7 apr 2015  | Pubblicato in Ligucibario

Arinarnoa e camuciolo a Pietrasanta 1

Pietrasanta

Piazza Matteotti, Pietrasanta

Non in molti, quando gliene accenni, mettono subito a fuoco la bellezza di Pietrasanta (“la piccola Lucca”), e talvolta tendono a limitarsi alla Marina, quella dove negli anni d’oro furoreggiarono le notti de “La Bussola” di Focette.
Quando ti lasci il mare alle spalle e la raggiungi, fra le porte antiche ti accoglie ancora Porta a Pisa, l’unica superstite delle tre originarie, e da lì penetri subito in piazza Matteotti (meravigliosa). Se alzi lo sguardo, lassù scorgi le mura, originariamente longobarde, della Rocca di Sala, che poi è però anche il nome di una garbata enoteca in piazza Carducci, dove all’happy hour bevi – se vuoi “stare” in Toscana – Chianti classico e Vermentino Bolgheri di grande fascino. Un Vermentino diverso dal ligure (e dal sardo, e dal corso, e dal piemontese), molto minerale e con una prolungata, intrigante nota di amarore, che lo rende abbinabile anche a qualche piatto “unto”.
Pietrasanta – e per questo mi garba parlartene – ha regalato a Luisa e a me due giorni di relax (era quel che invocavamo) e tantissime suggestioni. E’, grazie all’arte e all’artigianato, una cittadina curata e assai viva. Della piazza ti ho detto (e delle sue torri), vi si affaccia non a caso anche il Duomo, iniziato nel Duecento, intitolato a San Martino, turrito e con strepitosa scala elicoidale attribuita a Michelangelo. La piazza rappresenta veramente il cuore di Pietrasanta, caffetterie, sculture en plein air, vocii, e periodicamente piacevoli mercatini. Ma tu devi esplorare anche le vie del centro storico che corrono tutte parallele l’una all’altra (Stagi, Garibaldi, Marzocco, Piastroni…) e le innumerevoli botteghe-laboratori-atelier che vi si affacciano, per capire e carpire compiutamente il genius loci di una toscanità colta e arguta. C’è poi, nel cinquecentesco ex convento di Sant’Agostino, un interessante “Museo dei bozzetti Pierluigi Gherardi” (lodevolmente a ingresso gratuito), dove artisti e artigiani si incontrano, perché i secondi sono necessari, pardòn indispensabili!, ai primi nel momento in cui, con fedeltà, “interpretano” l’idea creativa dell’artista e la plasmano in quei modelli che diverranno sculture. Con Luisa curioso anche fra alcune opere di Prasto e di Lisa Roggli, mentre studenti silenziosi sfogliano libri dagli scaffali della Biblioteca comunale. Fuori piove, nel chiostro regna il miglior silenzio, lo viviamo come un momento molto bello, intenso, giovani che studiano alla vigilia di Pasqua, Italia eterna culla del sapere, se coloro che dovrebbero occuparsene pensassero più al marketing della cultura che al proprio. Infine ci ripariamo alla libreria-brocante “Nina” in corso Garibaldi, dove tre tavolini invogliano ad una tazza di thé, anche qui un lieto check-in e un profumato darjeeling, i pietrasantini sono persone gentili, accoglienti, il turismo li trova ospitalissimi e non li snatura.
Quanto all’enogastronomia, da dove cominciare a narrarti? Certamente nelle enoteche, nelle brasserie, nelle trattorie e nei ristoranti – ovvero ovunque – avverti una promozione delle tipicità molto forte e mirata, nei menu caso per caso puoi così incontrare fagioli e cipolla, prosciutto marinato in bigoncia, salumi contadini (1), zuppe di farro e ribollite, torta putta, polpette col sugo rosso, peposo, maialino con le rape, trippe, tonno di chianina, buccellato, marzapane pietrasantino…
Con Luisa ho cenato la prima sera da “Libero – cibo vino fotografia”, in via Stagio Stagi, ti propongono ad esempio l’antipasto di salumi misti, la tartare di fassone, il petto d’anatra, il lampredotto. Il proprietario mi ha anche indirizzato verso la Maremma pisana e un DOC Montescudaio rosso, particolare uvaggio alla bordolese di cabernet franc ed un incrocio fra merlot e petit verdot che chiamano arinarnoa (in basco significa “vino leggero”), è un vino che via via diventa caldo e lascia la bocca molto netta. La seconda sera ho cenato all’osteria “La Tecchia” in corso Garibaldi, ti propongono ad esempio – con sagaci menu degustazione di mare o di terra – fagottini di carciofo lardellati, tortelli di baccalà, pàccheri del pastore (con ragù di agnello e grattugiata di pecorino), galletto alla birra con patatine novelle, cheesecake e tanto altro.
Poi per lo shopping ti suggerisco in primis “La bottega del pepe nero”, una stuzzicheria in via Stagio Stagi dove trovi ottima pasta e riso di “Pila vecia”, fagioli tra cui la preziosa cultivar “malato di Lucchesia”, farine e birre artigianali, e un miele cosiddetto di spiaggia (là dove le api bottinano il camuciolo, helichrysum stoechas) che è un’esplosione tutta versiliana di aroma mediterraneo.

Fratello lettore, se ti ho solleticato e programmerai un weekend a Pietrasanta, vedrai non resterai deluso (e io sarò lieto d’aver colpito nel segno). Spero – sappilo sin d’ora – che troverai anche il tempo di raccontarmi le tue sensazioni, dato che viaggio e cibo sono convivio, e costituisce peccato non “parteciparli” agli altri, no? Have a good trip!

Umberto Curti

(1) per questi salumi toscani, sovente preparati anche con frattaglie, parlo di buristo, di mallegato, di migliaccio, di roventino, di sambudello…, puoi utilmente consultare a livello storico e geografico il mio Il quarto numero cinque. Trippe, busecca, lampredotto…, ed. De Ferrari, Genova, 2013

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