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	<title>Ligucibario &#187; cinque terre doc</title>
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		<title>Cinque Terre DOC</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 20:26:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Cinque Terre DOC&#8230; Occorrerebbero pagine e pagine per raccontarti una storia enologica che è vanto della Liguria e che affonda le proprie radici ben in profondità nel tempo. Vini delle Cinque Terre: e già i nomi agiscono nel tuo immaginario, proiettandoti in un paesaggio di vigne verticali, di eroici terrazzamenti a picco sul mare, di fasce verdi ormai millenarie risalite da monorotaie e protette dai celebri muretti a secco, se la Liguria li mettesse tutti in fila supererebbero per lunghezza la Muraglia Cinese… Scrive Monsignor Giustiniani nel 1535 descrivendo il territorio: “tanto erto e sassoso che non solamente è disagevole alle capre montarvi, ma quasi difficoltoso al volar degli uccelli: arido e secco e nondimeno tutto pieno di fruttifere vigne alle vendemmie delle quali, in qualche luogo, conviene che gli uomini si calino dalle rupi legati per mezzo di una corda”.</p>
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<p>Vini delle Cinque Terre: Monterosso, Vernazza Corniglia Manarola Riomaggiore ed una piccola porzione della Spezia (Tramonti di Campiglia e Tramonti di Biassa), tante piccole aziende, come ovunque traversando la regione, dove quasi mai le case vinicole superano le 100mila bottiglie prodotte. Qui sono vini bianchi e passiti * che la DOC tutela e qualifica dal 1973 (in Liguria è DOC circa un terzo degli ettari vitati). Ai tempi di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio si chiamavano “razzesi”, così come “pastini” (dal latino pastinum) erano i minimali spazi pianeggianti lavorati a zappa per rendere il terreno più praticabile. Ce lo racconta il giornalista e gastronomo modenese Paolo Monelli (1891-1984), ghiottone errante ed optimus potor – così si autodefiniva &#8211; cui si deve fra l’altro l’azzeccato toponimo “Via dell’Amore” a siglare quella magica passeggiata di 900 metri, che va da Riomaggiore a Manarola, “in bilico” sulla scogliera…</p>
<p>Le uve sono i vitigni bosco, albarola (uva neutra che matura precocemente) ** e vermentino (i vitigni andrebbero scritti con la minuscola). Quest’ultimo è uno dei simboli della viticoltura ligure, il nome è genovese ma lo chiamano favorita in Piemonte e malvasia Grossa in Corsica e nei Pirenei orientali. Tali uve vengono lavorate soltanto nell’area contestuale, d’origine/produzione, prevalentemente “in bianco” (fermenta il solo succo) o “tradizionalmente” (fermentano le uve pigiate e diraspate). Per apprezzarne al meglio i colori paglierini con riverberi verdolini, gli odori erbacei e salmastri e i sapori secchi e persistenti occorre consumare i vini giovani, non oltre 1 anno dalla data della vendemmia, magari accompagnandoli al tegame d’acciughe locali, alla mes-ciùa di legumi e grano duro, ai pesci cucinati al verde, alle fritturine.</p>
<p>La gradazione va dai 12 gradi sino ai 17 dello Sciacchetrà, quest’ultimo fermenta a lungo il proprio mosto zuccherino (una quarantina di giorni) dentro barilotti chiamati caratelli. Ha colori che si dorano e s’ambrano, odori che via via regalano albicocca, mela, pesca, sapori ben mielati, non stucchevoli, ricchi di calore, persistenti, morbidi. Lo Sciacchetrà si mesce dal primo novembre dell’anno che segue la vendemmia, e dopo tre anni la tipologia “Riserva”. Esistono peraltro eccellenti casi di bottiglie financo trentennali. Lo gusti al meglio delle sue possibilità in piccoli “tulipani”, 7-9 gradi la temperatura di servizio, abbinando dolci non lievitati, pandolci bassi e panforti (conservane una fetta per il 3 febbraio, San Biagio protettore della gola), spongate “lunigiane” – natalizie &#8211; *** e cubaite del Ponente…</p>
<p>*non confondere lo Sciacchetrà con lo Sciac-trà, che è Ormeasco di Pornassio rosato (altra DOC di Liguria), ovvero dolcetto.</p>
<p>**uno dei suoi sinonimi è calcatella di Sarzana.</p>
<p>***ne accennò già Ovidio (43 aC – 17 o 18 dC), celebre poeta di corte, che a causa di uno scandalo concluse i propri giorni in esilio a Tomi, sul Mar Nero, componendo i “Tristia” e le “Epistulae ex Ponto”. Non sempre la curiosità e la mondanità… pàgano.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
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