Sovente i dati ISTAT confermano l’Italia, malgrado i nobili trascorsi culturali, luogo in cui si legge poco. Molte librerie in anni recenti hanno abbassato (e tuttora abbassano) le saracinesche, altre si sono progressivamente convertite in anonimi supermarket della carta, dove i commessi si limitano a consultare un database dentro i computer, altre ancora addizionano ai libri nuovi a prezzo intero la vendita cosiddetta remainder, cioè scontata. Quanto ai giovani, i segnali di un consumismo rivolto a playstation e cellulari sempre più labirintici non inducono all’ottimismo.
Nel salotto buono di Genova, via Cairoli, ad un passo da varie facoltà universitarie, incontri Vincenzo Misale, libraio per passione (o almeno così a me pare). Personalmente reputo libraio una qualifica non calzante a chiunque venda libri, perché libraio davvero è – non retoricamente – colui che ti ascolta, ti consiglia, ti rintraccia un volume, si prende cura delle tue esigenze, ti offre un’idea per un regalo… Presso questo bel negozio, tuttavia, ciò che più colpisce e mi attrae, dati i miei interessi, è la ricchezza del settore enogastronomia. A prezzi d’altri tempi ci si può oggettivamente formare in breve tempo una raccolta di testi importanti che profumano di cibi e vini. Piange il cuore a constatare quanti editori siano via via scomparsi dalla scena, a causa d’una crisi del libro che appunto ha mietuto vittime eccellenti, ma quel che resta dei loro cataloghi consente al bibliofilo di spaziare nelle cucine regionali italiane, o in giro per l’Europa, e finanche nei ricettari asiatici e nell’esotico-esoticissimo che più altrove non si può. Se però il tuo cuore batte tricolore come il mio e qualche copia presenzia ancora gli scaffali, regàlati la “Storia della gastronomia italiana” di Claudio Benporat, le “Specialità d’Italia” delle edizioni Culinaria Könemann, la “Guida ai salumi italiani” di Riccardo Di Corato, il cofanetto “Turismo del vino in Italia” del Touring Club Italiano, o qualche altra bella cosa che tu stesso scoprirai su piani e ripiani… Buon safari!
Durante l’Ottocento, nella centralissima via San Vincenzo, oggi a due passi dalla stazione ferroviaria di Genova Brignole, esisteva un’osteria che, oltre al piano terra, aveva anche una sala al piano superiore. Nei primi anni ‘40 del Novecento la famiglia Gallese rilevò l’attività ma, dopo qualche anno, dovette purtroppo cedere la sala superiore e così, per necessità, la trattoria si trasformò in tavola fredda: era l’inizio del successo. Da allora il locale diventò un’istituzione cominciando a servire i mitici panini farciti, un pasto veloce ed a poco prezzo, quel cosiddetto “finger food” che a Genova era nato già tanti secoli prima.
Oggi “Il Baretto Gallese” è meta prediletta di chi vuole gustare un panino di sicura qualità, preparato rigorosamente al momento. Il locale è minuscolo ed è per questo che, nell’ora di pranzo quando vien preso d’assalto dai lavoratori in pausa, non riesce a contenere tutti e – non formalizzarti - càpita quindi di ordinare il proprio panino urlando da fuori. Ma niente paura, con un po’ di pazienza tutti vengono serviti, mangiando in piedi gomito a gomito col proprio vicino o magari, nelle belle giornate, all’esterno, nella via pedonale. Questo piccolo disagio è ampiamente ripagato dalla bontà e dalla freschezza dei panini, preparati in svariate maniere. Dai diversi salumi (prosciutto cotto, crudo, salame, mortadella, lardo ecc.) alla svizzera (quello che oggi viene chiamato “hamburger”), dalla cotoletta all’hot-dog con la senape e i crauti. Ma la vera specialità del locale è lo storico ”misto”, panino vegetariano a base di verdure tritate, funghi, peperoni, carciofi, tonno e salsa verde. Oltre che nell’ora di pranzo, comunque, i panini possono essere gustati (preparati sempre al momento) praticamente tutto il giorno, ed il bar offre anche toast, tramezzini e altri spuntini vari (i ragazzini lo affollano ad ogni ora). Lunga vita al “Baretto”!