18 lug 2023  | Pubblicato in Ligucibario

Turismo, un rito che ama i riti

museo lucinasco

Riti e rituali. Stagione di splendidi libri, questa. Dopo Denominazione d’origine inventata di Alberto Grandi (di cui ho scritto di recente, leggimi a questo link), ecco Ritual dell’antropologo Dimitris Xygalatas… Un saggio che – a saperlo scandagliare – si collega implicitamente a testi di Le Goff, di Duby, di Ginzburg, di Pasolini, di Camporesi, di Di Nola… Ed un saggio che mi è interessato in modo particolare poiché da un lato il turismo – la disciplina di cui mi prevalentemente mi occupo – è a propria volta un rito, dall’altro il turismo cosiddetto esperienziale viaggia proprio alla ricerca dei riti (antichi o meno) delle comunità locali… Mi riferisco caso per caso all’agricoltura, alla pesca, all’alimentazione, all’artigianato, al folklore (tradizioni, credenze, fiabe, leggende…) eccetera eccetera (leggimi a questo link per saperne di più).

Il ruolo dei riti nella storia culturale dell’uomo

La storia culturale dell’uomo, in effetti, rivela costantemente la sua ritualità, talora “ossessiva”. Peraltro non è risultato né risulta sempre facile comprendere come certi riti siano nati e/o come mai siano poi tanto importanti… Archeologi, storici, sociologi, ciascuno dal proprio punto di vista si sono messi all’opera ed ovunque abbiano intercettato rimanenze e documenti di ieri hanno confermato la tendenza umana ad originare e perpetuare usi, culti, cerimonie, coreografie… Talvolta usi perfettamente “inutili”, ovvero non finalizzati a qualcosa di concreto. L’uomo, via via evolvendo e divenendo agricoltore e stanziale, ne ha “formalizzato” – ovunque – davvero moltissimi, sovente/sempre ambientandoli dentro luoghi a ciò preposti, caverne, radure, templi, piramidi, chiese. Questi riti possono rivelare origini e mitologie fondative, aggregazioni, afflati spirituali, evidentemente utili anch’essi alla sopravvivenza (non si visse – per così dire – di sola caccia…). In tal senso la festa, la preghiera, l’iniziazione, la musica, la danza rafforzavano legami, tramandavano saperi, propiziavano positività.

In parte avviene tuttora, e avverrà in futuro, se scrisse l’immenso Claude Lévi-Strauss che “Le storie antiche sono, o sembrano, arbitrarie, prive di senso, assurde, eppure a quanto pare si ritrovano in tutto il mondo. Una creazione “fantastica” nata dalla mente in un determinato luogo sarebbe unica, non la ritroveremmo identica in un luogo del tutto diverso”.

Riti e turismo, una relazione biunivoca

Il nostro Paese vanta, come noto, una storia millenaria, e davvero non difetta quanto a riti. E’ stato scritto che vi sarebbe più storia in un’onda del Mediterraneo che nelle acque di tutti gli oceani messe insieme… Il turismo esperienziale che affluisce (anche) in Italia desidera anzitutto conoscere, e condividere, la nostra quotidianità. E’ un turismo immersivo, slow, relazionale, cui rivolgere un’offerta autentica, un made in Italy rappresentato soprattutto dal genius loci, i paesaggi naturali e antropici, i prodotti del luogo, le ricette della memoria, il buonessere…

Ecco dunque il valore dei riti, della narrazione, dell’etnogastronomia che geneticamente si lega alla ruralità e al mare (il pesto battuto nel mortaio, le alici catturate con la menaica, i cibi di primavera, le lenticchie irrinunciabili a Capodanno…). Sapremo risultare validi “ambasciatori” di quel che siamo stati e siamo? Sapremo formarci ad accogliere quel turismo efficacemente e senza snaturarci?

Buona Italia (eccoti un altro link magnifico) e buona Liguria a tutti.

Umberto Curti

umberto curti

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