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	<title>Ligucibario &#187; arquata scrivia</title>
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		<title>Metti una sera a cena ad Arquata&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 14:44:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22233" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata1.jpg"><img class="size-medium wp-image-22233" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata1-300x225.jpg" alt="arquata scrivia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">arquata scrivia, dal carruggio verso piazza bertelli</p></div>
<p>Qualche giorno fa un piccolo impegno culturale ha condotto Luisa e me ad Arquata Scrivia, cittadina di circa 6mila abitanti che è sempre valsa da “cerniera di confine” tra la Liguria e le vie dell’Oltregiogo. Gli Spinola furono il casato feudale che per investitura imperiale dominò l’area dal 1313 fino al 1797.</p>
<p>Certo, questa località si trova geo-amministrativamente già in Piemonte, ma talvolta – e con piacere – Ligucibario® non si sottrae alle extraregionalità… Un treno Genova-Milano ci ha portati in loco puntuale, in circa 30 minuti, l’ubicazione della stazione ferroviaria (dove la linea per Torino e quella per Milano si dividono) è molto comoda, il resto – in un certo senso – l’hanno fatto i nostri passi slow e poi i nostri occhi, che (dopo 30 anni di lavoro nel turismo enogastronomico) cercano di vedere oltre che di guardare.</p>
<p>Eccoci così, sul far del tramonto, a percorrere il bellissimo nucleo antico, di epoca medioevale, ricco di testimonianze storiche (ed il toponimo stesso, secondo la tesi più accreditata, va riferito all&#8217;acquedotto che riforniva e dissetava la vicina città romana di Libarna, su quella via Postumia tra Ianua e Derthona che legava la Liguria al Po, il Tirreno ad Aquileia e all’Adriatico). Entrati nel “carruggio”, ovvero la riparata via Interiore (sotto l’alta torre trecentesca che testimonia un maniero andato distrutto), dopo pochi passi spicca la cosiddetta casa del Tranquillo o casa gotica, particolare edificio a 3 piani risalente al XIV secolo (restaurato una ventina d’anni or sono), che ci si aspetterebbe d’incontrare più a Domodossola, o a Biella…, vista la caratteristica struttura portante in legno e viste le decorazioni in laterizio. Forme che nell’insieme – non a caso &#8211; colpirono anche l’architetto-archeologo D’Andrade, presente ad Arquata nel 1882, il quale s’annotò e tramandò: &#8220;&#8230;casa intarallata in legno, molte di queste si vedono tuttora in Arquata, specie nei vicoli che dalla via Maestra salgono verso il Castello. Questi vicoli con queste case sono estremamente pittoreschi&#8230;&#8221;</p>
<p>Ecco poi la chiesa di San Giacomo Maggiore e, pochi passi dopo, fuoriuscendo da uno scenografico arco, la piazza Bertelli, ex piazza del Mercato, intitolata ad un notevole pittore e scultore locale (1840-1892) “formatosi” alla scuola genovese. Sante Bertelli era figlio di un panettiere, visse un’adolescenza disagiata che avrebbe dovuto farne tutt’al più un sarto di paese, ma grazie anche al marchese Domenico Serra studiò all’Accademia Ligustica e poi nel 1867 si trasferì a Roma, dove visse 4 anni grazie ad una borsa di studio, apprezzato ritrattista anche di signori facoltosi. Tornato a Genova, nella sua fase ispiratrice più importante avvicinò i “grigi” (1860-1890), dalle idee vicine ai macchiaioli, per abbracciare un naturalismo “francese”, plastico, verista, meticoloso, e comunque lontano da patetismi accademici e romantici. Ottimo affrescatore, fu artista anche un suo figlio, Giovanni Tito. Al Bertelli intitolò una strada (già via Palestro) anche Sampierdarena, nei pressi dell’attuale via Carlo Rolando.</p>
<p>La piazza Bertelli di Arquata, ampia e rilassante, “arricchita” da un pozzo protobarocco, è dominata dal bel Palazzo Spinola, sede del Municipio, che funse da comando britannico negli anni dal 1917 (con l’orribile epidemia di spagnola) sino all’immediato dopoguerra, 1920. Entrati nell&#8217;atrio, una targa apposta nel 1997 ricorda gli avvenimenti.</p>
<p>Il pozzo sulla piazza è in un documento antico, che lo menziona già nel 1598, e peraltro anche la via Interiore presenta alle estremità due pozzi d’epoca medioevale, resti di un sistema di approvvigionamento idrico piuttosto articolato&#8230;</p>
<p>Personalmente ho via via scattato molte foto, ma indugiando anche dinanzi alle vetrine di un tessuto commerciale vivo e qualitativo, caratterizzato da pastifici, orafi, boutique, formaggerie, che spingono in tentazione… Ho anche appreso che il 4 novembre ad Arquata un’animata fiera festeggia San Carlo Borromeo. Dal 1868 ospita la Confraternita di San Carlo Borromeo un Oratorio della Confraternita dei Disciplinati, che risale al 1478, ubicato sopra la scalinata della Contrada del Forno.</p>
<div id="attachment_22234" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2.jpg"><img class="size-medium wp-image-22234" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2-300x211.jpg" alt="luisa puppo sorridente alla trattoria mascon" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">luisa puppo sorridente e la barbera di coppo alla trattoria mascon</p></div>
<p>Infine ho invitato Luisa a cena da “Mascon”, trattoria dal fascino davvero senza tempo (attiva dal 1948), di cui avevo sentito dire un gran bene.</p>
<p>Accolti con premurosità e accompagnati dentro una linda saletta pastello, con tavoli ben distanti, abbiamo curiosato anzitutto nella carta dei vini, assai strutturata, da cui abbiamo ordinato un’etichetta che ci è famigliare e gradita, l’Avvocata di Coppo (una Barbera d’Asti DOCG fra le migliori, vinificata e affinata in acciaio, che prende il nome dalla prima proprietaria dei vigneti, un&#8217;avvocatessa. Bello il colore rubino, fruttato il sapore in bocca, tra viola, frutti di bosco, spezie). Subito riforniti di pane e focaccia “maison”, abbiamo ordinato – leggendo da una lavagnetta – portate tutte di terra: via via Luisa ha così degustato il delicato flan di carciofi, gli agnolotti del plin secondo tradizione, e infine la cheesecake con confettura di fichi, mentre chi scrive ha privilegiato una invitante pasta allo stracotto d’anatra e un festoso, morbido stinco al forno.</p>
<p>Piatti accuratamente eseguiti, staff efficiente tutto al femminile, per un conto finale ragionevole, con leale rapporto qualità/prezzo. Tanto che torneremo, e senza alcun dubbio….</p>
<p>Ciao bell’Arquata!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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