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Ogni vino è descrivibile con aromi di base “predefiniti”?

Circa il vino, la terminologia ricorre alle espressioni aromi primari, secondari e terziari.
Semplificando, gli aromi primari originano dalla pianta, cioè dalla varietà di vite che concretamente viene coltivata in un certo terreno, e che interagisce col clima e col lavoro dell’uomo.
Gli aromi secondari originano dai processi di vinificazione, in pratica dal momento in cui l’uva viene lavorata e trasformata in mosto sino al momento in cui il vino entra in bottiglia.
Gli aromi terziari originano dall’affinamento, il periodo nel quale il vino continua a maturare ed evolvere dentro – appunto – la bottiglia.

Tutte queste operazioni “scontano” evidentemente numerose variabili, che rendono vini teoricamente simili, in realtà, molto diversi fra loro. Si potrebbe dire, modificando un proverbio, che il vino è bello perchè è vario. Tuttavia, aldilà delle fasi sopra descritte, innegabilmente alcuni vini, in funzione del vitigno di provenienza, si legano ad alcuni descrittori, che rinviano a sentori in molti casi presenti e avvertibili in quei vini. A puro titolo d’esempio, ecco la rosa nel Brachetto, ecco il timo nel Pigato, ecco la ginestra nel Vermentino, ecco la pera Williams nel Prosecco, ecco il peperone nel Cabernet Franc…

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