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	<title>Ligucibario &#187; brioche</title>
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		<title>Presunti gastronomi (da tastiera)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 14:11:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Presunti gastronomi  (da tastiera), in giro abbondano&#8230; Fra i tantissimi commenti costruttivi, e le sincere felicitazioni, che giungono a Ligucibario®, talvolta qualche messaggio è viceversa – nel complesso &#8211; poco cordiale, e dunque, nella mia visione, immeritevole d’esser pubblicato. Si sa come oggi va il mondo (online)&#8230; Scegliendo qui e là, in un insieme che ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/presunti-gastronomi-da-tastiera/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/02/tris-di-pesti2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20823" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/02/tris-di-pesti2-225x300.jpg" alt="tris di pesti2" width="225" height="300" /></a>Presunti gastronomi  (da tastiera), in giro abbondano&#8230;<br />
Fra i tantissimi commenti costruttivi, e le sincere felicitazioni, che giungono a Ligucibario®, talvolta qualche messaggio è viceversa – nel complesso &#8211; poco cordiale, e dunque, nella mia visione, immeritevole d’esser pubblicato. Si sa come oggi va il mondo (online)&#8230;<br />
Scegliendo qui e là, in un insieme che tuttavia non riesco a definire “antologico”, qualcuno tra quanti mi scrivono ha la capacità – beato lui &#8211; di precisare <strong>le stagionalità dei carciofi nei secoli passati</strong> e dunque in certe Pasqualine d’antan. Un altro mi rimprovera l’uso in una ricetta ligure di <strong>patate DOP Bologna</strong>, presumendo forse – a torto – ch’io spregi le varietà liguri (sono tutte qui elencate nella sezione ‘alfabeto del gusto’). Qualcuno non intende accettare – problema suo &#8211; la grafia<strong> sarazzo</strong> (per indicare la ricotta stagionata dell’entroterra) e avvia un contrasto polemico ch’io subito abbandono. Un altro (un esperto d&#8217;armi!) si permetterebbe di definire affabulante un mio meticoloso testo di ricostruzione storica sulla <strong>spungata</strong> (il più meticoloso mai redatto?). Qualcuno rifiuta l’uso dell’olio extravergine nel <strong>mecoulen valdostano</strong>, ma il testo che pubblicai mi fu regalato da una valdostana doc che più doc non si poteva né si potrebbe. Un altro dissente circa la differenza che propongo tra <strong>croissant e brioche</strong>, e “inverte” per così dire la predominanza del burro. Qualcuno sottilizza circa il ruolo di <strong>Nazareno Strampelli</strong> nella cerealicoltura, ma nessuno – tantomeno io – ignora la differenza tra ibridazioni per innesto/impollinazioni incrociate ed ingegneria genetica. Un altro sostiene che il vernacolo “<strong>fainotto</strong>” si riferirebbe solo al negozio detto un tempo “commestibili”, ma farinajuolo chi l’ha mai udito? Qualcuno non conosce bene la differenza <strong>tra marmellata e confettura</strong>, e s’arrampica su scivolose diacronie. Un altro rifiuta il verbo <strong>impiattare</strong>, oggi diffusissimo, e si ostina con dressare, contento lui…<br />
Sia come sia, e premesso che il detto <em>errare humanum est</em> riguarda anche me, di solito sono tutti commenti alquanto ruvidi, poco rispettosi del lavoro altrui. Con una frasetta un po’ a gamba tesa costoro forse suppongono di &#8220;contestare&#8221; quel che dall’altra parte (la mia) è quasi sempre un testo esteso, frutto di ricerche approfondite, che argomenta tesi citando fonti…<br />
Il filosofo Ludwig Wittgenstein scrisse: di ciò di cui non si può parlare si deve tacere…<br />
Ciao e buona tastiera a tutti (ma meglio ancora: buona pastiera a tutti)<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Croissant, brioche… La mattina al bar cosa mangi?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 13:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16726" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/02/DSCN3195.jpg"><img class="size-medium wp-image-16726" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/02/DSCN3195-300x225.jpg" alt="Croissant o brioche?" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Francia: il mio regno per un croissant&#8230; ma anche per una brioche!</p></div>
<p>Il <strong>croissant </strong>– amico di tanti nostri risvegli &#8211; è il classico dolce a forma di mezzaluna “turca”, di origine austriaco-balcanica * , in molta Europa orientale ex asburgica è detto Kipferl, donde anche l’italiano <strong>chiffero</strong>. In Italia, nei bar-caffetterie, il croissant è comunemente il “<strong>cornetto</strong>”, o scorrettamente la “brioche”, dato che quest’ultima propone un impasto diverso. Malgrado il croissant/cornetto sia, come la brioche, un lavorato di farina, burro, uova (il cornetto quasi sempre, il croissant quasi mai), acqua o latte, lievito e zucchero, esso rivela meno burro e zucchero rispetto alla brioche, realizzando in tal modo una consistenza diversa, e una sfogliatura più marcata, più croccante al contatto. Il croissant si prepara, come noto, anche in versione salata, a conferma di un sapore più neutro rispetto alla brioche. Quando “perde” la forma arcuata tipo falce di luna (e diviene secondo casi un fagottino, una girella…) prende il nome di pasta danese.</p>
<p>Anche la <strong>brioche </strong>è un dolce lievitato e cotto al forno, solitamente di forma più rigonfia e tondeggiante. Questi lievitati appartengono alla celebre famiglia delle cosiddette viennoiserie, come il pain au chocolat, i cannoncini, i bigné, le sfogliatine con mele o uvetta (la brioche figura anche nel mitico ricettario di Julia Child, californiana innamoratasi della Francia)… Gli ingredienti della brioche sono grosso modo gli stessi del croissant, ma essa propone anche un diverso e maggior numero di uova, presentando così una sfogliatura (e una consistenza) differente. Più morbida, la brioche ha anche sapore più burroso, ed assai più zuccherino&#8230;</p>
<p>Croissant e brioche <strong>possono entrambi essere golosamente farciti</strong> con crema pasticcera, cioccolato/gianduja, marmellata o confettura (tenendole alquanto sode), ecc…, spazio alla creatività.</p>
<p><strong>Quali sono i segreti per realizzare ottimi prodotti?</strong> Semplicemente non esistono segreti: come sempre bastano eccellenti materie prime (si pensi al burro Pamplie AOP) e lavorazione accurata, senza fretta, rispettando i necessari tempi di riposo alle giuste temperature. Per la farina basta un W 300-330, non occorrono bombe di glutine ipergrintoso. Usare sempre burro, e mai margarine né melangé. Privilegiare uova “bio” o comunque di qualità. Premiare le lievitazioni naturali, ovvero con pasta madre, dopotutto croissant e crescente sono due parole dallo stesso significato, o comunque quelle con pre-fermenti tipo biga o poolish….</p>
<p>Questi <strong>lievitati</strong>, dopo la cottura, debbono denotare crosta croccante e friabile soprattutto nel caso del croissant, alveoli accentuati (ma non troppo fitti né troppo regolari) e regalare al buongustaio un senso complessivo di levità. Il mio cuore batte naturalmente per i prodotti artigianali, freschi, non industriali né surgelati.</p>
<p>Quelli ben protetti dentro le apposite teche, non lasciati all’aperto, esposti a tutto compresi gli starnuti dei clienti.</p>
<p>Quelli che sovente rivelano il buchetto tramite cui è stata “iniettata”, post cottura, la farcia (nei prodotti industriali tale operazione è di solito condotta pre cottura).</p>
<p>Quelli dove la vaniglia non è sostituita dalla vanillina.</p>
<p>Auspicabilmente, infine, prodotti che non vengano “coperti” da tonnellate di zuccheri a velo aromatizzati, dato che un eccesso di aromi potrebbe significare la presenza di ingredienti troppo deboli o l’occultamento di difetti…</p>
<p><strong>A Genova</strong>, fra le mie soste mattutine preferite c’è, sin dai tempi dell’Università (sono passati trent’anni), la pasticceria “La Iacona” di via Bensa 26, terza generazione di pasticceri, ottimi anche il caffè e il cappuccino. I proprietari sono talmente appassionati da aver allestito presso la bottega anche un piccolo, ricchissimo “museo del cioccolato”, ora visitato anche da gruppi di turisti.</p>
<p>Qualora viceversa vogliate gustarvi (why not?) un croissant o una brioche, fatti-come-Dio-comanda, a fine pasto per dessert, vi suggerisco in abbinamento, soprattutto se sono stati farciti con gianduja, un “Visner” di Pergola, vino pregiato e visciole aromatiche, calice da meditazione dell’azienda agricola di Corrado Tonelli, nel cuore delle Marche. Va servito attorno ai 10°C. Ringrazio molto i bravi cioccolatieri che a Modena, i giorni scorsi, me l’hanno fatto conoscere.</p>
<p>Buon appetito, e prosit!</p>
<p>Umberto Curti</p>
<p>* a Napoli, terra anche di babà e casatielli, il “Danubio” è non a caso una torta di tante &#8220;briochine&#8221; salate farcite</p>
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