21 lug 2020  | Pubblicato in Ligucibario

Liguria post covid, scenari per territori e imprese

DSCN1680La Liguria ha vissuto e vive anni drammatici. Al crollo di ponte Morandi e alla mareggiata 2018 hanno fatto seguito la catastrofe del coronavirus e i blocchi autostradali.
Da molti anni, per ragioni professionali, occupandomi anzitutto di turismo enogastronomico, “monitoro” i trend socioeconomici della mia terra e della mia città (sono genovese), sovente impiegando anche il modello della cosiddetta swot analysis (forze debolezze opportunità minacce), tipico del marketing, che impone sguardi lucidi e oggettivi sin quasi alla spietatezza…
Fors’anche per questo con Genova (e la Liguria) ho, come sa chi mi conosce e/o mi legge, un rapporto ambivalente, spesso – peraltro – più adorandole che detestandole.
Avviene a molti. Ma la Liguria in cui lavoro è oggi una terra, per diecimila motivi, gracile, contraddittoria, talora attardata, occorre pur dirlo. E Genova, pur meritatamente assurta da circa un ventennio a meta di viaggi culturali, stenta a trovare quella mission condivisa che le farebbe intraprendere con maggior audacia un percorso di vero sviluppo.

Liguria 2021: ombre…

Questi mesi di pandemia (chi avrebbe immaginato di udire in Italia una simile parola?) e di “emergenze”, che tanto più dureranno quanto più le persone reitereranno condotte disinvolte e irrispettose, purtroppo non sono in prospettiva un ricordo neutro, una piccola cicatrice che via via scolorirà. Personalmente, temo che la Liguria nel 2021 sia attesa – forse più ancora d’altre regioni – da un ulteriore tsunami occupazionale, anche a causa di “vertenze” irrisolte da anni, di infrastrutture non al passo coi tempi (che ostacolano il marketing territoriale e l’attrazione di risorse), e di logiche corporative sempre indisponibili a farsi da parte.
Altro che profumo di ripresa! L’industria in crisi, il lavoro stagionale annientato dal covid-19, i contratti non rinnovabili, le tante probabili chiusure di microimprese famigliari nei settori turismo, ristorazione e commercio (danneggiati dal lockdown a incassi zero), il tracollo dell’artigianato rischiano di produrre tensioni sociali cui da tempo l’Italia per fortuna non assisteva. Il sistema degli ammortizzatori, dei sostegni, dei bonus non può infatti reggere ad oltranza, in un Paese che comunque si conferma costantemente afflitto da un livello di burocrazia e da una complessità fiscale che hanno pochi eguali. A questo si aggiungano, come per il resto del Paese, le pessime performance in ambito digitalizzazione: secondo il DESI (Digital Economy Society Index) 2020, l’Italia è all’ultimo posto in Europa per competenze digitali.

Liguria 2021:.. e luci?

Io, che a mia volta da molti anni conduco “sul campo” con Luisa Puppo (non a caso nominata dal Sindaco “Ambasciatrice di Genova nel mondo”) una società di consulenza, mi domando non tanto quel che ci attenda, bensì quel che di utile sarebbe già possibile pianificare, per farsi cogliere meno impreparati da ciò che è imminente, per rifornirsi di nuove armi tali da affrontare le dure sfide a venire.
La Liguria è, di fatto sin dagli albori del turismo, una meta apprezzata, un “epicentro” mediterraneo, grazie in primis ai suoi paesaggi straordinari – mare e boschi bellissimi – ed alla ricchezza dei suoi patrimoni storico-culturali. Ma anche una destinazione divenuta tecnicamente “matura”, complicata da raggiungere e da “abitare”, che ha stentato a tenere il passo della concorrenza ed a superare alcuni format d’offerta (camera+sdraio) che – ormai – certi segmenti di turismo valutano sempre più insoddisfacenti… Tuttora la costa dialoga poco con gli entroterra, e molte aree vivono di domanda solo stagionale/balneare, talvolta riesce difficile costruire prodotti e accoglienze di sistema, che integrino il blue ed il green 365 giorni l’anno o quasi (strade permettendo). V’è da rimboccarsi le maniche.

Turismo: la pianificazione di marketing

Come ho ripetutamente scritto (1), in quest’epoca di crisi, deregulation e accelerazioni brutali tanto le singole località quanto le aree aggregate che non si doteranno di piani di marketing turistico difficilmente potranno competere sul mercato. E’ indispensabile destinare budget ad hoc a tali piani, senza i quali si procede al buio, privilegiando attività e materiali (fiere sovradimensionate, dépliant e siti web obsoleti, brevi ospitate tv…) che in qualche caso paiono d’un’altra era e perciò nel presente non generano ritorni. Il coronavirus confermerà alcuni modi di far turismo, ma ne rivoluzionerà altri. L’Italia e la Liguria sono costellate di luoghi sin qui meno noti, meno travolti dagli arrivi di massa, e perfetti per soggiorni “verdi”, rilassanti, all’insegna delle tradizioni, dei piccoli musei, della qualità di vita, della buona cucina, delle scoperte inattese… Bisogna attrezzarsi per cogliere quest’opportunità, che aggrega flussi sia “domestic” sia internazionali.

Territori e imprese: la formazione

Così come, per quanto attiene agli operatori economici e ai loro dipendenti, si palesano – anche – in Liguria alcune urgenze specifiche, la conoscenza delle lingue del mercato (quantomeno l’inglese!) per interagire bene con le culture e gli stili di vita dell’ospite straniero; il presidio sagace del web e dei social media (si quantificano in 8 su 10 i turisti che ormai prefigurano e scelgono la vacanza online, sul proprio PC, tablet, smartphone); la capacità di “narrare” compiutamente se stessi, la propria azienda, i propri luoghi e prodotti a target esperienziali, e dunque sempre più attratti da ciò che è tipico, autentico, sensoriale, relazionale. Ovvero da quanto viene suggestivamente definito genius loci.
A questi operatori economici, sovente infaticabili, che giorno dopo giorno sacrificano al lavoro tutta la propria abnegazione, io suggerisco di formarsi al nuovo che avanza prima che sia troppo tardi. Formarsi, formarsi, formarsi è al momento l’unico kit di pronto soccorso a portata di mano. Esistono decine di opportunità gratuite, finanziate in primis dal Fondo Sociale Europeo, per accedere a corsi – off e online – pressoché su misura anche quanto a orari, dove incontrare ottimi consulenti e confrontarsi con altri colleghi, in una dimensione d’aula ben poco teorica e viceversa orientata a contenuti concreti, operativi. Provare per credere.
L’insensibilità verso l’aggiornamento, verso forme di training che davvero stimolerebbero l’impresa a superare perlomeno alcune delle criticità che l’affliggono, il disinteresse a priori verso corsi che verrebbero modellati ad hoc, è – e qui proprio non riesco a zittirmi – uno dei fenomeni più gravi, nocivi e inaccettabili cui assisto nel settore dove opero. Vi prego, fateci un pensiero, rivolgetevi ad associazioni di categoria, a Camere di commercio, a società di consulenza specializzate… Oggi i rischi sono i peggiori, le statistiche parlano chiaro, parlan ciaeo.
Umberto Curti
* ad esempio, ma non solo, in U. Curti, Libro bianco del turismo esperienziale e food&crafts. Prospettive (in Liguria) per territori, cultura, imprese, ed. Sabatelli, SV, dicembre 2018. Mi permetto d’autopromuovere questo mio saggio in quanto si tratta di un vero toolkit di pronto utilizzo anzitutto per amministratori e aziende…
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