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	<title>Ligucibario &#187; bianchetta</title>
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		<title>Liguria in bianco. I vini di Ligucibario</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:24:12 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29847" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1-225x300.jpg" alt="logo1" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>I vini bianchi italiani (e liguri) propongono eccellenze, che il mercato sempre più riconosce ed apprezza. Profumi e strutture ben differenti da quelle dei vini rossi, freschezze effervescenze fiori frutti, un &#8220;mood&#8221; che incontra anche intensamente i gusti e le sensibilità femminili, le donne non a caso stanno divenendo anche sommelière capacissime.<br />
Se un turista o un gourmet straniero mi domandasse quali regioni privilegiare, per avvicinarsi all&#8217;Italia &#8220;in bianco&#8221;, gli suggerirei anzitutto la Liguria, la Sicilia, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, ed infine il Piemonte.<br />
I vini bianchi, un tempo reputati principalmente &#8220;estivi&#8221;, oggi si consumano 12 mesi su 12, e le spumantizzazioni si sono ritagliate spazi ben oltre l&#8217;inizio o la fine del pasto.<br />
In tal modo, in Italia ormai si producono, anche a livello di prodotti certificati DOCG, DOC, DOP e IGT, più bianchi che rossi/rosati.<br />
I vini, tutti i vini ed i bianchi non fanno eccezione, sono microcosmi composti da suolo, clima e lavoro (o per meglio dire know how e passione) dell&#8217;uomo. Quel che entra nella bottiglia è il frutto dell&#8217;uva ma anche della competenza e del sacrificio, non dimentichiamolo mai.<br />
Nei miei più giovani anni frequentavo il ponente ligure in cerca di Pigato, allora il mio bianco prediletto. Talvolta ne sorseggiavo uno insieme a mio padre &#8211; che fino ai 62 anni fu astemio! &#8211; in un ristorante di Varigotti (SV), durante quelle domeniche d&#8217;inverno in cui la costa, semideserta, è ancora più bella, e questo è un ricordo straordinario che porterò sempre con me.<br />
Poi venne la lunga stagione del Vermentino, con Luisa Puppo (mannaggia quant&#8217;è brava!) sovente comparavamo la DOC Riviera ligure di ponente e la DOC Colli di Luni, erano calici brillanti in quei &#8220;duelli&#8221; fra Laura Aschero e Cantine Lunae, fra Poggio dei Gorleri e Giacomelli, fra BioVio e Ottaviano Lambruschi&#8230;<br />
Ma da genovese ho sempre praticato la Bianchetta della Val Polcevera, vino ostinato di una terra che è stata violentata da industrializzazioni e crolli di ponti. Una trattoria me la serviva insieme ai corzetti (quelli a elica, tirati con le dita, che si mangiano col cucchiaio), conditi con la salsa di pinoli ma qualche volta anche da un sugo di coniglio, in bianco, che avrebbe ridestato un defunto&#8230;<br />
Sono poi arcicontento che anche il cosiddetto &#8220;vino di Coronata&#8221; stia ricomparendo su tante tavole, grazie a 3 produttori che lodevolmente competono in qualità.<br />
Quanto al Tigullio, mi ha di frequente regalato, e tuttora mi regala, buon Moscato, a me garba in primis quello di Pino Gino, vigneron a Castiglione Chiavarese, un Moscato ricco di sentori ma poco ruffiano, da servire ben fresco nelle coppe e perfetto coi dolci lievitati, il panettone il pan di spagna il pandoro.<br />
Concludo, e non potrebbe esser diverso, con le Cinque Terre, con quei vitigni bosco, albarola e vermentino aggrappati alla rupe, in una verticalità di fasce terrazzate dai muretti a secco e &#8220;tagliate&#8221; da cremagliere, un paesaggio pressoché unico al mondo. Monterosso Vernazza Corniglia Manarola Riomaggiore, i santuari, la via dell&#8217;amore, Eugenio Montale, il presepe di Manarola&#8230;, cercate amici Lettori di godervele quando (ma quando?) lo sciame dei turisti un poco si dirada&#8230; E un brindisi col bianco della DOC locale, o un granfinale col passito Sciacchetrà, vino solenne, saranno momenti che vi s&#8217;incideranno nel cuore.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Tempo di cappon magro</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 13:59:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29192" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/cappon-magro-voltalacarta.jpg"><img class="size-medium wp-image-29192" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/cappon-magro-voltalacarta-300x223.jpg" alt="cappon magro" width="300" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">cappon magro</p></div>
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<p>Si avvicina il Natale, e in alcune case genovesi e liguri si avvicina il cappon magro (piatto un tempo quaresimale). A Genova del resto amano i derby: Sampdoria e Genoa, pandolce alto e pandolce basso, anche la seconda portata del pranzo di Natale &#8220;divide&#8221; i gusti: &#8220;becco&#8221; (ovvero cappone / tacchino) o &#8211; appunto &#8211; cappon magro?<br />
Il calendario dell&#8217;AIFB, meritoria iniziativa, addirittura gli consacra una giornata, il 4 dicembre.<br />
Certo è che su Ligucibario® gli ho dedicato tanti, ma proprio tanti contenuti&#8230; Luisa Puppo mi rimprovera sempre, &#8220;scrivi troppo. Oggi si fruiscono soprattutto video e immagini&#8230; Carica più foto nei tuoi articoli!&#8221;<br />
Le do ragione e mi conformo: stavolta niente storia sulle origini del nome (dal latino caupona, o ricetta col pesce cappone, o ricetta sostitutiva del cappone, o discendenza dalla capponadda, o link al francese chapon&#8230;), mi limito a confermare che i genovesi pretendevano e pretendono il più possibile un&#8217;ottima galletta, in stagione la scorzonera, e naturalmente la puntuta salsa verde, ovviamente senza eccedere&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/cappon-magro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29193" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/cappon-magro-200x300.jpg" alt="cappon-magro" width="200" height="300" /></a></p>
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Personalmente ne ho gustati di magnifici, in via Assarotti a Genova (foto 1, preparato con l&#8217;ombrina), così come ad Arenzano (foto 2)&#8230; E&#8217; uno di quei piatti cui non resisto, come nell&#8217;Imperiese il brandacujun. E ne ho mangiati di pessimi &#8211; perdonate la franchezza &#8211; ad Albissola Marina (con le patate arrosto!), a Verezzi (in pratica solo patate, ma 35 euro in carta&#8230;). Qualche volta ho quindi risolto la questione affidandomi a me stesso, e così risparmiando qualcosa dal punto di vista economico: a casa occorre solo la pazienza di cuocere ogni ingrediente (beninteso, ingredienti di qualità) separatamente dagli altri, infine con un po&#8217; di sagacia l&#8217;assemblaggio rasenta l&#8217;opera d&#8217;arte, con crostacei, carciofini, brochettes&#8230; Poiché non esiste &#8211; come sempre &#8211; una ricetta unica, sola ed assoluta, sbizzarritevi.<br />
Mi chiedono sovente, infine, quale vino abbinargli, per un matching d&#8217;amore: in Liguria spiccano immediatamente i Vermentini, ma anche le Bianchette, da servirsi a 10°C in tulipani a stelo alto. Se tuttavia si mangia cappon magro fuori Liguria, badate che sia un cappon magro degno di questo nome (qualche stravaganza meriterebbe querele), e a quel punto nei calici staranno benone i vini di quel territorio, l&#8217;Italia ha davvero un milione di vitigni e vini bianchi eccelsi&#8230;<br />
Buon appetito e prosit!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a></p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
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		<title>Un minestrone che mi ha sbalordito</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 13:29:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/komete.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29005" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/komete-251x300.jpg" alt="smart" width="251" height="300" /></a></p>
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<p>Càpita a chiunque, dopo una giornata di lavoro che stanca, di cercare un supermercato dove rapidamente comprar qualcosa per cena. I supermercati sono come noto – non è un crimine… &#8211; luoghi “di marketing”, dove concretissime strategie commerciali – esposizione, sconti… &#8211; possono indurre il consumatore ad una scelta piuttosto che un’altra. Poiché è anche di marketing che mi occupo da circa 30 anni, quando varco la porta delle grandi distribuzioni cerco di resistere almeno un po’ alle tentazioni e alle mega-offerte, di leggere le etichette con gli ingredienti, di scansare prodotti ove preponderi la chimica, di privilegiare il più possibile referenze locali (i TIR inquinano…). Peraltro, ero e resto dell’opinione che i supermercati non siano il diavolo, siano viceversa realtà dove con un po’ di discernimento si può acquistare qualità, sta prima di tutto a noi informarci e conoscere, e “alternarli” alle – altrettanto importanti &#8211; botteghe di prossimità. Ieri sera, appunto dopo una giornata di lavoro che stanca, m’imbatto, presso un negozio della catena “Ekom”, in una serie di zuppe e minestroni freschi, e poiché in questi giorni fa freddo decido di cenare con qualcosa di fumante… Così, da appassionato di minestrone zeneize, colloco nel carrello una “Zuppa alla ligure” a marchio KOMEte. Una volta a casa la apro per riscaldarla alcuni minuti e noto subito – in effetti si dovrebbe sempre mangiare prima con gli occhi ed il naso che con la bocca… &#8211; una consistenza ed un profumo bellissimi, praticamente da meneströn fatto in casa, e noto addirittura la presenza dei brichetti, un formato di pasta arci tradizionale. Piacevolmente incuriosito, a quel punto recupero il cartoncino della confezione per verificare gli ingredienti, che vado testualmente a elencarvi: acqua, verdure 26% (patate, carote, zucchine, legumi, piselli), basilico genovese DOP 3,4%, pasta di semola di grano duro 2,9%, olio extravergine 2,2%, passata di pomodoro, parmigiano reggiano DOP, sale. Oltre alla totale assenza di additivi (conservanti, addensanti…), non si può non constatare la presenza di due meraviglie quali il basilico genovese DOp e il parmigiano reggiano DOP. Confesso, ero quasi esterrefatto&#8230; Ma ancor più sono poi stato felice di gustarmi il piatto, con la sola aggiunta – fuori fuoco &#8211; di un filo d’extravergine a crudo e una ulteriore spolverata di parmigiano. Agli amici Lettori di Ligucibario® – che da tanti anni non sono poi pochi, fors’anche perché si tratta di un sito senza inserzioni pubblicitarie… – mi permetto dunque di suggerire l’assaggio di questa eccellenza (sottolineo: eccellenza), gustosa e salubre, e fra l’altro molto caratteristica della cucina genovese e ligure… Un Vermentino o una Bianchetta serviti freschi saranno ovviamente il calice ideale da abbinarle.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a><strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Minestrone con scucuzzun, leccornia “da cadrai”</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 15:17:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Minestrone alla genovese, che passione&#8230; A questa ricetta iconica del ricettario ligure sono legate antichi mestieri, tradizioni, varianti stagionali. Chi erano i cadrai? Minestrone e porto Cadrai rimanda alle chiatte (un catering ante litteram, l&#8217;etimologia delle parole pare la stessa) che affiancavano le navi all’àncora nel porto di ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/minestrone-con-scucuzzun-leccornia-da-cadrai/">leggi tutto</a></p>
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<p>Minestrone alla genovese, che passione&#8230; A questa ricetta iconica del ricettario ligure sono legate antichi mestieri, tradizioni, varianti stagionali.</p>
<h2>Chi erano i cadrai? Minestrone e porto</h2>
<p>Cadrai rimanda alle chiatte (un catering ante litteram, l&#8217;etimologia delle parole pare la stessa) che affiancavano le navi all’àncora nel porto di Genova (ma non solo), proponendo agli equipaggi sfiniti dalle lunghe rotte e dalle privazioni alcuni piatti freschi e golosi: minestrone anzitutto, e stoccafisso, farinata, torte di verdura, talora focacce.</p>
<h2>Genova, l&#8217;antica arte della pasta in una città-porto</h2>
<p>Pasta-verdure come noto è una diade di successo anche nella cucina genovese, del resto la mediterraneità ha nei secoli messo a punto piatti che, unendo vitamine e carboidrati, oggi si rivelano salutari anche in senso nutrizionale… Inoltre, Genova, un porto che dialogava nella lingua dei commerci con tutto il mondo conosciuto, Asia in particolare, aveva “appreso” – forse via Sicilia? – l’arte “nomade” di essiccare la pasta (e si badi, Marco Polo era ancora di là da venire…). Acqua e farina componevano un alimento assai pratico, di grano non v’era penuria, di vento neppure, e i più intraprendenti potevano anche fiutare un business, dopotutto Ianuensis ergo mercator, si soleva dire. Nella “Superba” nacquero dunque corporazioni artigiane ad hoc, i fidelari ecc. (1574), e nacquero formati di pasta idonei ai diversi impieghi.</p>
<h2>Pasta in Liguria; i formati</h2>
<p>Trenetta origina dall’antico termine per pasta, ovvero “<em>tria</em>”. A Natale alcuni ancora ritualizzano i maccheroni in brodo, o mostaccioli, o – appunto – natalini. Mandilli e picagge rimandano come vocaboli a fazzoletti e strofinacci. E, tra le paste da minestrone in grado di regger la cottura, incontriamo i “bricchetti” (fiammiferi, alla francese) e lo scucuzzun (la grafia varia ma è alterazione locale per cuscus…), ovvero grano duro che per la forma a micro palline, e per la consistenza, ricorda anche la fregola sarda. Ovviamente non esistono regole univoche, e quindi il minestrone sposa bene, secondo gusti, anche i ditalini rigati, i taggiaen, le conchiglie…</p>
<h2>Minestrone alla genovese: la ricetta</h2>
<p>Eccovi infine la ricetta, tenendo presente che le quantità degli ingredienti mutano in base al numero dei commensali, e che personalmente non utilizzo soffritti né, come insapori tori, i funghi secchi…</p>
<p>Secondo mercato e stagione si reperiscono fagiolini, zucchine, cavolo cappuccio, zucca mantovana, carote, patate, talora cardi… Legumi (piselli, fave, sia fagioli cannellini sia borlotti, più che ceci). Pomodori (non più d’uno o due)…</p>
<p>Occorrono poi olio extravergine d’oliva per la cottura, e pesto (senza pinoli) per la rifinitura finale, fuori fuoco. Croste di parmigiano, infine, a piacere.</p>
<p>La verdura, nettata e tagliata a tocchi non troppo piccoli, viene gettata in una capace pentola piena d’acqua non in ebollizione (circa 1,5 kg di verdure per 2 litri abbondanti d’acqua). La cottura, attenzione, dovrà poi essere a fuoco vivo, ideale sarebbe un fuoco a legna. La nota più apprezzata del piatto, come noto, è la sua densità finale (il cucchiaio dovrebbe restare ritto…), che si ottiene proprio e solo con la cottura. A metà cottura aggiungere mezzo bicchiere di olio d’oliva, le croste di formaggio se necessario ben raschiate all’esterno (sporco e inchiostro), e il sale grosso. E’ comunque bene, di tanto in tanto, rimestare il tutto, onde evitare che via via la verdura sfatta si attacchi al fondo producendo uno spiacevole sentore di scutizzo (bruciacchiato). Con schiumarola e forchetta schiacciare patate e fagioli per addensare maggiormente il minestrone. Quando i tocchi di verdure quasi non si distinguono e il composto è cremoso al punto giusto, si butta anche la pasta (30-40 g a commensale…), prescelta in genere fra quelle che ho prima elencate. A cottura ultimata si aggiunge fuori fuoco il pesto (ma nell’entroterra poteva essere un pestato di lardo), rimestando il tutto e impiattando in fondine. Meglio pazientare un po’ perché un quarto d’ora renderà il minestrone, tiepido, ancor più godibile&#8230; Un filo d’extravergine a crudo – specie se non si è aggiunto pesto &#8211; e una grattugiata di Parmigiano fresco assicurano il capolavoro. L’indomani, quello che avanzava veniva affettato e fritto in poco olio, arte del riciclo. Nei calici, beninteso, una Bianchetta o un Vermentino o un Pigato serviti a 11°C in tulipani a stelo alto&#8230; Zena in toua, buon appetito.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Assaggiatori di Genova, siete tanti!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 09:01:47 +0000</pubDate>
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<p>80 iscritti, e quindi grande afflusso e bella audience all&#8217;auditorium della <em><strong>Biblioteca Civica Saffi di Genova-Molassana</strong></em>, dove giovedì 9 ottobre Umberto Curti ha dato il via ad &#8220;Assaggiatori di Genova&#8221;, il ciclo di 4 incontri tematici (ad ingresso gratuito) nei quali rispettivamente approfondire la focaccia, le salse da mortaio, le torte di verdura, ed il pandolce natalizio.<br />
Al termine dell&#8217;iniziativa, il 20 novembre, i partecipanti riceveranno la Pergamena di partecipazione, che li &#8220;qualificherà&#8221; &#8211; in modo simbolico ma gratificante &#8211; <em><strong>Assaggiatori di Genova</strong></em>&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/saffi2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26643" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/saffi2-300x202.jpg" alt="smart" width="300" height="202" /></a></p>
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<p>Mi piace, e davvero presumo di far mio anche il pensiero di Umberto Curti, sottolineare il grande lavoro svolto da Biblioteca Civica Saffi, vero &#8220;presidio&#8221; sul territorio, luogo vivo, dinamico, biblioteca la quale con entusiasmo e con l&#8217;usuale efficienza ha a suo tempo aderito all&#8217;idea progettuale.<br />
E ringrazio <em><strong>l&#8217;Assessora alla cultura del Municipio Media val Bisagno, Signora Marina Pastorino, che nelle parole d&#8217;introduzione e benvenuto, appassionate e non formali, ha colto in pieno lo spirito dell&#8217;evento</strong></em>, ovvero &#8220;trasformare&#8221; via via i cittadini in &#8220;ambasciatori&#8221; della città, aumentando la consapevolezza del bello che ci circonda, in questo caso il patrimonio delle nostre tradizioni gastronomiche, forziere di mediterraneità che trova nel mondo pochi rivali&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/saffi1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26644" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/saffi1-225x300.jpg" alt="saffi1" width="225" height="300" /></a></p>
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<p><em><strong>Poi è salito in scena Umberto Curti, che questa volta ha fortemente voluto accanto a sé Mara Fiorese, medico di Medicina Generale</strong></em>, per spunti di educazione alimentare, onde fornire ai presenti anche qualche prezioso input in termini di buonessere e di prevenzione di disturbi e patologie. La focaccia infatti è un piacere che non va &#8220;demonizzato&#8221;, naturalmente è opportuno &#8211; come in tutte le cose della vita? &#8211; non eccedere, ma viceversa inserirla in una quotidianità di dieta bilanciata e di consumi consapevoli. La conferenza si è arricchita e ancor più animata dei momenti in cui i due relatori hanno &#8220;interagito&#8221;, ciascuno per la propria parte, ma duettando con le medesime finalità.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/mara-fiorese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26645" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/mara-fiorese-300x255.jpg" alt="smart" width="300" height="255" /></a></p>
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<p>Così, sono scorse sullo schermo le slides relative alle tradizioni storiche e alle tipologie di focaccia, alla ricetta sia con pasta madre (ovviamente la più antica) sia con lievito di birra, alle farine e lavorazioni &#8220;indagate&#8221; nei loro aspetti tecnici (raffinazione, forza, glutine, pre-impasti, grani antichi), all’olio extravergine, che Umberto Curti da sempre propugna come sostituto dello strutto, agli aspetti nutrizionali, agli abbinamenti enologici (Vermentino, Bianchetta&#8230;), ed infine ai suggerimenti biblio-videografici, per chi poi desideri approfondire ulteriormente i temi. Materiali che, sfruttando il &#8220;motorino di ricerca&#8221; interno, sono in gran parte reperibili anche qui su <em><strong>Ligucibario®</strong></em>.<br />
Mi pare che veramente, per dirla col poeta Orazio, si sia riusciti a <em>prodesse et delectare</em>, a giovare divertendo. Del resto, visti gli argomenti, occorrerebbe &#8220;talento&#8221; per annoiare il pubblico&#8230;<br />
Arrivederci dunque con <em><strong>le salse da mortaio giovedì 23 ottobre</strong></em>, sempre alla &#8220;Saffi&#8221; e sempre alle 17.30!<br />
<strong>Luisa Puppo<br />
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<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com</p>
<div id="attachment_25072" style="width: 223px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/luisa-rolli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25072" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/luisa-rolli-213x300.jpg" alt="luisa puppo, ligucibario" width="213" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">luisa puppo, ligucibario</p></div>
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		<title>Brandacujùn, meglio se di stoccafisso</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:34:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Brandacujùn, nome ben strambo per una ricetta, ma più lo brandi (lo scuoti) e più vien buono… Parliamo di stoccafisso, o in subordine di baccalà, ridotto in una squisita crema scuotendolo insieme ad alcuni altri ingredienti (patate, aglio, prezzemolo, pinoli…). E’ una ricetta ponentina, che si lega anzitutto ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/brandacujun-meglio-se-di-stoccafisso/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26662" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/brandac-su-galletta-camogli.jpg"><img class="size-medium wp-image-26662" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/brandac-su-galletta-camogli-300x225.jpg" alt="brandacujun su galletta di camogli" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">brandacujun su galletta di camogli</p></div>
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<p>Brandacujùn, nome ben strambo per una ricetta, ma più lo brandi (lo scuoti) e più vien buono… Parliamo di stoccafisso, o in subordine di baccalà, ridotto in una squisita crema scuotendolo insieme ad alcuni altri ingredienti (patate, aglio, prezzemolo, pinoli…). E’ una ricetta ponentina, che si lega anzitutto alla brandade de morue provenzale (morue da gadus morhua), e in questi anni ha beneficiato, Deogratias, di un convinto recupero, “salpato” dall’Imperiese.</p>
<p>L’abbinamento enologico prioritario è, beninteso, con una Bianchetta o un Vermentino liguri, versati a 10°C in tulipani a stelo alto.</p>
<p>Dal punto di vista storico, lo stoccafisso (un merluccide essiccato, mentre il baccalà è il medesimo pesce ma serbato sotto sale) venne “scoperto” da Pietro Querini, mercante veneziano, rampollo di una famiglia altolocata, il quale nel 1432 navigando da Creta alle Fiandre iniziò ad andare alla deriva. Si salvò con pochi compagni d’equipaggio, se ricordo bene una quindicina, approdando alle sperdute isole Lofoten, in Norvegia, che nelle proprie “Memorie” poi chiamò – poco affettuosamente? – “culo mundi”… Colà vide appunto le rastrelliere dove il pesce essicca. Giunto nelle città italiane, presso i pizzicagnoli del tempo quel cibo (ben conservabile, proteico, duttile…) sostituì in un batter d’occhio gli storioni affumicati. Si pensi che la Norvegia dispone oggi, e non a caso, di apposite figure professionali, i Vrakeren, i quali – quasi come sommelier ittici – classificano le pezzature migliori, quelle che diverranno le baffe più costose.</p>
<p>Al brandacujùn Ligucibario® ha dedicato ovviamente innumerevoli contenuti, e dunque amico Lettore puoi ancora una volta utilizzare una directory di risorse completa. Ti suggerisco di iniziare il viaggio leggendomi a questo link&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
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		<title>Focaccia di Recco, tu crei dipendenza</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:30:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; La focaccia di Recco col formaggio, pervenuta anni fa all’IGP europea, secondo alcuni – ed uno è Fred Plotkin &#8211; crea dipendenza… Io sono fra costoro, e la mia preferita – lo scrivo senza problemi &#8211; è da alcuni anni quella di “Vittorio”, il ristorante dei gemelli Bisso dall’atmosfera ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/focaccia-di-recco-tu-crei-dipendenza/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26665" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DSCN3401.jpg"><img class="size-medium wp-image-26665" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DSCN3401-300x195.jpg" alt="focaccia di recco col formaggio" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">focaccia di recco col formaggio</p></div>
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<p>La focaccia di Recco col formaggio, pervenuta anni fa all’IGP europea, secondo alcuni – ed uno è Fred Plotkin &#8211; crea dipendenza… Io sono fra costoro, e la mia preferita – lo scrivo senza problemi &#8211; è da alcuni anni quella di “Vittorio”, il ristorante dei gemelli Bisso dall’atmosfera un po’ fané lungo la strada che sale verso Uscio e la val Fontanabuona.</p>
<p>L’IGP consente la denominazione a prodotti (non surgelati) confezionati solo in Recco, Sori, Camogli, Avegno. E’ una focaccia senza lievito, lo preciso in quanto anni fa uno chef di quelli mediatici, giunto nella cittadina rivierasca, chiese subito “come lievitasse”…</p>
<p>Essa si lega, storicamente, ad una “focaccia di semola e giuncata rappresa” che fu elargita a crociati partenti, presso l’abbazia di San Fruttuoso, durante un Te Deum pentecostale… La parola giuncata non tragga tuttavia in inganno circa il presente: il disciplinare della ricetta, infatti, fa riferimento di fatto a sola crescenza, poiché la prescinsêua (ovvero la giuncata) ha effetti negativi nella preparazione. Quindi – e Ligucibario® lo “urla” ancora una volta &#8211; sì a stracchini e crescenze (fra i due formaggi sussistono differenze circa latte e “invecchiamento” solo minimali), no a cagliate.</p>
<p>Quanto alla farina, occorre principalmente il W forte tipico delle Manitoba, ma, quando la cucino, io costruisco ormai, dopo varie sperimentazioni, un impasto con 60% di farina ‘2’ e 40% di farina ‘0’ che mi permette di evitare le Manitoba, di cui per ovvie ragioni non sono “amico”…</p>
<p>L’abbinamento enologico prioritario è, beninteso, con una Bianchetta o un Vermentino liguri DOC, versati a 11°C in tulipani a stelo alto.</p>
<p>Alla focaccia col formaggio Ligucibario® ha dedicato ovviamente innumerevoli contenuti, e dunque amico Lettore puoi ancora una volta utilizzare una directory di risorse completa. Ti suggerisco di iniziare il viaggio leggendomi a questo link&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
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		<title>Focaccia, uno street food d&#8217;elezione</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/focaccia-uno-street-food-delezione/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/focaccia-uno-street-food-delezione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Focaccia, a fügassa, proprio in questi giorni sono usciti gli Atti del convegno “Emigrazione: dalla Liguria al mondo” (svoltosi il 15 marzo 2025 presso il MEI, Genova) contenenti anche un mio intervento, nel quale ricostruisco il suo viaggio verso l’America Latina, dove oggi – in alcune caratteristiche differenziandosi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/focaccia-uno-street-food-delezione/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26672" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/focaccia-da-cuocere.jpg"><img class="size-medium wp-image-26672" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/focaccia-da-cuocere-300x210.jpg" alt="focaccia genovese prima della cottura in forno" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">focaccia genovese prima della cottura in forno</p></div>
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<p>Focaccia, a fügassa, proprio in questi giorni sono usciti gli Atti del convegno “Emigrazione: dalla Liguria al mondo” (svoltosi il 15 marzo 2025 presso il MEI, Genova) contenenti anche un mio intervento, nel quale ricostruisco il suo viaggio verso l’America Latina, dove oggi – in alcune caratteristiche differenziandosi tuttavia dalla nostra &#8211; è nota col nome di fugazzeta…</p>
<p>E’ un alimento antico, e popolare nel senso migliore del termine, che prende il nome da focus (focolare), e che certamente fu prodotto, sino a metà Ottocento e agli studi di Pasteur, con pasta madre e non con lievito di birra. Per i genovesi la striscia da quasi un etto (o persino la slerfa) mattutina è una sorta di rito, beninteso inzuppata nel cappuccino, ma in realtà la focaccia è un finger food che si apprezza a tutte le ore, merenda, aperitivo, magari abbinata ad un calice di Bianchetta o di Vermentino… Farina, acqua, sale, olio evo, maltosio (d’orzo) e un agente fermentante sono i basici ingredienti di un cibo evergreen che, col pesto e la farinata, sovente fa da ambasciatore ligure nel mondo. Io sono tra coloro che oggi senza sosta combattono la presenza – malsana &#8211; dello strutto: che renda più morbido l’impasto è teoria arcinota, ma secondo me fu “adottato” solo in quanto più economico dell’olio, si badi che Giobatta Ratto, autore competente &#8211; ma non snob &#8211; della prima “Cuciniera genovese” (1863), utilizza infatti l’olio e certo non lo strutto…</p>
<p>Alla focaccia – compresa quella “mitica” di Voltri, più sottile, e cotta non in teglia ma sulla platea del forno cosparsa di farina di mais… &#8211; Ligucibario® ha dedicato ovviamente innumerevoli contenuti, e dunque amico Lettore puoi ancora una volta utilizzare una directory di risorse completa. Ti suggerisco di iniziare il viaggio leggendomi a questo link&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Bugiando</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 12:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Bugiando è una polenta bianca con patate (+ acqua, olio evo e sale grosso marino) nata circa un secolo fa a Fiorino (e Sambuco), nell&#8217;entroterra di Genova Voltri. Una sagra la festeggia nel periodo di San Bartolomeo da oltre trent&#8217;anni. Si &#8220;riversa&#8221; &#8211; quand&#8217;è cotta e amalgamata &#8211; sul piano, dandole la forma grosso modo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bugiando/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bugiando è una polenta bianca con patate (+ acqua, olio evo e sale grosso marino) nata circa un secolo fa a Fiorino (e Sambuco), nell&#8217;entroterra di Genova Voltri.<br />
Una sagra la festeggia nel periodo di San Bartolomeo da oltre trent&#8217;anni.<br />
Si &#8220;riversa&#8221; &#8211; quand&#8217;è cotta e amalgamata &#8211; sul piano, dandole la forma grosso modo cilindrica di un Parmigiano, e poi si affetta un po&#8217; spessa tramite un filo o cordino.<br />
Si condisce tradizionalmente con un &#8220;pesto&#8221; d&#8217;aglio, pinoli e formaggio grattugiato, da render cremoso, ma anche con vari sughi.<br />
Ligucibario® ama abbinarle una Bianchetta, a 11°C in tulipani a stelo alto, o un Ormeasco qualora l&#8217;accompagnino condimenti con carni e salsiccia.<br />
A Sambuco sono celebri anche i cobeletti, pasticceria secca con confettura, e se ridiscendete al mare assaggiate la focaccia di Voltri, sottile, cotta sul piano del forno cosparso di farina di mais, e la (quasi estinta) farinata di zucca&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Tanelli</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2025 10:38:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tanelli de naoin&#8230; A Uscio (GE) in val Fontanabuona i fiori dei cavoli navoni in febbraio, appena sbocciati, si bollono con le bietole (gée) e con un po’ di gambo; si condiscono poi con olio e sale e vanno come saporito contorno. Ligucibario® abbina loro una Bianchetta (di Verici&#8230;), a 11°C in tulipani a stelo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tanelli/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tanelli/">Tanelli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tanelli de naoin&#8230; A Uscio (GE) in val Fontanabuona i fiori dei cavoli navoni in febbraio, appena sbocciati, si bollono con le bietole (gée) e con un po’ di gambo; si condiscono poi con olio e sale e vanno come saporito contorno. Ligucibario® abbina loro una Bianchetta (di Verici&#8230;), a 11°C in tulipani a stelo alto&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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