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Friscêu (baccalà, cipollina, erbe, scorzonera, carciofi…)

“Bocce, friscêu e vermentin, e da vitt-a battitene u belin”

Mezzo litro d’acqua e farina q.b. ma di prima qualità * sono gli ingredienti (farine e umidità creano densità d’impasto diverse, l’esperienza e l’occhio consentono di ottimizzarle). Il lievito entra nella pastella. Nel caso dei friscêu di baccalà, adorati anche a Roma, è importante lasciare la pelle ma desquamare il pesce, realizzando scaloppe di circa 5 cm per lato. Friggeranno in olio bollente e li mangerai immediatamente. Piatto da sciamadde. Ci berrai un DOC Val Polcevera Bianchetta, alla giusta temperatura nei giusti calici. Puoi usare anche stoccafisso (ricetta chiamata talvolta “soffi di mare”).

* non quella di terzo velo o addirittura la bugatteua o le 7 farine da impacchi per risipole e bronchiti, che renderebbero “brenno” la pastella…

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