3 mar 2022  | Pubblicato in Ligucibario

Ma noi non eravamo natura?

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Il 3 marzo celebra la Giornata mondiale della natura selvatica, “World Wildlife Day” (il 22 marzo celebrerà il “World Water Day”). Momento di riflessione importante: negli ultimi decenni infatti, malgrado il detto “wildlife stays wildlife pays” l’umanità ha penalizzato gravemente la propria risorsa naturale, spesso compromettendo quell’equilibrio il quale, una volta pregiudicato, mina anche la salute umana. L’ultimo caso è, sfortunatamente, ancora sotto i nostri occhi e nelle nostre angosce: la pandemia da Covid-19, prodotta quasi certamente da un nefasto spillover.

Ma parlare del tema terra può suonar quasi grottesco oggi che missili devastano palazzi, ospedali e vite in Ucraina, oggi che il Po al ponte della Becca dove riceve il Ticino già non propone un filo d’acqua, oggi che per l’ennesima volta si commentano le chiusure definitive di negozi nei centri storici italiani (100mila in 9 anni * ), segno di una crisi infinita che nessuno sa o osa affrontare…

La crisi ecologica stessa, non a caso, è al 100% indotta dal modello di crescita (socio)economica nel quale dobbiamo vivere e lavorare, da uno sviluppo consumistico che non è progresso (vedasi Pier Paolo Pasolini, vedasi Zygmunt Bauman, vedasi Amitav Gosh…), e che dunque produce disparità e malcontento, patologie fisiche ed ansietà.

E mai come oggi mutamento climatico e scomparsa di biodiversità esigerebbero, aldilà di summit e alti proclami, fronteggiamenti immediati, concreti (nulla nasce dal nulla e rapidamente: Grenoble è stata nominata capitale verde d’Europa 2022 grazie a un lavoro decisionale cominciato una ventina d’anni or sono).

Io non mi reputo certo un epigono diretto di Rousseau, né propugno un ritorno all’economia del baratto. Ma leggo con ammirazione Paolo Cognetti, Annibale Salsa, Franco Arminio

Scrive San Bernardo di Chiaravalle “troverai più nei boschi che nei libri, gli alberi e le rocce t’insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”… E da tanto Ligucibario® milita dalla parte dei cibi puliti, delle cultivar autoctone, delle filiere accorciate, delle sementi antiche. Si consideri che andiamo esaurendo risorse quasi disponessimo di 1,8 pianeti. Il calcolo dell’impronta ecologica eseguito dal Global Footprint Network (think tank senza fini di lucro fondato nel 2003) in definitiva ci informa sulle concrete condizioni della terra: il Paese più insostenibile sono gli Stati Uniti, tanto che il loro way of life esigerebbe via via 5,1 pianeti. Ma anche quello dell’Italia ne esigerebbe 2,7…

Frutti tropicali in Sicilia, neve soltanto artificiale su molte montagne… Dall’età cosiddetta pre-industriale (specie l’arco 1850-1900) in poi l’attività umana ha emesso in atmosfera così tanta anidride carbonica (nonché altri gas effetto serra) da velocizzare in modo tragico la climalterazione, e la “tropicalizzazione” di alcune aree (a puro titolo d’esempio a causa dello scioglimento dei ghiacci molte spiagge liguri dal 2050 non esisteranno più…). Dal 1850 la temperatura media terrestre è aumentata di circa 1.2°C, e l’anidride carbonica non è stata mai così elevata da almeno 800mila anni. La causa risiede notoriamente nei combustibili fossili, ma tuttora circa l’80% dell’energia mondiale proviene da fonti “sporche”, non rinnovabili, da economie non circolari.

Ogni anno circa 266mila persone muoiono prematuramente per lunga esposizione all’inquinamento da ozono. Passeggiavo sabato pomeriggio nel sole tratti d’Aurelia da Genova-Nervi a Recco, ovvero paesaggi mozzafiato, e in direzione contraria alla mia era da Sori un unico serpentone di auto in coda e sguardi rassegnati…

Ma, aldilà dei gas serra, l’attività “antropica” risulta così impattante da aver ormai alterato significativamente il 75% delle terre emerse e il 66% degli ecosistemi marini. Su circa 8 milioni di specie animali e vegetali sin qui note, circa 1 milione rischia l’estinzione. E’ sufficiente leggere gli allarmi continui di Luca Mercalli, di Mario Tozzi… Scompaiono boschi, zone umide, animali selvatici, risalgono i cunei salini, trionfa la cementificazione, resteremo privi di porzioni di stock naturale indispensabili alla vita sul pianeta, anche l’umana. Sono già perdute quantomeno il 30% delle barriere coralline (le zone nel mondo a più alto tasso di biodiversità).

Si badi che si scrive biodiversità, ma si legge ricchezza, e ogni perdita di biodiversità veicola perdita di benessere.

Quanto alle risorse idriche ** (da dati ISTAT 2020 la sola Italia spreca in media il 42% dell’acqua immessa in rete, 156 litri al giorno per abitante!), scrive l’agrotecnico Armando Garibaldi sul recente NaturaSì che “solo se sapremo recuperare, con la coscienza dell’uomo di oggi e le moderne tecnologie, antichi saperi e soprattutto un atteggiamento veramente umile e rispettoso nei confronti dell’acqua, potremo arrivare a comprenderne davvero l’essenza e utilizzarla al meglio per la Vita, compresa la nostra, quella dei nostri campi e dei nostri animali, che da noi dipendono”. Oggi, purtroppo, occorrono 15.400 litri d’acqua per produrre 1 chilo di carne di manzo.

Ogni nostro gesto e attimo risulta infatti profondamente interrelato all’ambiente, si pensi alla produzione di ossigeno da parte dei boschi e all’essenziale impollinazione garantita dalle api (fin quando ne voleranno *** ) nella produzione di cibo. Ma poi, nel mondo, circa un terzo di tutto il cibo prodotto finisce, perfettamente edibile, nella spazzatura. Ogni anno finiscono in mare dalle 4 alle 12 tonnellate di plastica, dove fra l’altro restano impigliate decine di migliaia di balene (World Energy, n. 40, ott. 2018, pp. 17 e 45). 24 milioni di container rimangono del tutto inutilizzati…

La coscienza individuale, le scelte quotidiane (come muoversi, far la spesa, lavarsi i capelli…) e le prese di posizione collettive saranno decisive per assicurare equità e opportunità agli abitanti della terra. Cesseremo di anteporre il profitto e i disvalori alla salute? Le giovani generazioni, in tal senso, come affronteranno i prossimi, imminentissimi, futuri? Stiamo fornendo loro le informazioni, gli strumenti e gli stimoli grazie a cui lottare? O stiamo tentando di ghettizzarle nei rimbambimenti da social?

* cessazioni che via via desertificano le città e, in certo senso, le biodiversità culturali. Savona (il dato peggiore in Liguria) +20,7%…

*** imperdibile il recentissimo G. Boccaletti, Acqua, una biografia, ed. Mondadori

** suggerisco a chiunque, in proposito, la visione dello straordinario docufilm More than honey

Umberto Curti
umberto curti

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