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Seppie coi carciofi

Le seppie (la parola richiama il nero, il veleno, il guasto) vivono su fondi arenosi e fangosi fino ad oltre 100 m di profondità. Si catturano in genere con reti a strascico e fiocina. Vedi il ricettario di Ferrer Manuelli alle pp. 53-54. Citate già da Plinio il Vecchio, e “protagoniste” del titolo della prima raccolta lirica del poeta nobèl Eugenio Montale, trovano forse a Lerici (SP) la località gastronomicamente più connessa.

La ricetta coi carciofi è un classico, saltate a fiamma viva con olio, aglio e vin bianco, e cosparse alla fine con prezzemolo tritato. Ma non vanno omesse le preparazioni con bietole (zimino, ad Ameglia, SP), con fagioli, con funghi…, oltre alla griglia e all’inimitabile riso al nero di seppia. Gli esemplari piccolissimi si consumano anche crudi. I vini saranno in genere più che bianchi, benché gli antichi le cucinassero col vino rosso.

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