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Ho sentito in una vigna la parola portainnesto. Cos’è?

La fillossera (philloxera vastatrix!) dalle Montagne Rocciose orientali sbarcò in Francia nel 1863 e un po’ in tutta Europa alla fine dell’800. In Italia le peggiori stragi accaddero in Valtellina e Oltrepo Pavese.
Questo flagello aggredisce la pianta in due punti, la radice oppure altri apparati. La vite europea si rivelò vulnerabile quanto a radice, e la viticoltura del Vecchio Mondo rischiò d’estinguersi. Vani furono i primi rimedi con l’orina, la fuliggine, l’aglio pestato, alcune sostanze chimiche… Né valse concentrare alcune viti superstiti in terreni sabbiosi, ad es. in Romagna, nei quali l’insetto non riesce a muoversi e dunque a proliferare.
La geniale intuizione a partire dal 1880 fu rappresentata dall’innesto, cioè innestando la pianta su una radice americana, dato che quest’ultima si rivelò invulnerabile alla fillossera (si dicono invece viti a piede franco quelle che sono scampate e sono dunque sane anche senza portainnesto americano). La dobbiamo al professor Planchoin di Montpellier. Oggi i portainnesti sono quanto mai perfezionati, ma nondimeno si può affermare che la fillossera ha cambiato il volto della viticoltura europea

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