravamo abituati a pensare e a fare.</p>
<h2>Le prospettive possibili (non solo a Montoggio&#8230;)</h2>
<p>Quel che avviene ad Alessandria e a Montoggio, dunque, ai miei occhi non è che l’esito di una serie di dinamiche, tipiche di aree poco turistiche, dinamiche su cui, volendolo – pur senza disporre della bacchetta magica di un prestigiatore – , si potrebbe in parte intervenire…In tal senso, esistono tuttavia (non solo in Liguria, beninteso, ma di certo anche in Liguria) un paio di condizioni a monte non eludibili:</p>
<p>1)la prima è che i piccoli Comuni si pongano veramente in rete con gli altri attorno, e si dotino di un piano di marketing turistico, senza il quale molte strategie e sforzi riescono vani, in primis – visti gli esigui budget &#8211; l’acquisto di pubblicità o di “ospitate” in tv quasi sempre improduttive.</p>
<p>2)La seconda è che le microimprese del turismo, del food, del commercio, dell’artigianato, trovino una volta per tutte il tempo di partecipare a percorsi formativi chiari e concreti. Molti – troppi – fra costoro non hanno dimestichezza con la lingua inglese, con web e social media, e anzitutto con quello storytelling che il turismo esperienziale ormai ci impone… Piaccia o no, molte scelte di viaggio iniziano tramite un PC o uno smartphone, e occorre pertanto saper comunicare “ovunque”, e molto bene.</p>
<p>In gioco vi sono i nostri Appennini ecc., con le comunità e le frazioni che per molteplici ragioni vanno spopolandosi, là dove i giovani non trovano più lavoro, né servizi, né opportunità lato sensu che li inducano a restare, o a ritornare. In gioco, occorre pur gridarlo, v’è un bene e una “biodiversità” che l’Italia non può perdere.</p>
<p><strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/chi-siamo" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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