23 feb 2012  | Pubblicato in Oleario

Un ricordo di Luigi Veronelli

Oleario, gli olii di LigucibarioQuando, nell’anno 2000, avviai con Luisa Puppo l’azienda con cui tuttora opero sul mercato, indirizzai un “mailing” (circa 330 lettere) a vari soggetti pubblici e privati per informarli circa l’inizio dell’attività e per raccogliere eventuali pareri ed input… Comunicare non è tuttavia una finalità sempre condivisa, e purtroppo ottenni solo qualche decina di risposte, la stragrande maggioranza dei destinatari giudicò la mia lettera neppur meritevole d’un riscontro. Alcuni di costoro sono via via scomparsi dalla scena senza lasciar traccia, qualcuno è persino rimasto coinvolto in scandali, altri sono tuttora in sella, magari sedendo su nuove poltrone… Confesso che la vicenda mi colpì molto negativamente.

Fra i pochissimi che viceversa risposero al mio “appello” compare Luigi Veronelli, il quale certamente rappresentava il massimo dell’enogastronomia nazionale, e quindi – presumendolo in ben altre faccende affaccendato – mai mi sarei aspettato una sua lettera, tantopiù che la firmò personalmente, non l’affidò ad una segreteria. Fu garbatissimo, curioso e disponibile, mi raccontò fra l’altro che sua madre era nativa di Finalborgo, e quindi si sentiva legato alla Liguria da una sorta di cordone ombelicale, incoraggiava la mia idea d’impresa, mi segnalava possibili interlocutori…
Io, da parte mia, lo seguivo sin dai tempi dei suoi primi successi mediatici (fine anni ’60), quando con Umberto Orsini, Delia Scala e Ave Ninchi costruiva show enogastronomici che tuttora, per spessore culturale e modernità di format, trovano in tv ben pochi emuli.
Ormai affetto, purtroppo, da gravi problemi di salute, si rifugiava sempre di più nella sua casa che mi descriveva “alta su Bergamo alta”, ma non rinunciava a quelle battaglie, sagacemente anarchiche, che fino alla fine lo hanno reso uno degli intelletti più acuti e liberi del panorama food&wine nazionale…
Conservo gelosamente quelle sue lettere, anche in esse, benché appena tratteggiato, traspare un amore per i terroir che colloca Veronelli fra gli ambasciatori del made in Italy e dell’autentico più irripetibili. Erano gli anni gloriosi durante i quali combatteva per il cosiddetto prezzo-sorgente (ovvero esplicitare al consumatore quanto costa un prodotto alla fonte, e dunque a quanto ammontano via via i vari ricarichi), che sebbene di difficile applicazione rappresentò una meritoria sassata nello stagno… Erano gli anni gloriosi in cui prendeva forma “olioro”, ovvero l’olio prodotto secondo un disciplinare ideato da Veronelli medesimo, l’olio come il vino, l’olivo come la vite, poiché, a suo dire, “il peggiore dei vini contadini è migliore del miglior vino industriale”… Erano gli anni gloriosi in cui un monumento del sapere enoculinario tricolore, ultimo di una genìa che annoverò Paolo Monelli, Mario Soldati, Luigi Carnacina…, trovava il tempo e il desiderio di rispondere ad un giovane sconosciuto, che a Genova avviava un’attività. Portandogli fortuna, e quindi il mio ricordo gli è ancor più riconoscente.
Umberto Curti, Ligucibario®

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