| Alfabeto del Gusto > C - Alfabeto

Castagnaccio (“pattunn-a” in Val Fontanabuona)

A base di farina di castagne, il castagnaccio è un dolce molto apprezzato anche in Toscana (documenti citano la pattona sin dal 1449) ed in Emilia. A Calice al Cornoviglio (SP) è detto “castagnaccina”, a Levanto (SP) s’arricchisce con ricotta. Talora, come le ballotte/balletti, si consumava il 2 novembre per i morti. Impasto di farina di castagne, acqua e olio d’oliva, spessore max 2 cm, va in forno almeno 35 minuti a 180°.
Il castagnaccio può completarsi – secondo le zone * – con pinoli, uvetta, noci, scorze d’arancia candite, rosmarino ** , a scapito del miele. Merenda perfetta anche a scuola, accompagnaci un DOC Golfo del Tigullio moscato.
Del castagno, come si suol dire del maiale, non si butta via niente, tanto che in Valle Stura la parola “erburu” (albero) indica per antonomasia il castagno. Le scàndole sono tegole in castagno. Il legno, inoltre, essendo fortemente tannico agevola – quando occorre – i processi di acetificazione.

* nel 1644 il medico bolognese Vincenzo Tanara proponeva varianti innumerevoli e sbalorditive, e a Siena questo dolce rappresentava un autentico “sfamafamiglie”

** il rosmarino valeva da filtro d’amore, con il castagnaccio le giovani si facevano chiedere in spose…

Commenta