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Castagnaccio (“pattunn-a” in Val Fontanabuona)

A base di farina di castagne, il castagnaccio è un dolce molto apprezzato anche in Toscana (documenti citano la pattona sin dal 1449) ed in Emilia. A Calice al Cornoviglio (SP) è detto “castagnaccina”, a Levanto (SP) s’arricchisce con ricotta. Talora, come le ballotte/balletti, si consumava il 2 novembre per i morti. Impasto di farina di castagne, acqua e olio d’oliva, spessore max 2 cm, va in forno almeno 35 minuti a 180°.
A questo link hai come sempre la mia ricetta http://liguricettario.blogspot.com/2010/11/il-castagnaccio_4.html

Il castagnaccio può completarsi – secondo le zone * – con pinoli, uvetta, noci, scorze d’arancia candite, rosmarino ** , a scapito del miele. Merenda perfetta anche a scuola, accompagnaci ad es. un DOC Golfo del Tigullio moscato, o un passito easy a bacca bianca.
Del castagno, come si suol dire del maiale, non si butta via niente, tanto che in Valle Stura la parola “erburu” (albero) indica per antonomasia il castagno. Le scàndole sono tegole in castagno. Il legno, inoltre, essendo fortemente tannico agevola – quando occorre – i processi di acetificazione.

Umberto Curti http://www.ligucibario.com/ligucibario-servizi/umbi bello

* nel 1644 il medico bolognese Vincenzo Tanara proponeva varianti innumerevoli e sbalorditive, e a Siena questo dolce rappresentava un autentico “sfamafamiglie”

** il rosmarino valeva da filtro d’amore, con il castagnaccio le giovani si facevano chiedere in spose…

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