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	<title>Ligucibario &#187; birra el issor</title>
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		<title>Un bel tacer non fu mai scritto</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 14:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21968" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/download-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-21968" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/download-2-300x149.jpg" alt="focaccia di san giorgio" width="300" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">focaccia di san giorgio</p></div>
<p>Nell’àmbito dell’enogastronomia ligure ci si conosce, nel bene e nel male, un po’ tutti. Si ricorre talvolta, scherzosamente, all’espressione “compagnia di giro”, una compagnia di cui anch’io, da circa 25 anni, giocoforza faccio parte. Ho creato Ligucibario®, scritto una ventina di saggi (noti a chi entri nelle librerie), insegnato all’Università, organizzato o preso parte ad oltre 400 eventi, sono intervenuto decine di volte in tv, qualcosina &#8211; come si suol dire – ho realizzato. E debbo dire che verso alcuni “colleghi” provo sentimenti di stima e perfino di familiarità, si pensi a Marco Benvenuto, a Stefano Pezzini…<br />
Non ho viceversa il piacere di conoscere Alessandro Ricci, sinceramente – in tanti anni &#8211; mai sentito nominare. Senza malizia, mi verrebbe da chiedere “Alessandro Ricchi chi?”. Dentro ad un blog l’interessato si autodefinisce “Sopra i 40 (anni), attorno ai 100 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Martini Cocktail”.<br />
Direi quindi una persona molto diversa da me, che fra l’altro (trattandosi del vino e non del vitigno, scriverei più correttamente “Barbera” con la B maiuscola).<br />
Come noto, <strong>l’8 settembre 2022 ho presentato la “mia” Focaccia di San Giorgio in una conferenza stampa organizzata da COOP Liguria presso la Camera di commercio di Genova, in presenza – non a caso &#8211; di Assessori regionali e comunali. La Focaccia di San Giorgio è un gioco gastronomico di qualità, organoletticamente riuscito, di cui si è parlato tanto, non occorre insistere. Basti pensare che COOP Liguria l’ha adottata (poiché ricetta che valorizza i territori) producendola negli ipermercati, e l’azienda Tossini (splendida realtà) la produce per i punti-vendita COOP che non dispongano di laboratorio. Il 20 febbraio 2023 è stata “adottata” niente meno che da Eataly al Porto antico, con un evento che ha visto il sindaco di Genova, Marco Bucci, rifinirla con la prescinsêua e gli altri ingredienti prima della cottura in forno. Piace fin dai suoi esordi ad un’impresa come Latte Tigullio, e prossimamente sarà prodotta anche in versione surgelata, per potersi estendere su mercati ben più lontani e portare un po’ di Genova fuori regione (a ciò stiamo lavorando da un anno, per giungere ad una Focaccia di San Giorgio molto ghiotta, praticamente pari al fresco).</strong><br />
Bene. Il giorno stesso della conferenza stampa dell’8 settembre 2022, e – si badi &#8211; senza neppur aver assaggiato la Focaccia, quest’Alessandro Ricci cui accennavo firma un articolo online (che non voglio immaginare etero-diretto&#8230;) in cui si dichiara tiepido, se non del tutto freddo, perché mi imputerebbe (proprio a me che da sempre inneggio alla fügassa zeneize e addirittura le ho dedicato una <em>Scheda di degustazione</em> che utilizzo nei corsi) di voler “costruire a tavolino il simbolo gastronomico di una città o una regione”. E a questo punto non manca la lezioncina, una di quelle che a 60 anni francamente mi risparmierei con gioia: “I simboli gastronomici esistono (e la focaccia, nella sua semplicità, lo è già, insieme ad altri, il pesto su tutti) ma a decretarli tali non è il vezzo o il guizzo di qualcuno, ma la frequenza sulle “tavole del popolo”, che li fa propri, famigliari, quotidiani. È un riconoscimento dal basso, mai dall’alto. Perché al contrario, sono operazioni di raro successo, e che di fatto non sono nemmeno un buon esempio di marketing turistico”.<br />
Se penso che il mio intento, fra l’altro senza finalità di lucro, è quello di promuovere focaccia, prescinsêua, olive taggiasche, acciughe e patate locali e origano dentro una ricetta innovativa ma “credibile”, e che rievochi la bandiera cittadina, l’unica replica che sento valga la pena in risposta alla lezioncina è che quest’Alessandro Ricci dovrà mettersi l’anima in pace: della Focaccia di San Giorgio – e pure di me &#8211; sentirà ancora parlare. E mi permetto di suggerirgli di assaggiarla, magari in abbinamento ad un Vermentino (con la &#8220;V&#8221; maiuscola), o una birra sassellese &#8220;Citrus&#8221; di El Issor&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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