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Paciugo

Gelato genovese, recente, creativo, derivante dalla mescolanza di più sapori, panna o crema, cioccolato, gusti di frutta, frutta fresca a tocchi, amarene sotto sciroppo che pian piano si depositano in fondo… In cima, frutti di bosco e caffè macinato in polvere… Tipico inizialmente delle località “in” del Tigullio, si serve in un ampio ed alto bicchiere.
In Liguria esiste anche una tradizione legata ai sorbetti (congelazioni non complete), ad esempio – assai fine – di more ad Urbe (SV). Pelegro e Pelegra, detti Paciugo e Paciuga, erano una coppia di sposi del secolo XI. Lui fu rapito dai saraceni, lei restò ad aspettarlo fedelmente, pregando tutti i sabati al santuario dell’Incoronata (oggi è la collina sovrastante le industrie di Cornigliano, sulla quale tuttavia si produce ancora vino).
Quando Paciugo si liberò, tornato a Genova chiese notizie dell’amata, ma una vicina – mentendogli per invidia – gli rispose che Paciuga, col pretesto delle preghiere, incontrava in realtà un altro uomo. Riunitisi infine i due, Paciugo credendo alla maldicenza condusse in barca Paciuga, ma una volta al largo l’accoltellò e ne zavorrò poi il cadavere. Tornato a riva, preso da un orribile rimorso, si recò all’Incoronata per chieder perdono del misfatto, ma miracolosamente vi trovò Paciuga, viva. La Madonna aveva infatti deciso di concedere all’uomo, in nome dell’amore e dell’innocenza femminile, un’ulteriore possibilità.

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