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Stravedo per i riesling. C’è da stupirsi?

Ci sarebbe da stupirsi del contrario! Penso tu alluda al renano, davanti al quale ci possiamo solo inchinare e che differisce dall’italico. Gloria della Germania (Reno, Mosella, Palatinato, Wuerttenberg…), alligna “da dio” sin dagli albori anche in Alsazia, terra che a tratti – compresa gran parte della seconda guerra mondiale – fu tedesca…
In Italia il riesling ha trovato terreni e climi congeniali nel Nord-Est e qualcosa anche nell’Oltrepo Pavese, area ampelograficamente frastagliata. Via via questo vitigno sta in generale affascinando anche le Americhe e l’Oceania, che esportano verso le nostre enoteche qualche bottiglia ormai più che pregiata e con simpatico rapporto q/p.

Grande rivale dello chardonnay, nel miglior riesling – non di rado longevo – devi con la vista l’olfatto il gusto trovare in successione il paglierino con riverberi verde-cinerini, la frutta (prepotentemente gli agrumi), la mineralità “cult” del trimetildiidronaftalene, la sapida freschezza acida ma anche l’alcol morbido… Il riesling del resto si presta alla spumantizzazione e all’icewining. Infiniti gli abbinamenti, dalle zuppe alla selvaggina ai formaggi, scegli tu…

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