| Alfabeto del Gusto > B - Alfabeto

Biscotti del Lagaccio

La parola biscotto significa doppia cottura, in Liguria è termine anche da ceramisti, indicando il prodotto non ancora dipinto o smaltato. Panis nauticus per la sua conservabilità, in forma di buccellato era anche nelle scorte dei legionari, mentre in età medievale prese il nome di panis siccus, “da viaggio”. La diffusione dapprima dello zucchero di canna e poi di barbabietola fu la premessa al boom salottiero ottocentesco e alle scatole di latta da collezione. Aldilà degli scambi commerciali e di alcuni usi divenuti “rituali”, i biscotti in Liguria appartengono principalmente a 3 tipologie: appunto i biscotti del Lagaccio (il Ratto non vi indugia troppo, il Rossi li ignora, il Gavotti vi si sofferma),  gli anicini, i canestrelli. Prendono il nome dalla cisterna (oggi prosciugata) che l’ammiraglio onegliese Andrea Doria fece realizzare a Genova-Granarolo nel 1539 per alimentare la fontana del palazzo eretto vicino al mare. Li usavano in una torta e li cita un po’ nostalgicamente anche il poeta nobél Eugenio Montale. Friabili e “croccanti” (no uova), aromatici, stanno in forno per la cottura finale una mezz’ora. Tradizionalmente si spalmano di burro e confettura, o miele, e s’appoggiano benino ad un vin santo (cioè dell’isola greca di Santorini?…). In Sarzana (SP) sono chiamati “biscotti della salute”. Provali anche al breakfast!

Commenta