26 set 2022  | Pubblicato in Ligucibario

Fiorenzo Toso, grande perdita

immagine tratta da libreriauniversitaria.it

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Non mi accodo quasi mai alle commemorazioni, che sovente rischiano di suonare arci-retoriche. Ma da diverso tempo non avevo notizie di Fiorenzo Toso, e con triste sorpresa ho d’un tratto saputo, sui social media, della sua prematura morte (aveva appena 60 anni). Ci siamo trovati variamente attigui su molteplici tematiche, Toso ed io, ma purtroppo non ci siamo mai conosciuti di persona, presumo che l’incarico a Sassari lo tenesse non poco tempo su quell’isola meravigliosa. Tuttavia, Fiorenzo Toso – sommo linguista, “genovesista” da 40 anni con una profondità d’interessi perspicui e mirabili – era per me, immediatamente, l’immagine di due terre, la Liguria e la Sardegna, e la storia della letteratura genovese/ligure perde davvero uno dei protagonisti più insostituibili. Proprio nella “sua” Arenzano, che molto frequento d’inverno quand’è giocoforza più magnifica che d’estate, avevo acquistato – presso uno dei librai più cortesi del mondo – il Piccolo dizionario etimologico ligure, miniera d’informazioni filologiche e storico-letterarie e, soprattutto, testo capace di far chiarezza là dove giornalisti e/o gastronomi poco colti avevano prodotto oscurità o teorie esilaranti. Un immenso libriccino, insomma, che andrebbe adottato in molte scuole. Scrive condivisibilmente Andrea Acquarone sul Secolo XIX del 26 settembre “La speranza adesso è che l’enorme eredità intellettuale che Fiorenzo Toso ci lascia trovi continuatori all’altezza e la valorizzazione che merita” (l’opera di Toso, piacevolmente divulgatrice e sempre in progress, è valsa un’internazionalizzazione del genovese e dei dialetti locali in molti convegni e dentro molte pubblicazioni). Aggiungerei tuttavia una riflessione: noi genovesi/liguri che per professione ci occupiamo e scriviamo di territorio, storia, antropologia, letteratura, turismo, cucina…, e penso a eminenti e libere figure quali Stefano Verdino, Alessandro Carassale, Marco Doria…, dovremmo contaminare di più gli uni con gli altri i nostri saperi, dovremmo imparare a collaborare, far nostro l’assioma 1+1=3, produrre ricerche sistemiche (come già predicava molto tempo fa l’Ecole des Annales…) capaci di integrare le diverse discipline, dunque originando visuali nuove e originali ipotesi. Mi spiace invece dire – spero di peccare di pessimismo – che da 30 anni il settore cui più afferisco – e che quando posso amo chiamare etnogastronomia – mi pare in gran parte occupato da monadi, ciascuna sempre intenta a blindare il proprio personalissimo orto, chissà poi quale, e gelosa di non si sa che…

Umberto Curti

umberto curti

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